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Un anno di esperienze

La mia TOP10 riguardante i videogiochi uscit...ehm, ne siamo proprio sicuri?

Questo articolo sarebbe dovuto consistere in una top10. Sì, quelle che tutti fanno alla fine dell'anno, o all'inizio dell'anno successivo di cui si vuole parlare, elencando dieci giochi che hanno apprezzato nell'arco dei 12 mesi passati. Sarebbe dovuto ma, per fortuna o purtroppo, mi state leggendo, con un consistente ritardo, scrivere qualche riga in sostituzione di ciò che avevo in mente in quanto il computer ha ben deciso di compiere Seppuku portandosi via numerosi dati di valore tra cui tutte le bozze per le recensioni.
Ma, forte del fatto che del mio parere non frega niente a nessuno, eccomi qui : a scrivere un piccolo parere riguardante il 2015 nel senso videoludico.
Che dire? Anno sicuramente importante, in cui la nuova ( ormai in realtà vecchia di qualche anno ) generazione ha avuto finalmente qualcosa da dire presentandoci titoli di grande interesse, accompagnati anche da qualche delusione. Tuttavia, più che una sterile carrellata di giochi che avrete sicuramente sentito nominare, voglio focalizzarmi nel darvi un breve parere sui giochi che, personalmente, mi hanno lasciato un segno in questo anno appena trascorso e mi hanno fornito, ancora una volta, una buona motivazione per continuare a giocare ai videogiochi. Perchè al di là del divertimento alquanto fine a sé stesso e che dopo un anno non mi tornerebbe mai alla mente, il motivo principale per cui videogioco è proprio questo : avere un'esperienza. Quindi, beh, ecco due appunti sulle migliori "esperienze" che ho avuto in questo 2015 appena passato.

Uno dei giochi che senza dubbio mi ha lasciato a bocca aperta è Undertale. Fino a questo momento non avrei mai pensato che un indie su PC avrebbe potuto offrirmi tutto quello che mi ha offerto questo gioco.
Questo titolo è la prova inconfutabile che il videogioco è un'opera d'arte. Perché? Perché l'opera d'arte ha come peculiarità, almeno nella storia dell'arte moderna, il dialogare con sé stessa, di instaurare un rapporto con lo spettatore e di guardare al proprio passato, criticandone gli aspetti ma allo stesso tempo riportandoli in auge. Undertale rompe completamente gli schemi con il passato stravolgendo completamente il senso del gioco di ruolo ma allo stesso tempo non potendo fare a meno di ciò che il gioco di ruolo stesso ha creato nel suo sviluppo : emozioni, ambientazioni, personaggi, sonoro. Tutto richiamerà nostalgicamente al mondo da noi videogiocatori sempre conosciuto ma verrà posto in un contesto che sfiderà le certezze che ci hanno da sempre guidato nel portare a termine i giochi. Non c'è da meravigliarsi se nella top10 che avevo abbozzato in cima al podio si sarebbe dovuta trovare la creazione di Toby Fox.

E se parliamo di atmosfera non posso non citare Ori and the Blind Forest, l'esclusiva Microsoft da giocare quest'anno, alla faccia dei vari Tomb Rider.
Un ritorno ai platform del passato in fatto di meccaniche e difficoltà accompagnato da un level design a dir poco magico. Da grande amante dei platform non posso chiedere altro, sopratutto considerati i diversi anni passati senza avere tra le mani un titolo di questo genere così ben curato e così accattivante.

Voglio parlare anche di Life is strange, e di come sono così contento che le avventure grafiche ad episodi si stiano facendo notare nuovamente dopo l'invasione più totale dei titoli Telltale che, a mio parere, stavano inflazionando il mercato oltremodo. Life is strange è stato per me una ventata di freschezza, una storia nuova ed interessante, capace di intrattenermi e di pormi grandi quesiti etici come solo i più grandi titoli del genere sanno fare. La storia di Maxine ha portato spesso grandi emozioni ed ha saputo raccontarsi con grande maestria, mischiando quel tocco di banalità alla magia del momento.

Nonostante queste siano le tre esperienze dell'anno più intense in fatto videoludico, potrei citare molti altri titoli di indubbia qualità che credo voi già conosciate ( Fallout 4, Splatoon, Xenoblade Chronicles X per citarne alcuni ), tuttavia vorrei soffermarmi su di un titolo molto controverso che, nonostante io gli riconosca l'indubbia validità tecnica, narrativa e grafica, ha rappresentato per me una delusione. Sì, signori : io mi schiero con chi considera Metal Gear Solid V : The Phantom Pain una delusione per gli amanti della saga, e lo faccio con buoni motivi. Innanzitutto è assai diverso dai precedenti capitoli e, nonostante ciò non sia sempre un male per un sequel, in questo caso l'ho trovato un gioco assai dispersivo e che non riesce a dare quella scarica di emozioni che i titoli della saga mi hanno sempre dato. In secondo luogo non rappresenta un vero e proprio finale alla saga ma anzi, contribuisce a creare una gran confusione in testa. Sebbene io abbia apprezzato il gameplay in sé, sempre a patto di considerarlo un gioco a parte, devo ammettere che il tutto ha deluso le mie aspettative. Forse il problema è solo mio, forse avevo troppe aspettative, ma, cari fans di Kojima, è così.

Perché ho scritto questo articolo? Chissà, forse per farvi provare la veredicità delle mie parole, forse per noia o più probabilmente una mescolanza delle due cose.
In ogni caso, buon anno asd

Otakuman · pubblicato alle 16:25 del 08/01/2016

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