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White Day: A Labyrinth Named School PS4

Sviluppato da ROIGAMES Inc. e prodotto da PQube, White Day: A Labyrinth Named School è un gioco d'azione e avventura uscito il 25 agosto 2017 per PlayStation 4 · Pegi 18+

·
8.4

Recensioni

1 utente

Blue.Ink
Cover White Day: A Labyrinth Named School per PS4

Gli avi degli asiatici sono più arrabbiati dei nostri

Nel filone J-horror di fine anni '90 - inizio 2000, i protagonisti sono senz'altro gli yūrei, quei fantasmi che per via di qualche misterioso arcano non riescono a trovare la pace infestando il mondo dei vivi.
Ebbene pare che nella cultura asiatica tanto è cattiva la sorte toccata ai malcapitati, tanto sono terribili i fantasmi stessi.

Questo gioco coreano, remake dall'originale del 2001, non fa eccezioni.
I malcapitati studenti/insegnanti passati a miglior (sicuro?) vita hanno infatti trascorsi terribili e proprio in questo White Day riesce bene. Scoprire le storie di questi fantasmi è sempre interessante: troveremo stralci delle macabre storie avvenute tra le mura della scuola e, almeno le prime volte, sarà una sorpresa trovare queste presenze in giro quando magari avevamo pensato che le storie si limitassero ad una collezione di documenti.

La trama ha un incipit abbastanza banale con un filmato introduttivo tutto rose e fiori che purtroppo stona col resto dell'atmosfera del gioco: un ragazzo che durante il white day decide di restituire alla sua cotta il diario da lei perso. Ovviamente decide di farlo di notte cercando di lasciare il suddetto diario a scuola.
Insomma, non avendo il coraggio di dichiararsi, si troverà fregato dovendo trovare coraggio con gli interessi.

Per quanto riguarda il gameplay, alcuni enigmi sono davvero interessanti e abbastanza complicati intervallati da sezioni di esplorazione in cui un maledetto bidello ci inseguirà.
Infatti impareremo presto a riconoscere il rumore delle sue chiavi o il suo fischiettio minaccioso come impareremo altrettanto presto ad usare un accendino ("Quando corri, spegni l'accendino") anzichè accendere le luci delle aule e richiamare le attenzioni dei vari inseguitori.
Si salva la partita consumando dei pennarelli sulle bacheche e potremo curarci con succhi di soia reperibili negli appositi distributori automatici.
Inoltre ci sono diversi finali in quanto, di tanto in tanto, possiamo fare delle scelte e dare delle risposte diverse ai personaggi che incontreremo nell'avventura.

Se il comparto grafico non è dei migliori perché datato, è pur vero che nonostante gli horror realistici rendano meglio, questo in particolare trova nella grafica fumettosa un suo stile che non distoglie dall'atmosfera ad eccezion fatta di qualche fantasma che spunta con una sovraimpressione sullo schermo che poteva rendere meglio diversamente.

Perché se ha questi difetti comunque è un bellissimo gioco?
Perchè è un horror old school che non ti aiuta a trovare le soluzioni, devi sbatterci la testa finchè non capisci cosa fare come si faceva una volta, ti riporta indietro negli anni. Perché ha atmosfera a pacchi. I posti tipici sanno di orrore esotico ed i fantasmi allo stesso modo sembrano ancor più strani e folkloristici di quelli che abbiamo conosciuto in altri titoli.
La tensione non lascia mai e, maledizione, la traccia con le voci di donna fa accapponare la pelle oltre al bellissimo tema principale che vi entrerà in testa in un nanosecondo.

Seppure con qualche difetto, un gioco di culto.
Da avere in formato retail.

PlayStation Bit

White Day: A Labyrinth Named School – Recensione

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