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Felix98

Felix98 ha scritto una recensione su Mario Kart 8

Cover Mario Kart 8 per Wii U

Toad position

Quella di Mario Kart rappresenta una delle pochissime saghe di videogiochi di corsa che è riuscita ad entrare nelle mie corde, vuoi perché ci sia Mario, vuoi perché il gameplay sia divertente ed esente da qualsivoglia tipologia di fronzoli. Tuning? Pit stop? Connessione obbligatoria? Tutorial biblici? Menù principali complicati? No, semplicemente prendi il tuo bolide e sfreccia davanti agli altri, facendogli mangiare la polvere mista a qualche brandello avanzato dall'ultimo fungo che hai appena mangiato... e occasionalmente anche qualche buccia di banana.
In questo ottavo capitolo ritroviamo tutti gli elementi positivi che hanno caratterizzato la serie, limati e ancora più accentuati.
Ritornano i deltaplani e le eliche sottomarine di Mario Kart 7, a cui si aggiunge anche l'assenza di gravità.
Tutto ciò unito ad un track design sopraffino, che stavolta verte più sull'abilità al volante che alla bravura nell'evitare ostacoli (a differenza di un Mario Kart Wii).
Una menzione d'onore la meritano, però, i 200cc, dove i giocatori più esperti potranno mettersi alla prova.
Penalizzata fortemente la modalità battaglia, che è stata privata di percorsi studiati appositamente.
Graficamente il titolo è una vera e propria festa, con colori sgargianti ed una pulizia grafica che lo rendono uno dei migliori titoli, a livello visivo e non solo, presenti su Wii U, il tutto condito dai 60 fotogrammi fissi. Da meno non è il sonoro, come da prassi orecchiabilissimo.
C'è poco da dire, Mario Kart 8 è uno dei migliori esponenti della serie e probabilmente il titolo che più mi ha divertito su Wii U... al momento!
E chi non ha voglia di riaccendere il Wii U essendoselo perso, c'è pur sempre il Deluxe su Switch.

Lagomorph

Lagomorph ha aggiornato la sua collezione

Lagomorph

Lagomorph ha pubblicato un'immagine nell'album Roba bella e Roba buona riguardante Valkyrie Profile 2: Silmeria

Recuperi giornalieri
Spesa totale: 25€ :D

Dark Master

Dark Master ha pubblicato un'immagine nell'album Immagini random

Ragazzi io ci ho provato a resistere, ma niente. il 22 Marzo 2017 aveva bisogno di qualcosa che lo commemorasse.

Nigomonster

Nigomonster ha scritto una recensione su Crush 3D

Cover Crush 3D per 3DS

Crush 3D è una riedizione stravolta di un puzzle game originariamente uscito su PSP che fa un peculiare uso del passaggio tra due e tre dimensioni per risolvere gli intricati livelli di gioco.

Il gioco inizia con un ragazzo che, amico di uno scienziato pazzo, partecipa ad un suo esperimento di realtà virtuale e si trova intrappolato in quest'ultima. Il suo compito sarà uscire risolvendo i diversi livelli grazie alla sua abilità di "schiacciare" la prospettiva attorno a lui e passare liberamente da un piano tridimensionale ad uno bidimensionale.

Questo gli permette di accedere ad aree altrimenti irraggiungibili. Una piattaforma sullo sfondo, all'improvviso, in due dimensioni si può raggiungere con un salto, un muro diventa un piano d'appoggio, e così via.

L'idea di per se non è malvagia, ma la novità passa presto e il gioco cade in una dolorosa ripetitività poco dopo il primo mondo di gioco, offrendo ben poche varianti alla formula d'inizio. Quest'ultima, essendo molto semplice, offre possibilità di complessità davvero uniche, ma i livelli in cui vengono sfruttate sono veramente pochi.

Il gioco è appena sufficiente a livello tecnico, ma decisamente brutto e scostante per quanto riguarda la direzione artistica, che risulta blanda e monotona. La versione PSP, ironicamente, vince in questo ambito, andando per uno stile più dettagliato e "pazzo" pur non raggiungendo alti livelli.

La musica è praticamente insignificante, nessuno dei brani risulta ne orecchiabile ne incisivo. E dire che il genere dei puzzle ha sfornato molti brani oggi iconici.

Crush 3D è un gioco che funziona a piccolissime dosi, ma anche così non risulta più di una distrazione momentanea che non offre incentivi abbastanza forti al giocatore. è uno di quei casi in cui l'idea era buona, ma l'esecuzione non le rende giustizia.

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Crush 3D is a new edition of a puzzle game originally released on PSP that makes for a peculiar use of the switch between the two and three dimensions to solve the complex levels of the game.

The game starts off with a boy who, friend of a mad scientist, joins a virtual reality experiment, but ends up trapped in the latter. His task will be to get out solving different levels thanks to his ability to "crush" the perspective around him and switch freely between 3d and 2d.

This lets him to access to areas that would be unreachable otherwise. A platform on the background, suddenly, with a shift to 2d, can be reached with a simple jump, a wall can become a platform and so on.

The concept itself isn't bad, but the novelty of it runs out soon and the game falls into a very painful repetitiveness shortly after the first world, offering very few variants of the starting formula. The latter, being very simple, offers really unique chances of complexity, but the levels those are made use of are very few.

The game is merely decent on a technical level, but really ugly and "off", concerning the art direction, which results bland and boring. The PSP version, funnily enough, ends up as winner in this field, making use of a more detailed, crazier art direction, even if it doesn't reach high levels.

The music is pretty much insgnificant, none of the tunes results catchy, nor effective. It's a shame, as the puzzle genre spawned off many tunes today considered iconic.

Crush 3D is a game that works in very small doses and even this way it doesn't really work as more than a momentary distraction that won't offer enough reasons to the player to keep playing. it's one of those cases where the idea was good, but the execution doesn't really stand up to it.

5

Voto assegnato da Nigomonster
Media utenti: 5 · Recensioni della critica: 7.1

Lagomorph

Lagomorph ha scritto una recensione su Valkyria Chronicles

Cover Valkyria Chronicles per PC

La Cavalcata delle Valchirie

Eccomi qua, a parlare di Valkyria Chronicles, gioco che durante le oltre 40 ore che gli ho dedicato mi ha saputo coinvolgere e divertire ad alti livelli, ma che purtroppo soffre di alcuni difetti che l'hanno trattenuto dall'essere il capolavoro che poteva diventare, ma andiamo con ordine.

Cominciamo dal comparto narrativo:
Le vicende di Valkyria Chronicles si ambientano in un' Europa alternativa dalle tinte steampunk, dove le tensioni per il possesso
del Ragnite, minerale essenziale per l'alimentazione dei
macchinari, hanno portato all'inizio della Seconda Guerra Europea.
Chi ne risente più di tutti è Gallia, una piccola nazione ricca di giacimenti di Ragnite per i quali verrà presa di mira dall' Impero, la più grande superpotenza del continente.
Il giocatore si ritrova quindi a vestire i panni di Welkin Gunther, figlio di uno dei più grandi eroi della precedente guerra europea, che viene coinvolto nel conflitto quando l'Impero assalta Bruhl, città di confine del paese di Gallia.
Qui, cooperando con la guardia cittadina cerca di respingere i nemici, ma l'insormontabile differenza numerica tra i due schieramenti lo costringe alla fuga insieme ad Alicia Melchiott, capitano degli armati di Bruhl.
Raggiunta la capitale Randgriz, i due vengono assegnati come ufficiali a una squadra della milizia, con la quale prenderanno parte alle successive schermaglie contro l'Impero, il quale conta tra le sue file anche Selvarya Bles, l'ultima delle valchirie.

È questo l'incipit che ci porterà sul campo di battaglia, tanto semplice quanto incredibilmente intrigante. Con il passare dei capitoli l'intreccio narrativo si svilupperà ottimamente, presentando
ed approfondendo personaggi ben caratterizzati e dal grande carisma. Inoltre, lo stile narrativo ad episodi ben scanditi viene utilizzato per rendere l'esperienza simile quasi ad un libro di storia interattivo(e infatti la schermata di selezione livello è proprio un libro). Unico vero difetto in questo campo sono i colpi di scena, tutti potenzialmente epici, ma tutti dannatamente telefonati.

Passando al comparto audiovisivo, non si può che tessere lodi su lodi al lavoro svolto dai ragazzi di Sega.
L' Europa fittizia di Valkyria Chronicles è davvero ben realizzata, edifici, veicoli, armi, e personaggi funzionano perfettamente e coesistono in maniera naturale, non c'è un singolo design che non riesca a convincere.
Sul lato puramente tecnico non ci troviamo di certo davanti a qualcosa di miracoloso, basti vedere l'appena discreta modellazione poligonale o le animazioni non sempre perfette, ma questi difetti sono inezie di fronte alla magnifica realizzazione acquerellata in Cel Shading del Canvas Engine, che rende il tutto una sorta di quadro in movimento.
E il tutto migliora ancor di più durante le cut-scene in CGI, semplicemente magnifiche sotto ogni aspetto, è davvero un peccato che a conti fatti si rivelino piuttosto poche.

La colonna sonora composta da Hitoshi Sakimoto, compositore con all'attivo lavori del calibro di Final Fantasy Tactics, Odin Sphere e Tactics Ogre, è l'ennessimo pro da aggiungere alla lista.
Le tracce riescono ad accompagnare perfettamente ogni situazione e sentimento, che sia l'adrenalina di una battaglia o la tristezza per la perdita di qualcuno d'importante.
Pollice in su anche per il doppiaggio inglese, ogni voce calza a pennello con il personaggio che va ad impersonare, ed anche la performance in sé è di ottimo livello.

Ed arriviamo infine al paragrafo che mi sono appositamente voluto lasciare per ultimo, il gameplay, per me il punto meno riuscito dell'intera produzione.
Ma chiariamoci, Valkyria Chronicles ha un ottimo sistema di combattimento, che richiede strategia nel posizionamento dei soldati, nel controllo degli accampamenti, nella gestione dei carri armati, nell'uso parsimonioso di armi e granate e in tante altre meccaniche. E l'ottima realizzazione delle mappe, non tutte a dir la verità, riesce inoltre a sfruttare bene quanto elencato.

Il problema principale è però un altro: le unità.
Uno dei punti cardine dei SRPG è proprio la gestione dei nostri combattenti, infatti più che un esercito, ciò di cui disponiamo solitamente è più simile ad un party da jrpg molto allargato, dove ogni personaggio ha le proprie peculiarità, positive o negative che siano. Ma in questo titolo si è scelto di usare un sistema dove l'esperienza viene accumulata come una valuta, che poi potremo distribuire a piacimento tra le varie classi del gioco. Il che non sarebbe neanche un male....ma Valkyria Chronicles ha 5 classi.
Cinque classi sono un'inezia per un gioco di questo genere, ed il sistema di esperienza non fa che amplificare il problema, perché i personaggi di una stessa classe sono praticamente identici.
Precisamente, se l'esperienza non è individuale, cosa li differenzia?
Le abilità.(E l'aspetto, vabbè.)
Quest' ultime sono semplici skill prese da una pool piuttosto ridotta che nel gioco sono praticamente ininfluenti, perché si trattano solamente di leggeri bonus/malus passivi che si attivano sotto determinate circostanze, assolutamente insufficienti a distinguere le unità tra loro. Considerate inoltre che di ingegneri raramente ve ne servirà più di uno ed i cecchini in alcune mappe sono semplicemente inutilizzabili, quindi potreste ritrovarvi a fare missioni che richiedono di schierare una quindicina di unità con solo tre classi.

Ci sono poi altri problemi come l'intelligenza artificiale, generalmente mediocre con non troppo rari picchi di tendenze suicide.
O anche le missioni dove si deve conquistare un determinato accampamento, che in diversi casi pagano in modo esagerato il rush invece che l'azione ragionata.
Oppure le Schermaglie, missioni secondarie per farmare soldi ed esperienza che sono però riprese dalle battaglie della campagna e che quindi non offrono niente di diverso ed annoiano subito.

Ma nonostante in quest'ultima parte sia sembrato piuttosto critico, Valkyria Chronicles è comunque un gioco che mi è piaciuto parecchio, perfino il gameplay che ho definito come "il punto meno riuscito dell'intera produzione." è comunque divertente, strategico ed appagante a discapito dei difetti, senza i quali il voto sarebbe slittato forse anche oltre il 9.

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