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LudoLoving stanza

Visto che qui su Ludomedia c'è tanto amore (ma tanto, eh), allora perchè non creare una stanza dove condividere le nostre avventure (e disavventure, per la maggior parte dei nerdoni presenti) della nostra vita?

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" ...se vuoi essere mio amico, mi devi conquistare, "
Cominciava così, citando 'il piccolo principe', una delle letterine d'amore ( perchè a quel tempo e-mal ed sms erano là da venire... o meglio, esistevano ma erano ancora confinati al mondo adulto, offlimits per due ragazzi di sedici anni ) più belle e candidamente pure ch'io abbia mai ricevuto.
E non la leggevo a scuola; nemmeno nel'intimità di camera mia stravaccato sul letto ascoltando musica.
Lei aveva scelto di farmela leggere in un momento speciale, in un luogo speciale.
Sopra di me, il cielo era di un azzurro così luminoso e violento da non poterne sorreggere la temperatura ad occhi aperti; e stavo sdraiato nella neve candida, molto fuori dalla pista da sci, di cui mi giungeva vago il vociare di persone.
Lei.
Lei aveva creato, per me, una situazione.
Mi aveva accompagnato fin lì, consegnato la lettera e chiesto di attendere dieci minuti prima di leggerla.
Avrei dovuto aprirla controluce, sdraiato nella neve.

" Neve, null'altro che del bianco cui badare "

[Cit. NEVE di Maxence Fermine]

Dopo averla vista reinfilarsi gli sci, un po rossa sulle guance a causa del freddo e con le labbra lucide di burrocacao, e scendere a valle lasciandomi in solitudine, non aspettai un secondo di più: mi lasciai cadere nella neve ed aprii la lettera tenendo come sfondo il sole potente.
E dal foglio candido, l'inchiostro nero si staccò e dagli occhi volò fino all'anima.

Quello fu il mio primo ricordo culturale d'amore.
Prima di allora il sentimento era sopratutto impulsivo: certo, tra scout, scuola e mare ( Elisa? ) con le ragazzine avevo avuto dei contatti decisamente elettrizzanti, e la forza dei sentimenti non mi era certamente sconosciuta, men che meno la voglia di toccarsi, scoprirsi, baciarsi ed osare.

Ma se fino a quel giorno il sentimento era un qualcosa di selvaggio, incontrollato ed improvviso...

Pensate, a fatica ricordo la posizione dei nei sul volto di quella ragazza, altri dettagli so di aver perduto: aveva un anello di colore diverso nell'iride? La forma esatta delle orecchie?
Ma quella calligrafia la posso evocare davanti ai miei occhi, come se quel foglio ricomparisse.

Francesca faceva il liceo artistico e ci vedevamo solo nel fine settimana, quando i suoi genitori salivano in montagna a sciare, d'inverno; oppure l'estate, il classico mese di villeggiatura dai nonni.
Era una ragazza di città, diversa da me nella sua natura più intima.
Dove io ero un ragazzo nervoso, scontroso anche, buio e taciturno, lei era eleganza, cultura e colore.
Cosa ero, per lei?
Un affascinante animale selvatico, probabilmente.
Io, con i capelli lunghi che terminavano in boccoloni dorati, gli occhi azzurri ma inespressivi come quelli dei rettili, il fisico forte e maturo di chi l'estate lavora in cantiere ed un volto da bambino.
Con lei, sentivo il disagio di abitare ai confini della società; di fronte alla sua dirompente creatività romantica, percepivo l'ignoranza del mio essere carnale, disposto a smancerie unicamente per toccarle i capezzoli, od il sedere.

Nonostante mi mostrassi riluttante ai tramonti in riva al fiume Adda, alle notti trascorse a passeggiare nella sua città tra insegne elettriche e moto perpetuo di vetture, io sorbivo la poesia di vivere il sentimento sulle ali della fantasia.
Mi disse: " chiudi gli occhi ".
Lo feci.
Eravamo su di un ponte sopra al fiume.
" senti il rumore dell'acqua che scorre? "
Annuii con la testa, in silenzio.
" siamo a Parigi, e questa è la Senna! La Tour Eiffel svetta luminosa, senti il profumo del pane? I panettieri di Parigi lo consegneranno presto, perchè è quasi l'alba! Lo senti? "

" lo senti?? "...


Poi mi prese per mano e mi trascinò in un ballo lento in mezzo al ponte, a quell'ora deserto, fischiettando una musichetta vagamente riconducibile alla Francia.
Aprii gli occhi sghignazzando: " ma che cazzo racconti " sfidandola col sorriso beffardo di chi non casca nelle buffonate sdolcinate.
Lei abbassò gli occhi, e si incamminò sola.
La raggiunsi e gli camminai a fianco, senza toccarla, senza parlarle, con l'aspetto di un automa, o alla meno peggio di un cattivo cane da difesa.
Ma dentro di me... oh! Dentro di me quella musichetta fischiettata rombava come uscisse da mille clarinetti!
E come tremava forte il mio cuore!
E senza che lei mi notasse, asciugavo lacrime di commozione.

La lasciai un giorno di fine Agosto, all'apice dell'innamoramento che lei stessa aveva innescato.
Con lei avevo imparato a gestire e comunicare il sentimento, a traformarlo in meravigliosi ricordi, a costruire, addirittura, la storia d'amore.
Ma vivevamo lontani, lei già donna, io ancorato alla compagnia di amici, alla moto, alle avventure.
O stronzate.
Avevamo fatto l'amore.
Lei molto più brava di me, con padronanza di movimenti; io di scarse esperienze, per lo più esperimenti fugaci.
Fu allora, mentre ci univamo nei sospiri e nei singulti del corpo stravolto e schiavo dell'ardore, che sentii tutta la distanza che ci separava.
Il suo ventre caldo mi accoglieva, ma io ne ero terrorizzato.
Ero terrorizzato da quel trasporto così grande, sfrenato, dai suoi capezzoli contratti, dalle sue labbra umide, dal suo corpo intero che mi desiderava.
La mattina dopo, guardandola prendere il Bus per tornare in città, giurandogli amore, capii che l'avrei lasciata presto.
L'avrei fatto per non lasciarmi trascinare in un mutamento così grande, per conservare il mio posto tra i coetanei ed amici, perchè se mi avesse vinto, e rapito, sarei stato perduto, sospeso nel limbo dell'adolescente che diventa troppo presto uomo.
La distanza che ci separava non volevo scavalcarla per non perdere la mia identità.
E per diventare l'autore delle mie storie d'amore, per mettere in pratica quello che mi aveva insegnato.
Romanticismo, e poesia.



P.S.: a voi, cari sconosciuti che, per una strana propensione idiotica considero amici, eccovi uno dei più preziosi dei miei ricordi.
Spero che sia utile, sopratutto ai più giovani fra voi, per mettervi la voglia di osare, provare, tentare.
Siate gli autori delle vostre storie, le più belle che potrete mai leggere.
Io non sono mai stato il figo della situazione, quello corteggiato. Quello era il mio migliore amico ( di cui forse un giorno vi parlerò ). Però, provando, osando, soffrendo molto per i due di picche e divorando l'euforia del successo ho vissuto storie stupende, conosciuto e frequentato ragazze anche bellissime, alle volte però più interiormente che d'apparenza.
Questo vi dico, infine.
Osate.
Sognate.
Provate.

LudoLoving · 26 febbraio 2013 alle 22:18

Condiviso da Francenorth e altri 5.Piace a 23 persone

Ragu

 

Chi sono io per fare critiche. Magari considerazioni.
Bello e molto poetico, forse anche troppo. Ma questo è un bene a parer mio.

NEGs

 

Guarda, la mia prima volta è stata un macello rotfl penso che potrei fare un capitolo comico per parlare delle mie prime volte in generale: il primo bacio con la lingua, il primo petting spinto, la prima volta... tutti dei massacri rotfl

NEGs

 

@RaguGib: chi sei tu? Ma tu sei il lettore, il fine ultimo dello scrittore! sisi Quindi hai tutti i diritti di ogni critica, sopratutto. Rileggendo, noto che ho calcato la mano davvero troppo con le sdolcinatezze... non è nel mio stile, e si vede sisi

NEGs

 

BIANCONERO tu dici, ma a me sembravano due enormi occhi incazzati perchè c'era il segno dell'abbronzatura del costume e questi due bolloni contratti neri rotfl e facevano su e giù come se un momento guardassero al cielo e l'attimo dopo mi fissassero cattivi rotfl traumatico sisi

shujin

 

E' bellissimo. No davvero, è commovente al massimo. Mi piace un sacco come scrivi. Complimenti. :)

Dato che l'hai chiesto, ti faccio notare un piccolo (ma grande) errore: ad un certo punto dici "disposto a smancerie unicamente per toccargli i capezzoli". Ecco, dal momento che Francesca non è un uomo (lo spero vivamente per te!) avresti dovuti scrivere: "toccarLE i capezzoli". asd

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