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Pink Floyd

Pink Floyd ha pubblicato un video riguardante - Astronomy - per iOS

Astronomy Domine

Prima traccia del loro album di debutto (The Piper at the Gates of Dawn), composta da Syd Barrett nel 1966.
Una delle canzoni più psichedeliche dell'album, genere che fu ribattezzato come Space Rock.

Pink Floyd - Astronomy Domine (Lyrics)

Pink Floyd - Astronomy Domine with lyrics

Pink Floyd

Pink Floyd ha pubblicato un'immagine nell'album Album

Volevo inaugurare la stanza in modo un po' insolito, e cioè partendo dalla fine: The Endless River, l ultimo album della band, uscito nel 2014, il pezzo (probabilmente) finale di un mosaico che ha fatto la storia della musica da 50 anni a questa parte. Ma facciamo un passo indietro.

2001_2003. Ho circa 12 anni. Non sono esattamente un appassionato sfegatato di musica ma vengo ben educato fin dalla giovane età all ascolto di grandi classici su vinile/musicassetta come Led Zeppelin, Rolling Stones, King Crimson, Dire Straits, Creedence Clearwater Revival, Uriah Heep, David Bowie, Jethro Tull, Jimi Hendrix, Genesis, Black Sabbath, Deep Purple, Metallica, Queen, Doors… Si insomma, il top (a tal proposito, un grazie grande come una casa ai miei genitori, che mi hanno fatto conoscere e apprezzare la VERA musica). Questo fino a quando mio padre non ritrovò dopo tanti anni una vecchia audiocassetta che non avevo mai visto (o di cui non avevo memoria, essendo poco più che bambino), e decise di riprodurla in mia presenza nel bel mezzo di un lungo viaggio in auto. Il nome sulla custodia diceva “Pink Floyd - The Dark Side of the Moon”. Conservo ancora un ricordo bellissimo e nitidissimo di quel fatidico viaggio in auto, viaggio in cui conobbi per la prima volta L’ESTASI. Signori miei. SIGNORI MIEI. Non potete immaginare come mi sono sentito. Vi giuro, per tutti i 45 minuti sono rimasto semplicemente pietrificato. Sguardo fisso nel vuoto. Credo di aver raggiunto per la prima volta la pace dei sensi. Non avevo MAI, e dico MAI sentito niente di simile. Era come se quella musica arrivasse da un altro pianeta. Quei 45 minuti sono diventate ore, e le ore sono diventate giorni, e alla fine avevo un solo pensiero fisso in testa: ascoltare l intera discografia di quella band. E da lì è iniziata la passione. Da allora non ci sono né santi né madonne: nessuna band, nessuna canzone, nessuna musica è più riuscita a regalarmi le stesse emozioni dei Pink Floyd.

Torniamo al presente. The Endless River. Il tassello finale, dicevo. Il punto d’arrivo di una passione che mi porto dietro da ormai 15 anni. L’ultimo album di una band che ha saputo letteralmente stravolgere la mia adolescenza, e da lì la mia esistenza. Non esaminerò in questa sede i precedenti lavori della band, do per scontato che se state leggendo sapete di cosa parlo e che probabilmente ne sapete quanto (o più) di me sull argomento, quindi non farò analisi tecniche né su questo né su nessun altro album, ciò non mi compete, sono solo un semplice uomo che ama la buona musica, un sognatore che dalla musica cerca prima di tutto le emozioni, quindi vi dirò semplicemente cosa ha rappresentato per me, nell intimo, questo album.
Innanzitutto lasciatemi dire che, nella mia assoluta ignoranza in materia, trovo questo album scandalosamente sottovalutato. Leggere recensioni che trattano un lavoro di David Gilmour-Richard Wright-Nick Mason in modo così tecnico e scientifico, come se si trattasse di recensire un artista qualsiasi, mi fa male al cuore. Qui non stiamo parlando di Antonacci o Moreno, NON E’ POSSIBILE vedere testate spiattellargli una media di 5-6/10. Perché SE The Endless River è un album da 5 o da 6, tutto il resto uscito nel 2014 E’ PURA MERDA. Parere mio.
Mentre scrivo sto ascoltando in cuffia Louder Than Words, la traccia finale dell album. L’ultima traccia dell ultimo album dei miei amati Pink Floyd… è come il punto alla fine di una frase. E mentre la ascolto mi sembra di rivivere tutte le emozioni vissute con i precedenti album, un brivido mi sale lungo la schiena e le lacrime, immancabilmente, iniziano a scendere. Perché non importa se la canzone è scritta da Gilmour, o da Waters, o da Wright o Mason o l’indimenticabile Barrett. Questi ragazzi mi toccano l’anima. La afferrano all improvviso e me la stritolano senza pietà, secondo dopo secondo, traccia dopo traccia, e inevitabilmente finisco per commuovermi. Non sono un tipo particolarmente emotivo, raramente mi commuovo di fronte alla scena di un film o faccio scorrere lacrime di fronte alle delusioni sentimentali o problemi di vita. Invece mi commuovo di fronte all’arte, alla perfezione, a una scena di Odissea nello Spazio o a un quadro di Michelangelo.
La PERFEZIONE che riescono a raggiungere questi GENI è qualcosa che trascende la semplice musica. A volte mentre li ascolto immagino che se un domani degli alieni dovessero scendere in visita sulla terra e ascoltare un album dei Pink Floyd rimarrebbero semplicemente sconvolti dalle capacità di noi esseri umani. Perché saremo anche stupidi, egoisti e crudeli ma diamine, quando penso che una manciata di uomini sono riusciti a creare questa musica mi rendo conto che qualcosa di buono in noi ci deve essere. Ecco, è con questi pensieri che ho ascoltato The Endless River e, in particolar modo, la sua bellissima e significativa traccia finale. E arrivato a questo punto mi spiace, ma un 5 o 6 come voto non riesco proprio a digerirlo. Non da fan. Non da persona che ha ascoltato, studiato e amato l’intera carriera di questi artisti.
So che, detto brutalmente, questo album è stato creato unendo e riarrangiando gli scarti del precedente The Division Bell del 1994, so che manca Roger Waters all appello e so che 17 tracce su 18 sono semplici esibizioni sonore senza un chiaro filo conduttore a tenerle insieme, ma diamine, se un album “fatto di scarti” è di questa qualità lasciatemelo dire, vuol dire che i Pink Floyd hanno davvero una marcia in più.
Quindi sono al corrente dei difetti di The Endless River ma, da fan sfegatato quale sono, so anche che l’album è molto di più di un semplice album. Ok sono di parte ma sia chiaro, non sto dicendo che si tratta di un capolavoro assoluto, e nemmeno che si tratta del miglior lavoro della band (o di quel che ne rimane). Anzi. Ma credo che qui stiamo parlando di un album che deve essere ASCOLTATO. E riascoltato. E riascoltato. E infine VA CAPITO. Perché non si tratta di una semplice operazione commerciale, i Pink Floyd non ne hanno bisogno, non è di certo la grana che gli manca, dopo 50 anni di successi mondiali, di tour esagerati e record di vendita inarrivabili dubito che il primo interesse di questi vecchietti (quelli rimasti in vita, almeno) sia quello di guadagnare altri quattrini che non riuscirebbero a spendere. E non si tratta nemmeno di un tentativo di stravolgere il mondo della musica, cavolo, l’hanno già fatto più e più volte nella loro carriera, in 50 anni hanno forgiato stili musicali innovativi e che tutt oggi vengono ancora (invano) presi come esempio da seguire da mezzo mondo quindi no: non devono dimostrarci proprio più niente. The Endless River non è niente di tutto questo, e prima te ne rendi conto, ascolto dopo ascolto, prima riesci a CAPIRE un album come The Endless River, che prima di tutto vuole essere un omaggio. Una lettera. Un messaggio. Un addio
È un chiaro omaggio al compianto tastierista Richard Wright, prima di tutto un amico ma anche un musicista spesso sottovalutato che in realtà ha contribuito in modo potente e inequivocabile alla maturazione stilistica della band. Si capisce dall enfasi data alle tastiere, con quel suono cosi avvolgente, cosi perfetto, cosi… Richard Wright.
È una lettera d amore verso i fan, un album carico di feels che con le sue tracce ripercorre l’intera carriera dei Floyd, dai toni psichedelici delle prime sperimentazioni degli anni ‘60 al sound più maturo, emotivo ed introspettivo degli anni ‘80/90, tra successi stellari, record infranti, amicizie create e distrutte, vite, morti, miracoli e un amore smisurato per la musica. Per la poesia. Per l’Arte.
È un messaggio dritto a noi, che tra le note finali di Louder Than Words ci dice “questa cosa che facciamo, è più forte delle parole, il modo in cui si dispiega, è più forte delle parole, la somma delle nostre parti, il battito dei nostri cuori, è piu forte delle parole”. Un messaggio che descrive appieno l’anima dell album, ma anche della band e del loro modo di intendere la musica. A volte le parole non servono, perché gli strumenti con cui parlano i Floyd riescono a trasmetterti le stesse emozioni anche senza di esse, e forse riescono anche a darti qualcosa in più… ed è proprio questo che contraddistingue UN GENIO da un talento.
Ed è infine un addio, a partire dalla cover e dal nome stesso dell album: un Fiume Infinito, al di là dello spazio e del tempo, un uomo su una barca che rema tra nuvole di emozioni che non avranno mai fine, perché se la musica può passare di moda l’arte dei Pink Floyd è per sempre.
-Mark-

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