Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti adesso per iniziare.

Su Oldboy

Dinamico consumatore dall'animo curioso di film, serie tv, cartoni animati, libri, fumetti e videogames in tutte le salse. Ama le persone um … Leggi tutto

Oldboy condivide alcuni suoi interventi solo con i suoi amici. Se vuoi conoscere Oldboy, aggiungilo agli amici adesso.

MegaNoDeath

Volevo comprarmi la ps4 a sto Black friday, ma non sono abbastanza ferrato. Si, solitamente non compro niente durante questa settimana. Di solito a quanto scende? Conviene prendere la prima offertona che capita o nel corso della settimana (Cyber monday) c'è la possibilità che lo sconto sia più alto? Grazie

Oldboy

Oldboy ha pubblicato un'immagine nell'album Dituttounpo'

"Mickey, you know the business, and I know the chemistry. Yuk!"

Akiba Gamers

Yakuza Kiwami 2: tutti i dettagli sui mini-giochi

Siete ancora affamati di novità che riguardano il caro vecchio Kazuma Kiryu? Dopo averci rivelato i retroscena della localizzazione di Yakuza 6, SEGA ha aggiornato il sito ufficiale giapponese di Yaku … · Leggi tutto l'articolo

Oldboy

Oldboy ha pubblicato un'immagine nell'album Dituttounpo'

Quant'è bello l'appagamento ottenuto nell'aver visto una serie meritevole e verso cui abbiamo nutrito grosse aspettative? Tanto.
E invece, quanto è bello quell'appagamento ottenuto nell'aver visto una serie meritevole e verso cui abbiamo nutrito aspettative tutto sommato modeste, contenute e dove, fino al momento di iniziare la visione, non ci siamo mai scomposti più di tanto, fregandocene altamente di cose come le canoniche campagne di marketing pubblicitario?
Io direi che quest'ultimo è un appagamento almeno dieci volte più grande di quello del caso precedente. Non fraintendetemi, però, perchè qui si sta parlando comunque di una serie che si portava dietro un buon numero di aspettative e soprattutto un paio di nomi parecchio altisonanti. Da una parte c'era Netflix, ormai considerata un'efficiente fucina per l'intrattenimento consumabile sul piccolo schermo, e dall'altra c'era David Fincher, nome più che noto per chi si interessi un minimo verso l'ambito cinematografico, qui nelle vesti di produttore e di regista per una manciata di episodi. In mezzo, c'è quella che potremmo definire la variabile impazzita, a cui vanno attribuiti però i giusti meriti: quel Joe Penhall che alla fine ha detto la sua forse anche più degli altri soggetti coinvolti, e questo nonostante avesse tutte le ragioni del mondo per impallidire di fronte all'inequità del confronto.
Il fatto è questo: prima di iniziare Mindhunter, mi aspettavo (naturalmente) di vedere qualcosa di soddisfacente, ma allo stesso tempo non sentivo quella premura caratteristica del bramare a grandi linee qualcosa di trascendentale. Ok che Netflix agli occhi di molti sforna sempre serie di enorme qualità, ma comunque non ha certo il tocco di Re Mida e non può trasformare in oro tutto ciò che le capita sottomano. Specularmente, David Fincher sa sicuramente il fatto suo quando si trova dietro ad una macchina da presa, ma in questo caso parliamo prima di tutto di un produttore e solo in un secondo momento di un regista. E non sempre dimostrare di credere in un progetto e finanziarlo è un indice di qualità effettiva a prescindere.
Così, con questi pensieri, mi trovai ad avviare l'episodio pilota. Con pensieri diversi da parte mia, l'episodio si consumò per tutto il suo minutaggio. Scorse, come il nastro per le registrazioni visibile nella sigla di apertura, nonché tra gli indiscussi simboli materiali della serie. A conti fatti, il primo episodio non sembrò regalarmi nulla di indimenticabile. Ma alcune cose, mi accorsi, stuzzicarono la mia curiosità. Mi intrigarono e mi invogliarono ad andare avanti nella visione. Lo scenario temporale della serie era quello degli anni '70, ma il periodo storico rappresentava più un contorno che altro: quel che emergeva veramente in Mindhunter era quell'atmosfera bella e dannata, da film noir dai temi sporchi ma comunque affascinante.
Agenti in giacca e cravatta, che non indagano sui canonici casi di cronaca, ma sul marciume più intimo e profondo della mente criminale. E' un'idea affascinante. Può funzionare. Ma il bello è che la serie non è solo questo.
La lampadina accesa, il vero colpo di genio sta nell'aver creato un prodotto in cui ogni momento topico è realizzato con una struttura narrativa teoricamente molto semplice: ci sono sempre tre uomini seduti in una stanza, due agenti e un criminale, che stanno ad un tavolo e...parlano. Tutto qua, davvero. Niente di particolarmente articolato, se non il modo in cui queste menti interagiscono tra di loro. L'una, il criminale, per essere scavata nell'indecifrabile causalità delle sue azioni. L'altra, gli agenti, per mantenersi il più recettiva possibile, per riuscire a carpirne costantemente gesti, sensazioni e riflessioni.
Insomma, tutto diventa una lunga e costante ricerca. Trovare il grigio per spiegare cosa sono il bianco e il nero. Capire l'umano all'interno del disumano. Ascoltare il male e le sue infinite ragioni, per sapere come combatterlo senza soccombere di fronte al suo ego.

Quanto è bello trovarsi al di sopra delle proprie aspettative?
Tanto, tantissimo.

Oldboy

Killer Is Dead gratis tramite Humble Bundle ahsisi

Non ci sono interventi da mostrare.