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Cover Bound

Sviluppato da Plastic Studios e prodotto da SCEA, Bound è un platform game uscito il 16 agosto 2016 per PlayStation 4.

6.7

Recensioni

3 utenti

Dobby

Dobby ha scritto una recensione su Bound

Cover Bound per PS4

In Bound manca coesione tra immagini e suono. Il design degli ambienti è ridondante e a seguito dell'impatto iniziale l'approccio visivo incomincia a scemare molto velocemente. I passi di danza non inficiano quasi mai nel gameplay, sembra di dimenarsi nella solitudine senza che qualcosa possa accadere davvero. Non ha senso far ballare la ragazza adornandola solo con ghirigori! Almeno poteva essere cambiato il ritmo della musica in base ai movimenti, sentire qualche nota di pianoforte o dei suoni. E invece poco niente...
Questo pesa tantissimo sul gioco in se, perché pur durando un paio di ore sembra di starcene appresso il triplo. La storia è carina, il modo in cui è raccontata sulla spiaggia mi è piaciuto mentre sull'altro versante pecca di approssimazione e di qualche contenuto in più.
Buono per una fucina di screenshot di alto livello, poi ahimè poco altro.

Clowen

Clowen ha scritto una recensione su Bound

Cover Bound per PS4

Quella di Bound è stata un esperienza molto particolare, ma non per questo brutta, anzi, mi è piaciuta tantissimo.

Quel che mi ha più catturato in questo titolo è sicuramente la composizione degli scenari, molto particolari, composizioni generati da forme poligonali semplici ma d'impatto. A dimostrare quanto sia particolare vi è anche la protagonista, che si muove con dei movimenti molto leggeri e soavi, danzando in un modo delicato e incantevole.

Il gioco ci metterà nella posizione di indagare in alcuni ricordi di questa ragazza incinta - che viene "introdotta" dal pre-inizio del gioco -. A quanto pare, la protagonista non ha ancora interiorizzato il distacco dei due genitori, e appunto per questo, ci ritroveremo a vagare in alcuni ricordi dove assisteremo dall'inizio alla fine sia nel mondo poligonale della Principessa danzatrice che in alcuni flashback del mondo reale, tutto il percorso di questo trauma, affrontando una tematica che ancor tutt'oggi non è facile affrontare.

Penso che Bound sia uno di quei titoli non adatti a tutti, visto che per certe fasi può risultare molto ripetitivo e noioso se non si è "fanatici" di questo genere di produzioni. Personalmente son felice di averlo giocato, mi ha catturato per due ore in questo particolare mondo con la sua altrettanto particolare esperienza.

Hafufu

Hafufu ha scritto una recensione su Bound

Cover Bound per PS4

Dopo l'esperienza trascendentale di Journey, Santa Monica Studios torna per deliziarci con un nuovo progetto, assegnato alla Plastic Games, studio polacco che forse alcuni di voi ricorderanno per Linger in Shadows.
Il trailer da lacrime, emblematico ed emotivamente trascinante, faceva presagire un'avventura videoludica non dissimile dal precedente capolavoro dello studio interno di Sony, rientrando nel circolino del "gioco nongioco".
L'approccio iniziale col mondo poligonale di Bound genera curiosità e stupore, timidezza nel doversi muovere con leggiadria in un ambiente con forme geometriche apparentemente composte di carta, che si distorcono, si comprimono e pulsano, come fossero vive.
Ci si sente anche un po' confusi, da un ambiente sostanzialmente estraneo in cui, influenzati dalla esperienza di Journey, si è consci di doversi muovere, apparentemente senza meta od obiettivo.
Unendo i frammenti che compongono la narrazione, si inizia a comprendere una trama apparentemente criptica ma che sostanzialmente tratta temi conosciuti: il distacco dai genitori, l'abbandono, l'infanzia, la separazione.
Ci ritroveremo a vagare anche all'interno di ricordi frammentati, vivendo scene bloccate dal tempo e dalla memoria come spettatori indiscreti, assistendo a litigi, incomprensioni che poi porteranno ala separazione dei due genitori.
L'esperienza viene così vissuta strappando le pagine di un diario, ricordando quegli eventi e vivendoli in un mondo alieno, a passi di danza.
Ciò che è inizialmente suggestivo diviene presto ripetitivo e noioso in un sistema di gioco strutturalmente semplice, con fasi platform basilari.
L'incanto rischia di esser momentaneo con la ripetitività delle ambientazioni, senz'altro originali, ma che non variano sul tema se non nel concepir nuove forme ma senza particolari sorprese, senza osare laddove forse si crede di aver già osato molto proponendo uno stile grafico unico nel suo genere.
Bound è strano.
Vorrei mi piacesse di più ma non ci riesce.
Non so se sia necessariamente colpa del gioco in sé ma l'esperienza che propone non riesce a coinvolgere quanto dovrebbe e quanto ci si aspetta.
Si vaga, con linearità, troppa linearità, in una routine che si conclude in un paio d'ore lasciandoci un po' indifferenti nel finale.
"mbè, tutto qua?"
Gli hipster del videogioco lo ameranno oppure lo snobberanno. Dipende.
Non riesce certamente a vantare della maestosità di Journey, né della magia dei progetti "minori" quali fl0w e Flower.
Rimane, comunque, uno dei prodotti "indie" più interessanti dell'anno, in un panorama indie molto affollato e pulsante in questo 2016.
Ma qualche sbadiglio lo si fa, un po' l'abbiocco prende e il finale sbrigativo e inconcludente gravano sul giudizio di un gioco che comunque ha un'estetica formidabile e un level design davvero unico, tra i più originali dell'ultimo decennio videoludico.
La modalità fotografica ci permette inoltre di goder appieno di tal magnificenza visiva, con tanti di inclinazioni e filtri da applicare agli screen salvati, con possibilità di applicar poi i filtri in game dopo il primo playthrough.
Bello, indubbiamente, ma non basta; purtroppo stanca presto e la sensazione di inconcludenza c'è.
La scatola dei fazzoletti, comprata per l'occasione per raccogliere tutti i lacrimoni del caso, rimane intonsa.
Paradossalmente, mi ha generato più emozioni il trailer dell'E3 rispetto all'esperienza vissuta giocandoci.
Stranezze.

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