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Myggdrasil ha scritto una recensione su Final Fantasy VI Advance

Cover Final Fantasy VI Advance per GBA

Lentamente

"Lentamente" spiega bene il mio modo di approcciarmi alla serie di Final Fantasy. Ogni capitolo della serie che provo mi porta via diversi mesi, ma non si tratta di periodi di gioco intenso in cui non penso ad altro, anzi: Final Fantasy è lì quando ne ho bisogno, quando sono un po' giù, quando ho voglia di perdermi in un altro mondo. E' stato così per Final Fantasy X ed è stato così anche con questo sesto capitolo.
L'ho iniziato ad ottobre, credo, e l'ho finito soltanto pochi minuti fa. Nel frattempo ho finito altri giochi pure più lunghi, come Elex ad esempio, relegando a questo capolavoro soltanto i ritagli di tempo. Vi starete chiedendo perché, e la risposta è che non lo so nemmeno io. Quando un gioco è davvero speciale tendo a farlo durare molto, come se prolungare la mia esperienza con esso nel tempo aiutasse ad imprimerlo meglio nella memoria.
Non so bene da dove cominciare, parlando di Final Fantasy VI. Final Fantasy VI è... una favola. Fin qui credo che siamo tutti d'accordo, no? Non si sa dove avvengano le vicende imbastite da Squaresoft: siamo in un pianeta immaginario, e va bene così, perché le favole non danno sempre indicazioni spaziotemporali, me l'hanno insegnato a scuola. In questo mondo immaginario ci sono diversi regni, ma uno di essi, l'Impero Gestahl, è alla perenne ricerca di un potere magico in grado di consentirgli l'avanzamento tecnologico adibito alla conquista di altri territori. Un topos ricorrente in molti giochi di ruolo alla giapponese, forse perché in Giappone hanno vissuto la catastrofe della bomba atomica, ma anche qui niente di grave, perché, lo ripeto, le favole vivono di topos. Sono storie semplici, non trattati di sociopolitica, e questa è una storia semplice, la storia di una ragazza, Terra, che si ritrova ad essere prigioniera dell'Impero di Gestahl a causa dei suoi poteri sovrannaturali. Come spesso accade in questi casi, la giovane sarà la chiave di volta dell'intera vicenda, ritrovandosi a dover fare i conti con la propria natura e con una memoria che sembra vacillare in più punti, in quella che potremmo definire una quest cavalleresca al contrario, in cui non l'obiettivo non sarà il Sacro Graal, ma la ricerca di se stessi e delle proprie emozioni. Terra sarà inizialmente spaesata, quasi aliena, perennemente dubbiosa del proprio io, eppure consapevole del ruolo importante che ricopre nella lotta per la salvezza del pianeta. Accanto a lei, tuttavia, presenzierà un cast di ben quattordici personaggi, di cui tre opzionali, il più vasto dell'intera serie, raggiunto in termini numerici soltanto, credo, da Final Fantasy Type 0 e dai due Tactics Advance (che però erano strategici e quindi non contano).
Con un cast così ampio sarebbe lecito pensare che non tutti siano stati caratterizzati allo stesso livello, ma è qui che arriva la sorpresa: ogni personaggio, da Celes (la mia preferita), fino a Locke, passando per Shadow e Setzer, ognuno di loro avrà una sua storia, che non sarà raccontata con filmati lunghi, ma con poche, semplici frasi. I personaggi di Final Fantasy VI non brillano per complessità, ma la sceneggiatura riesce a rappresentare in modo magistrale i loro dubbi, le loro paure e i loro desideri, facendo anche uso della grafica del gioco. Non sarà raro vedere gli sprite dei protagonisti esibirsi in espressioni buffe, o magari arrossire in seguito a qualche evento imbarazzante. La grafica in due dimensioni permetteva di raccontare le storie in maniera scherzosa, alternando senza troppi problemi toni drammatici ad altri più ridanciani, senza che questo facesse perdere credibilità al tutto. Uno dei piaceri più grandi del gioco sarà quello di assistere allo sviluppo delle loro relazioni, soprattutto per quanto riguarda alcuni di loro, al centro di alcuni momenti veramente toccanti ed emozionanti. Dire che escono dallo schermo non è esagerato: superano il loro limite bidimensionale per diventare qualcosa di più. La cosa che più ho apprezzato, però, è la presenza di numerose scene extra visionabili soltanto se si ha nel party il personaggio giusto al momento giusto. Questo mi ha dato spesso la sensazione di essere una specie di burattinaio che manipolava i destini del mondo, quasi stessi giocando a The Sims. Una sensazione strana, mai provata in nessun altro Jrpg, e che avvicina Final Fantasy VI alle sue controparti occidentali, pur rimanendo sempre un gioco semplice e accessibile. Per tacere, poi, della colonna sonora, una vera prova di bravura da parte di Nobuo Uematsu, che con dei semplici suoni elettronici è riuscito a farmi vibrare l'anima più e più volte.
Final Fantasy VI mi ha fatto un po' tornare bambino, quando ancora era facile fantasticare su quell'ammasso di pixel, quando era facile riuscire a vedere aldilà di quei colori sgranati e di quelle silhouette un po' deformi. E' stato una vera favola, anche se ha i suoi problemini piccolini.
Il gameplay, infatti, non si discosta molto da quello del quarto capitolo. Ritorna l'ATB nella sua forma classica e ritornano le classi dei personaggi, una per ognuno di loro. Ogni membro del party, insomma, avrà un'abilità unica che lo differenzierà dagli altri. E fin qui tutto ok. Il fatto che ognuno di essi potrà imparare ogni magia, però, li renderà spesso intercambiabili e un po' tutti uguali, finendo per farci concentrare sempre sul soliti quattro. A ciò si aggiunge la facilità estrema della versione per Game Boy Advance: sono morto soltanto una volta contro un boss opzionale, e forse un'altra in un dungeon. Non è granché, considerato che Final Fantasy III mi aveva fatto sputare sangue. Ad ogni modo, queste sono piccolezze. Il vero problema, secondo me, è l'interfaccia. L'inventario è scomodo, soprattutto quando si tratta di acquistare e vendere roba da un negozio. Avevo l'inventario pieno di roba inutile perché era impossibile fare un confronto preciso e vedere quali statistiche cambiavano equipaggiando un determinato oggetto. E' vero, è vero, con un party di quattordici personaggi era un po' difficile fare più di una freccetta indicativa, però comunque è stato fastidioso e spesso mi ha dato la sensazione di giocare un po' a cazzo. Vorrei tanto un remake per 3DS che aggiustasse questo problema.
Per il resto, se non lo si fosse capito, questo è probabilmente il più bel Final Fantasy che abbia mai giocato assieme al XII. La sua trama è inarrivabile ancora adesso, ed il suo gameplay non è invecchiato nemmeno un po'. Questo titolo ci ricorda cosa era in grado di fare Squaresoft nei bei tempi andati.

9.5

Voto assegnato da Myggdrasil
Media utenti: 9.2

Myggdrasil

Metto sotto s.poiler per chi non ha ancora finito Final Fantasy VI.
Qualcuno sa indicarmi il nome della musica che parte durante le battaglie contro spoiler le triadi magiche nell'ultimo dungeon?

Myggdrasil

Temevo che il passaggio a Sumerian Records li avrebbe potuti rovinare, invece questo pezzo sembra promettere bene.

BETWEEN THE BURIED AND ME - Condemned To The Gallows (Official Music Video)

Sumerian Records welcomes BETWEEN THE BURIED AND ME Between The Buried And Me // Automata I // March 9th CD/Vinyl/Bundles: http://sumerianmerch.com iTunes: http://smarturl.it/Autom..

Cockroach and Sorcery

Beh, parlare de "Le cronache del ghiaccio e del fuoco" è sempre rischioso. Credo che qualunque tipo di introduzione sia ormai totalmente futile: tutti sappiamo di cosa si parla, o perché, come il sottoscritto, abbiamo letto i libri, o perché, più banalmente, abbiamo seguito la serie televisiva, uno dei più grandi successi di sempre a livello di audience, in grado, da sola, di trainare la rinascita delle serie tv.
George R. R. Martin iniziò a scrivere il primo libro nel 1991, anche se la sua pubblicazione sarebbe avvenuta soltanto cinque anni dopo. Quella che doveva essere una trilogia è ben presto diventata qualcosa di molto più ampio, tutt'ora priva di conclusione. La saga cartacea consta di cinque volumi, ai quali dovrebbero aggiungersi almeno altri due libri (anche se Martin dovrebbe pensare un po' a mettersi a dieta, se non vuole morire prima).
Come dicevo, spiegare di cosa tratti questo capolavoro sarebbe inutile, oltre che quasi impossibile, visto l'incredibile quantitativo di nomi, luoghi e personaggi intessuti in questo complesso mosaico ideato dall'autore.
Quello che differenzia Le cronache del ghiaccio e del fuoco dalle altre saghe che ho letto fino ad ora è senza dubbio la sua narrativa non lineare. Non intendo che ci siano flashback o altre tecniche in grado di variare il tempo del racconto, ma semplicemente che saremo sommersi da molteplici punti di vista, ognuno in grado di donare al lettore uno spaccato del mondo di Westeros, il quale risulterà talmente vasto, accurato e credibile da lasciare inizialmente storditi. Fortunatamente, Martin si prende il suo tempo per introdurci all'ambientazione e alle sue dinamiche sociopolitiche, alleviando quel senso di spaesamento che, altrimenti, avrebbe rischiato di rendere un'opera così complessa davvero troppo dispersiva (cosa che, ahimè, avviene nelle opere di Steven Erikson e, in parte, anche in quelle di Robert Jordan).
Ogni personaggio sarà approfondito psicologicamente, con uno sviluppo sempre coerente e naturale, raramente riscontrabile in altre opere anche di diverso genere.
I toni sono maturi, violenti, cinici, a volte anche troppo, a causa dell'abbondanza di scene violente e/o a sfondo sessuale, che, se la prima volta fanno pensare di essere finalmente (?) di fronte ad un fantasy per adulti, a lungo andare risulteranno stucchevoli. La serie tv, in questo senso, ha soltanto peggiorato il processo di banalizzazione del sesso e della violenza, e non mi è dato sapere quanto essa abbia influenzato le opere cartacee.
Molti sono rimasti affascinati dall'idea che, nel mondo di Westeros, la magia sembri essere totalmente assente, ma è necessario dire che: 1) Martin non è stato il primo ad adottare questa soluzione (abbiamo già parlato di Tito di Gormenghast); 2) In realtà la magia, nella serie, è presente e gioca un ruolo predominante.
Credo, anzi, che l'intera trama ruoti attorno al ritorno della magia in un mondo talmente cinico che sembra aver perso la capacità di usare l'immaginazione. Un po' come il nostro, insomma, in cui leggere fantasy significa ancora leggere "letteratura di serie B".
La cosa che mi dispiace è che questa serie sia diventata famosa grazie alla sua trasposizione televisiva, la quale ha per forza di cose modificato alcuni personaggi, omesso altri, cambiato alcuni eventi, banalizzato l'idea che era alla base delle opere cartacee. Chi ha visto solo la serie tv non ha la minima idea di cosa significhi affezionarsi ad Eddard Stark, né può notare le sottigliezze psicologiche di determinati personaggi, come Brienne o Jaime. Tutto è veloce, spigliato, perché il pubblico deve divertirsi. Il libro, invece, è lento, compassato, ragionato, seppur capace, al momento giusto, di sconvolgere il lettore con colpi di scena inaspettati. Davvero, se avete solo visto la serie tv, vi siete persi un sacco di roba interessante.

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