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FedeChief

FedeChief ha scritto una recensione su Metal Gear 2: Solid Snake

Cover Metal Gear 2: Solid Snake per MSX

Tactical Espionage Masterpiece

>Giocata la versione di MGS3 inserita nell’HD Collection<

Non me lo aspettavo.
Il primo Metal Gear era già un gioco fantastico, che riusciva a catturare il giocatore grazie al suo design, ma Metal Gear 2: Solid Snake è qualcosa di oltre, un passo avanti immenso rispetto al predecessore.
Le migliorie apportate al gameplay sono assolutamente notevoli.
Non solo sono rimasti tutti gli elementi del primo rifiniti, migliorati e riadattati, ma le aggiunte sono qualcosa di strabiliante.

La storia se prima era solo accennata adesso diventa un punto fondamentale con personaggi già conosciuti e nuovi, retroscena molto più sentiti e dialoghi ben realizzati con colpi di scena sparsi lungo tutto il gioco.
Zanzibar Land è realizzata minuziosamente, si visiteranno tantissime ambientazioni differenti: dai magazzini, all’armeria, ai bagni, alla cucina, alla giungla… e la varietà di situazioni è sbalorditiva.
Tutto questo legato alla colonna sonora che finalmente ha molte più tracce che variano da ambiente ad ambiente donando ancora più personalità al tutto.

Il gameplay è sopraffino, non c’è un singolo momento in cui ci si ritrova a fare la stessa cosa, ed andando avanti il gioco moltiplica le possibilità e gli approcci.
Il girovagare non è più il “solo” cercare di andare avanti per giungere all’area successiva e battere il boss, in questo caso la voglia di proseguire è anche data dalla curiosità di vedere come sarà la schermata dopo, in che modo si diversificherà rispetto all’area precedente sia come ambiente, sia come approccio di missione.
Tutto insieme ad una buona dose di “Kojimate” che non guastano mai.

In Conclusione: Giocare questo secondo capitolo mi ha fatto capire quanto Metal Gear Solid ne sia profondamente debitore nel level design e nelle meccaniche.
Il salto tra questo e il primo capitolo è immenso, non me lo sarei mai aspettato così evidente, un gioco che studia ogni suo aspetto quasi alla perfezione, uno dei migliori giochi che abbia mai giocato.

9.5

Voto assegnato da FedeChief
Media utenti: 8.2

FedeChief

FedeChief ha scritto una recensione su Metal Gear

Cover Metal Gear per MSX

Chi inizia bene... produrrà un sacco di seguiti per la sua opera.

>Giocata la versione di MGS3 inserita nell’HD Collection<

Il primo capitolo in assoluto della serie, uscito per MSX e poi portato in maniera quasi ignobile su NES.
Inutile sottolineare l’importanza nel titolo nel mondo dei giochi stealth, ci troviamo davanti ad un gioco che, per mia grande sorpresa, aveva già un sacco di elementi e meccaniche presenti nei capitoli successivi.

La storia è abbastanza semplice, anche se le parti più interessanti per chi ha giocato i Solid sono ormai banali, però non è un difetto, ma una semplice conseguenza del tempo trascorso.

Metal Gear ha un fantastico level design ed anche se in alcune parti, sopratutto verso la fine, può risultare un po’ meno intuitivo, richiama sempre l’attenzione del giocatore su vari dettagli del mondo di gioco per capire come proseguire, invogliando l’esplorazione e invogliando chi ha il pad in mano a ricordare stanze e nozioni apprese parlando con i vari personaggi.
Senza contare la sorpresa di alcune prime “Kojimate”.

La soundtrack l’ho amata, anche se non sono tantissimi i brani, non mi hanno mai stancato, tanto che una volta spento il gioco me li riandavo a cercare su internet per riascoltarli.
Anche graficamente si difende bene, quella manciata di pixel a schermo con la giusta distinzione di colori e atmosfere riescono sempre nel loro lavoro, non facendoti confondere mai troppo e distinguendo le aree in modo netto.

Per Concludere: l’inizio di una delle saghe più importanti del mondo dei videogiochi, e che inizio.
Articolato, divertente e appagante, anche se non troppo longevo, ma nella media di tanti altri.
Per districarsi in alcune aree servirà un po’ di attenzione e intelligenza, non è di certo così immediato, ma un gioco da giocare assolutamente.

8.5

Voto assegnato da FedeChief
Media utenti: 7.3

FedeChief

FedeChief ha scritto una recensione su NieR: Automata

Cover NieR: Automata per PS4

Un Parere da Neofita

Come da titolo, questa è stato il mio primo approccio con un gioco di Yoko Taro, inizialmente spinto a provarlo dall'icona di Platinum Games, ma successivamente anche da una curiosità più ampia.
Quindi questa piccola prefazione funge principalmente da avviso per sottolineare che qualsiasi cosa poi troverete scritta di seguito è frutto dato da un giudizio legato esclusivamente all'esperienza avuta con Nier: Automata e assolutamente non vincolata da nessun altro gioco di Taro.
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Descrivere Nier: Automata è un compito impegnativo e non solo per la trama.
Automata catapulta all'interno di un mondo apparentemente desolato per poi lentamente, nel corso delle varie ore, con un ritmo perfetto, aggiungere tasselli sempre più grandi mostrandoti tutto quello che c'è da comunicare, mettendo il giocatore davanti a situazioni che calcano molteplici aspetti del comportamento dell'uomo, mostrando talmente tanti lati e tante facce diverse che anche solo provare a fare una metafora con un D20 risulterebbe stretto a questo gioco.

Questo non è abbastanza per descrivere cosa ci si ritrova davanti, non avrei dato un voto del genere solo per questo.
Il gioco vero e proprio ci offre un gameplay dinamico, con una varietà di nemici notevole, una buona schiera di approcci differenti e situazioni eterogenee.
Le missioni secondarie sono, invece, di stampo un po' più classico, ma poche non riescono a lasciare il segno.

La colonna sonora è come un abito della taglia giusta ed ogni traccia è cucina perfettamente in ogni luogo o situazione presente durante le varie ore di gioco e spesso mi è capitato di pensare che in quel posto non poteva esserci altra OST se non quella.

I primi scricchiolii il gioco li produce quando andiamo a guardare il lato tecnico arretrato, che non rappresenta un reale handicap per molti fattori, ma che in alcune parti inevitabilmente si fa notare.
Mi è capitato anche qualche freeze consecutivo in un solo punto, che però non si è mai più manifestato, come qualche piccolo calo di frame di assoluto contorno.

Per i neofiti posso dire che in qualche punto, pur non avendo ancora toccato il primo Nier si avverte la mancanza di un adeguato background, ma il gioco in linea di massima riesce ad essere godibile fornendo le giuste spiegazioni nei momenti cruciali per riuscire almeno a delineare una sagoma della vicenda.

Per Concludere: Automata è un gioco inusuale sia nei temi trattati, sia nel modo in cui li tratta, ma anche ludicamente parlando.
Non voglio dissuadere nessuno dal provarlo tirando fuori frasi come “è un gioco di nicchia” perché pur essendo estremamente peculiare tutti dovrebbero cimentarvisi e dargli una possibilità.
Detto questo giocatelo, che io devo espiare i miei peccati e recuperare varie cose.

FedeChief
Cover The Legend of Zelda: Breath of the Wild per Nintendo Switch

Il Quarto Passo della Saga

Il primo passo per la serie di Zelda fu, ovviamente, il primo capitolo.
Gioco che se inquadrato nel panorama generale della serie che possiamo avere al giorno d'oggi non è altro che un vestibolo di tutto quello che poi si è sviluppato nel corso degli anni.
Il secondo passo fu A Link to the Past che per primo coniò la formula che poi diventò quella canonica per il resto della serie.
Ocarina of Time è senza dubbio il passo successivo, avendo il merito di aver portato la serie nell'ambito della tridimensionalità con tutte le conseguenze del caso.

...e poi?
Poi negli anni tutti i fattori presenti nei primi 3 archi della serie sono stati mescolati, riadattati e modernizzati, ma senza mai compiere un quarto passo, quello specifico passo che avrebbe fatto veramente evolvere la saga.
Ecco qua quasi 20 anni dopo in un 2017 già ricco di suo, avviene questo balzo, sbloccando una serie che si trovava in una sorta di stasi dal 1998.

The Legend of Zelda: Breath of theWild regala sensazioni veramente uniche, uniche non solo all'interno dei confini della saga, ma uniche anche nel panorama videoludico in generale.

La libertà di azione che gli sviluppatori sono riusciti a impregnare all'interno del gioco è immensa e non solo nella fasi di esplorazione dell'open world, ma anche nelle missioni principali e secondarie, infatti i modi di approcciarsi ai nemici sono limitati spesso esclusivamente dalla propria inventiva.
Il tutto sarà condito anche da una incredibile gestione degli spazi, dando ad ogni angolo del mondo di gioco tantissime attività differenti che, personalmente, distraevano così tanto che finivo per dare priorità a trovare oggetti e completare santuari piuttosto che completare la missione che avevo avviato.

La struttura abbandona la progressione e qualsiasi attività o decisione, anche quella di sconfiggere il boss finale, sarà rimandata alla volontà del giocatore.
Questo implica una diversa gestione degli strumenti e dei dungeon, infatti quest'ultimi non saranno più sequenziali e gli strumenti ci verranno affidati tutti nella fase iniziale.

I dungeon hanno un ottimo design, ma sono decisamente più corti e compatti rispetto ai canoni classici, ma mantengono forte personalità andando a rendere la gestione della mappa qualcosa di attivo e fondamentale per il completamento dei puzzle e non più solo qualcosa di ausiliario e di orientamento.

Graficamente ottimo, con un fantastico stile che da l'impressione di essere all'interno di un cartone ed anche tecnicamente si difende bene per essere un gioco che gira su un hardware portatile e, da quel che ho potuto costatare, riesce a dimostrare ciò che vale anche su WiiU.
La musica ha una forte presenza del pianoforte e i brani all'interno saranno sia originali che nuove versioni di alcune classiche OST decisamente conosciute.
Le uniche fasi in cui la musica è meno presente sono le sezioni di esplorazione in cui l'unico compagno sarà un debole piano che fa da sottofondo ai suoni ambientali.

Giocando a questo titolo ci si sente immersi in un mondo vivo, per nessuna ragione piatto e stantio.
La storia di impronta fiabesca è narrata non cronologicamente, venendo a conoscenza dei fatti in modo casuale, ma sempre sotto volontà del giocatore che deciderà quando e come approfondire determinati aspetti.

Se devo storcere il naso su qualcosa è la poca varietà di mini-boss sulla mappa, che andando avanti diventano un ostacolo sempre più facile da evitare, ma la preponderanza di Hinox rispetto alle varianti di altri mostri dopo diverse ore si fa sentire e il framerate ballerino che si avverte nei luoghi con maggior quantità di erba sul terreno, ma che all'atto pratico non rappresenta un vero impedimento al gioco.

Per concludere: Il nuovo Zelda prende spunto dal passato, ma porta tutto verso nuovi orizzonti, senza però snaturare le sensazioni abituali che la saga c'ha fatto amare nell'arco di questi anni.
Un gioco vivo e ricco, che difficilmente lascia senza niente da fare e da sempre un motivo per andare avanti nella direzione desiderata da chi ha il pad in mano.
Consigliato veramente a chiunque, magnifico.

P.S. [Nota personalissima] Caro gioco, il voto che ti ho messo è lo stesso che nella mia libreria è stato dato a Goldeneye e Banjo-Kazooie, nel mio caso vuol dire tanto. Sappilo.

FedeChief

FedeChief ha scritto una recensione su The Last Guardian

Cover The Last Guardian per PS4

Un Legame Indissolubile

Non ci voglio di certo io per ricordate a tutti la storia di questo gioco dal suo annuncio ad oggi, rimane il fatto che la cosa più importante è che possiamo stringerlo tra le mani.

Non voglio dilungarmi troppo nella recensione perché la mano di Ueda è ormai riconoscibilissima.
L’ambiente che ci circonderà da inizio gioco fino all’ultimo fotogramma è molto suggestivo, un po’ come in ICO questa fortezza in mezzo al nulla riesce ad incantare grazie all’ottimo stile artistico.
L’assenza di musica riesce in alcuni parti, grazie anche ai suoni ambientali, a regalare momenti di puro relax, anche se in alcune fasi di gioco avrei gradito un piccolo accompagnamento d’atmosfera.
I puzzle non sono molto complicati, ma non sono mai del tutto banali, stessa cosa per gli scontri con le guardie.

Trico è bellissimo come lo è il legame che si va a sviluppare e che esplode in un finale meraviglioso.
Ottima anche l’interazione del protagonista con Trico, il quale non si comporta in modo macchinoso, ma anzi come un animale reale non agisce a bacchetta, ma in alcuni casi tituba, giovando molto all’immersione del giocatore, anche se sacrifica un po’ il ritmo del gioco che pur non essendo spedito in alcuni momenti risente della presenza della bestia.

Tecnicamente i tanti anni di sviluppo si avvertono, infatti in molti frangenti ci ritroveremo con delle texture non proprio al massimo della forma, come del resto anche il framerate un po’ ballerino durante lo svolgersi del gioco e decisamente calante nella parte finale.
Forse è la prima volta che parlo della telecamera in una recensione, ma le varie lamentele lette sulla rete me lo impongono e posso confermare che non è sicuramente una delle cose meglio riuscite di tutto il gioco, ma d’altro canto non è neanche così terribile come alcuni la vogliono far passare, infatti una volta regolata la velocità con cui si può spostare basta non incastrarsi in qualche bugigattolo per evitare schermate eccessivamente strette d’inquadratura o del tutto nere.

Per Concludere: Pad alla mano ed occhi al televisore ogni cosa di questo gioco urla il nome del suo creatore.
Mescolando alcuni elementi di ICO ed altri di Shadow of the Colossus, in linea di massima, si ottiene The Last Guardian che però non per questo soffre di identità, ed anche se addosso si porta le cicatrici di uno sviluppo travagliato riesce a mantenere le sue promesse.

FedeChief

FedeChief ha scritto una recensione su Overwatch

Cover Overwatch per PC

In un mercato ormai saturo di sparatutto in prima persona, dove ognuno di essi ormai sembra essersi ritagliato una sua specifica fetta di mercato e utenza, può un gioco nuovo farsi strada e guadagnarsi una buona dose di pubblico, sopratutto se creato da una software house che si approccia direttamente al genere la prima volta?
La risposta è: Si, Overwatch c'è riuscito e in maniera quasi impeccabile.

Lo sparatutto, come i suoi sviluppatori hanno ribadito in varie interviste, è frutto della loro esperienza da videogiocatori del genere e lo si nota all'interno del gioco, dove possiamo notare vari elementi presi in prestito da moltissime altre serie FPS ormai conosciute al grande pubblico.
Questi elementi sono presenti nelle varie classi o personaggi, e sono proprio questi ad essere il punto di forza del titolo.

Lo sviluppo dei personaggi è molto bello, ognuno di essi ha tratti distintivi che lo caratterizzano rendendolo unico.
Non solo riguardo le varie abilità, di cui parlerò più avanti, ma proprio come carattere e design ogni personaggio grazie anche ad un ottimo background creato da Blizzard esterno al gioco, tramite fumetti e corti animati, si arriva a conoscere ogni personaggio e ad identificarlo anche solo grazie ad una frase specifica.
Le abilità, nominate in precedenza, sono bilanciate tra loro e con un gruppo di più di 20 personaggi non è cosa da poco.
Ogni eroe è adatto ad uno stile di gioco ed ogni eroe ha il o i suoi vari counter, anche se in alcune occasioni si presentano situazioni che possono dare fastidio come la presenza nella squadra nemica di tanti eroi uguali se non l'intero team.

Le mappe presenti, grazie anche allo stile grafico che personalmente adoro, sono tutte belle da vedersi e molto varie, ma alcune soffrono di qualche problema relativo alla loro forma e alle vie d'accesso agli obiettivi.
Prendiamo ad esempio la modalità in cui bisogna scortare il carico fino alla fine, in alcune mappe l'azione finisce per concentrarsi spesso in punti specifici e questo può rendere un po' monotone le partite.

I contenuti attuali per essere un gioco che di base su PC costa 40 euro e su console 60 sono un po' pochi, ma Blizzard ha assicurato che verrà aggiornato nei prossimi mesi con delle aggiunte, quindi c'è solo da sperare.

La modalità competitiva ha qualche problema nel sistema di livello e quit dalle partite, sperando che venga sistemata dato che è ancora giovane all'interno del gioco.
A causa di un quit si vengono spesso a creare situazioni punitive per tutti i giocatori presenti, chi è in squadra con chi esce dalla partita ha grosse possibilità di perdere contro il team avversario e ricevere molti punti in negativo per il rank e chi, invece, è contro anche se porta a termine la partita riceve un aumento del proprio rank molto basso.
I quit sono abbastanza presenti all'interno di questa modalità, quindi urgono provvedimenti da parte di chi se ne occupa.

Per Concludere, Overwatch è uno sparatutto multiplayer divertente che grazie ad un sano di mix di elementi e un'idea alla base solida si è imposto ed ha fatto parlare di se.
Soffre di qualche difetto per quanto riguarda alcuni aspetti che lo compongono, ma alcuni di questi possono essere sistemati anche in futuro.
Grande pregio lo stile grafico generale e la leggerezza del gioco che può girare tranquillamente anche su PC meno performanti senza sacrificare troppo.

FedeChief

FedeChief ha scritto una recensione su Turok: Dinosaur Hunter

Cover Turok: Dinosaur Hunter per PC

Prendete un nativo americano e buttatelo in un mondo dall'apparenza primordiale abitato da dinosauri, indigeni, cyborg, alieni, piante assassine e aggiungeteci un mix di armi di varia natura ed ecco qua la formula base di Turok nella sua incarnazione più liscia e pura.

La trama è molto semplice, ma non è assolutamente un difetto, riassumendola è sostanzialmente questa: Il cattivo di turno vuole usare uno strumento per far sprofondare il mondo nella preistoria, il protagonista deve attraversare i vari livelli del gioco per fermare l'antagonista e fine.

Il gioco conterrà 8 livelli, dove in ognuno il giocatore dovrà cercare delle chiavi per sbloccare lo stage successivo, ma il punto forte del gioco sta proprio nel level design di questi livelli, veramente grandi, a volte labirintici e con sessioni platform, in cui andranno sbloccate aree e bisognerà capire come spostarsi per riuscire ha trovare il portale di uscita.

Tutto questo aggiungendoci una scelta di armi sempre maggiore per ogni livello che si andrà a giocare, tutte di natura differente che serviranno in svariate situazioni.
Il sistema di salute è classico: medikit e scudo.

Niente di più, niente di meno, questo è il gioco che ci ritroveremo davanti, qualcosa di veloce ed immediato, ma che necessiterà di un po' di attenzione per andare avanti sapendosi gestire le varie armi.

La colonna sonora è dimenticabile, non ci sono grosse tracce di spessore, ma fanno il loro dovere immergendoti in un universo primordiale accompagnandoti sempre con suoni tribali.

Il lato tecnico è buono, contando che il gioco è del 1997, c'è cura sopratutto nei modelli dei nemici e nelle animazioni.

Per concludere, so che non ho spiegato tanto, ma c'è poco da spiegare.
Turok ti immerge nell'azione senza troppi preamboli ed è un FPS vecchio stile con i tratti distintivi dell'epoca, immediatezza ed ignoranza... poi diciamoci la verità a chi non piacerebbe tirar giù un dinosauro robotico e furia di fucile laser e razzi?

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