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Myggdrasil

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Autore: Markus Heitz
Titolo: Le cinque stirpi
Data di pubblicazione: 2003 (2006 in Italia per i tipi di Nord Editore)



*Contiene s.poilerzzz e parolacce*


I ringraziamenti tieniteli per te e per la tua pagliacciata di libro, signor Markus Heitz.
"Le cinque stirpi" non mi ha soltanto sfilato dieci euro dal portafoglio con la promessa di una trama classica ma avvincente; mi ha anche tolto del tempo che potevo impiegare in altri modi, tipo giocando ad Etrian Odyssey o bevendo 200 lattine di Pepsi Twist.
Ma andiamo con ordine. "Le cinque stirpi" è un romanzo high fantasy. Qui già sarebbe utile chiarire il significato di high: non "elevato, di argomento alto", bensì "brillo, ebbro, alticcio", come doveva probabilmente essere il sig. Markus Heitz quando ha pensato che un libro pieno di cliché e con diversi buchi di trama avrebbe potuto vendere qualche copia. E sapete cosa? È un vero genio, perché a vedere i dati di vendita sembrerebbe che il lettore medio del genere fantastico non cerchi altro che cliché e buchi di trama. Già. La trama.
Questo libro è praticamente Star Wars con i nani, gli elfi e gli umani. Più o meno fa così: Tungdil, un nano cresciuto fra gli uomini, si ritrova per caso a salvare il mondo e bla bla bla. Poi scopre di appartenere alla stirpe dei nani cattivi (con una scena tipo "Luke, io sono il tu babbo") e bla bla bla. Poi incontra altri nani e bla bla bla. E poi sconfigge il mago cattivo, la nana che gli piace gli dà un bacio e gli orki kattivi fuggono via. Fin qui non mi lamenterei troppo, sapevo che si trattava di questo perché a dicembre mi capitò di recensire un bel gioco ispirato appunto a questo romanzo, ed in quel caso la trama mi sembrò funzionare alla grande. Ma ciò che funziona in un videogioco non è detto vada bene anche per un libro. I nani, che dovrebbero essere il punto forte dell'opera, sembrano fatti con lo stampino: tutti testardi, tutti ubriaconi, tutti vogliosi di combattere. Passano tutto il tempo a dire: "Che schifo gli elfi". Non scherzo. Per tutto il tempo odiano gli elfi e alla fine, dopo 635 pagine, capiscono che forse gli elfi non sono così male e fanno pace con loro. Nessuno dei protagonisti, né fra quelli bassi né fra quelli alti, subisce un qualsivoglia sviluppo nella sua caratterizzazione. Arrivati alla fine, sono uguali a come erano all'inizio (anche se la penseranno diversamente sugli elfi) e per tutto il libro faranno sempre le stesse battute sfascia coglioni sulla birra, il formaggio, la loro bravura nel forgiare i metalli, gli elfi, gli elfi, gli elfi. Il protagonista, in particolare, è praticamente un imbuto vuoto, privo di qualunque tratto distintivo. Vorrebbe essere il classico eroe buono, quello che mette d'accordo tutti, ma il suo altruismo è così esagerato che veramente mi sa che è stata colpa sua se ieri sono svenuto. Il cattivo, poi, altro non è se non un Saruman dei poveri, lo stregone che, cercando di fare la cosa giusta, si fa irretire da un potere oskuro e finisce per mettere tutti nella merda. Tra l'altro è forse il personaggio scritto meno peggio, anche perch* non te lo trovi in mezzo alle palle per tutto il tempo.
E qui mi tocca parlare della magia, cioè del motivo per il quale il sessanta percento dei libri di fantasy ebbro fa cagare. La magia, in questo romanzo, renderebbe inutili gli eserciti, visto che con essa il kattivone può distruggere intere città, ma gli eserciti ci sono lo stesso. Non viene spiegato il suo funzionamento, non vengono spiegati i suoi limiti, se non superficialmente, spesso un incantesimo avrebbe potuto risolvere la situazione, ma per qualche oskuro motivo nessuno ci pensa. Oltretutto, se vogliamo essere pignoli, il sig. Markus Heitz non sa nemmeno scrivere benissimo. Ha un periodare banale, ripetitivo, privo dei guizzi di un Sapkowski o di un Peake (per non parlare poi di Tolkien, che ovviamente è su un altro piano esistenziale). Ma del resto, questo è il difetto meno importante: molti autori, come Salvatore o Howard hanno dimostrato che con la fantasia e l'attenzione al dettaglio si può arginare il problema della scrittura artistica. Basta saper costruire il mondo, renderlo credibile, spiegare le sue regole. Mi incazzo sempre quando uno pensa: "Ma si, tanto è fantasy!". No, per Crom, non è fantasy: è innanzitutto letteratura e i lettori meritano un po' di rispetto. Anzi, no, scherzo. Questo libro, se ci hanno fatto un videogioco, ha venduto abbastanza. Ci sono quattro sequel, tutti pubblicati in Italia e di facile reperibilità. I libri che contano, però, come un Elric, un Mistborn o un Darkover, te li devi tutti sudare. Devi essere fortunato e spesso spendere molto. Noi lettori, almeno in Italia, ci meritiamo di essere sommersi dalla merda di Terry Brooks, Christopher Paolini, Licia Troisi e compagnia cantante. Sembra sempre che ci accontentiamo. Mi viene quasi da dare ragione alla mia professoressa di francese del liceo, la quale, col braccio monco sostituito da un arto di plastica, una volta liquidò come una "cretinata" l'intero genere. Lei ne capiva di libri, ve lo assicuro. Però, forse, avrà letto Markus Heitz. Non so. Se avesse letto Marion Zimmer Bradley l'avrebbe pensata diversamente.

Myggdrasil

Qualcuno ha letto la Pentalogia del Prisma di Troy Denning? Vale la pena prenderlo a 15 euro o opto per qualcos'altro? In questo periodo mi è venuta voglia di fare incetta di libri, ma con molti ho paura di perdere le occasioni perché col fantasy si sa come va a finire...

Il Bivacco degli Scrittori

Il Bivacco degli Scrittori ha pubblicato un'immagine nell'album LIBRO DELLA SETTIMANA

LIBRO DELLA SETTIMANA

"Il Pianeta dell'Esilio" di Ursula K. Le Guin [160 pagine]

"Su Werel, terzo pianeta del sistema di Gamma Draconis, le stagioni durano decine d'anni terrestri, e ora l'Autunno sta per finire. L'Inverno sarà una sorpresa per le generazioni più giovani, che non l'hanno mai conosciuto, e una dura prova per tutti. Ma le ostilità del clima non sono le sole contro cui gli abitanti devono combattere: ci sono anche i barbari Gaal e i mostruosi diavoli della neve. La contesa contro la natura avversa e i nemici esterni unisce le due razze umanoidi di Werel: i Nati Lontano, ultimi superstiti della colonia hainita che vivono nella città costiera di Landin, ormai isolati da oltre seicento anni dalla madrepatria, e i nomadi nativi del pianeta. È così che Jakob Agat Alterra, discendente degli "alieni" hainiti, conosce la giovane Rolery, figlia di un capo Clan nativo, e se ne innamora. Ma non sarà facile stabilire un'alleanza fra due razze che sembrano destinate all'eterna incomprensione ..."

A leggere la trama mi sembra di scorgere non poche similitudini con le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin, possibile che abbia preso (una discreta) ispirazione da qui? O è solo un caso?
Comunque questo libro sembra essere molto interessante, sopratutto per le tematiche trattate: l'unione che fa la forza e il superamento delle diversità e dei muri, appena ho modo giuro che lo compro e lo leggo!

Rull_Kiddo

Rull_Kiddo ha pubblicato delle immagini nell'album Books

Trovato questo in biblioteca
"Uno, nessuno e centomila" sta per diventare il mio libro preferito in assoluto (ho finito il Quarto Libro)

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