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Sviluppato da Monolith Software e prodotto da Nintendo, Xenoblade Chronicles è un gioco di ruolo uscito il 19 agosto 2011 per Wii · Pegi 12+

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""Xenoblade Chronicles" è un vero e proprio gioiello, uno di quei titoli in grado di ridare lustro a un'intera softeca e di riportare in auge l'intera categoria dei GDR giapponesi. Un sistema di combattimento intelligente e fresco, una bella storia, una longevità ottima e un tasso di sfida nettamente più alto della media, fanno di Xenoblade Chronicles un titolo che gli appassionati di J-GDR non possono assolutamente lasciarsi sfuggire. I difetti della produzione Monolith Soft sono davvero risibili, e sono per lo più legati alla telecamera durante i combattimenti, a volte imperfetta, e a un tasso di difficoltà forse fin troppo alto per i giocatori europei. Quest'ultimo, in realtà, potrebbe essere considerato un punto a favore per gli appassionati!" da Cyberludus.com

9.6

Recensioni

59 utenti

Game Legends

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Raptor Akira

Raptor Akira ha scritto una recensione su Xenoblade Chronicles

Cover Xenoblade Chronicles per Wii

“Molto tempo fa il mondo non era altro che un mare sconfinato, avvolto da un cielo infinito la cui estensione raggiungeva i limiti dell’immaginazione. Poi apparvero due gigantesche divinità: Bionis e Mechanis. I due erano serrati in una lotta senza tempo, finché alla fine… non rimasero che i loro corpi senza vita”.

https://www.youtube.com/watch?v=KjynCws7 ..

La Xeno serie è divenuta col tempo la mia serie preferita in assoluto, dai temi canonici, la ricerca della giusta musica, la voglia di provare ad essere diversi, che sia nel gameplay o nella storia che si vuole raccontare, e non per ultima la qualità.
Xenoblade Chronicles è il figlio “adottivo” della serie, nato originariamente con il semplice titolo “Monado: Beginning of the World”, ne acquisì il patrizio prefisso tramite Nintendo, come omaggio per il ritorno in scena del talentoso direttore Tetsuya Takahashi, ma non per questo il mastodontico jrpg sviluppato da Monolith Soft si presenta come un progetto minore e senza ambizione all’ombra dei mai abbastanza blasonati parenti e dell’intero panorama del genere.
Xenoblade Chronicles viene alla luce come rara opera e gran titolo del jrpg moderno.

L’incipit contestuale e narrativo di Chronicles è uno dei miei preferiti dell’intero media, sul corpo di due giganti cadute insieme in una battaglia senza tempo si sviluppano, dopo millenni, diverse forme di vita: una biologica e una tecnologica; ed è sul corpo di questi due giganti che le (nostre) vicende prenderanno piede.
Come di consuetudine per la penna di Takahashi, la sceneggiatura di Chronicles propone molti elementi di complessità e studio nella ricercatezza, si mescolano sapientemente fantasy, fantascienza, filosofia e spiritualità. Ogni evento non viene lasciato al caso, raccontato con completezza e congruenza e presentando la storia di Chronicles come un scritto corposo, spaziando tra elementi di epica e drama a momenti intimi e di maggiore riflessione.
Il maggior picco di qualità e pregio è sicuramente la sua coerenza e connubio fino all’ultimo respiro tra gli eventi narrati e la “Monadologia” del filosofo Leibniz, donando ad una trama che comunque non si presenta come qualcosa di magnifico, imprescindibile ed irrinunciabile, (soprattutto in rapporto col passato della serie) ma categoricamente buona e al di sopra una fallace media; dal significato intrinseco che non rende il viaggio intrapreso da Shulk e compagni una “semplice e banale” storia di un viaggio di vendetta, dai molteplici colpi di scena e battute e composta comunque di alcuni momenti prevedibili che sanno di già visto, complici anche i personaggi, ma ha quel qualcosa (che sarebbe) di più e che troppo pochi riescono a proporre.

Tuttavia la portata della storia non raggiunge la stessa qualità con l’aspetto relativo alla tecnica narrativa. Nonostante la grande abilità di Takahashi nel creare e dare enfasi alle scene che propone, la narrativa pecca in fatto di ritmo e gestione dei colpi di scena. Dopo un inizio in medias res, infatti, la storia si affloscia e diventa placida lasciando, tra sporadici eventi di particolare importanza, momenti di stasi narrativa che si annichilisce nell’ultimo quadrante di avventura, dove invece il ritmo accelera in maniera veramente eccessiva, tra colpi di scena ed avvenimenti in successione non sempre costruiti nella maniera migliore possibile all’interno di quello che è comunque, duole dirlo, la creazione di un buon climax. Una migliore gestione avrebbe beneficiato sia agli eventi che alla modalità di gioco, ma non per questo intacca in maniera veramente rilevante il complesso narrativo.

Il punto più basso è invece raggiunto dal cast di personaggi. Sarebbe eccessivamente superfluo e prolisso analizzare ogni personaggio nel dettaglio, mi limito a dire che si tratta di un cast coeso, variegato e funzionale, ma malgrado questo si presenta piuttosto standard, nessuna personalità spicca in maniera particolare rimanendo piuttosto piatta, di più se ne sentono le mancanze soprattutto sul fronte degli antagonisti. Funziona se non si cercano elevate pretese in ciò che concerne la personaggistica, come detto i rapporti tra di loro sono coerenti e ben tratteggiati, ma nel singolo di ciascuno di loro si potrebbe esigere ben di più.

“L’incipit contestuale e narrativo di Chronicles è uno dei miei preferiti dell’intero media”, basta guardare la cura riposta nella creazione dell’universo visivo di Xenoblade Chronicles. Nella scalata dei due colossi si verrà immersi da vastissime regioni formatesi sul corpo dei due giganti, tra le pianure formatesi in una gamba, un lago nato nella nuca, o dei monti e gole tra la spalla e la clavicola. Ogni area è immensa e geograficamente ricca e complessa, tinteggiata da laghi, cascate, ruscelli, grotte, ponti o rovine, le ambientazioni sono dunque un gioco di colori, dettagli e particolari, con uno sconfinato orizzonte visivo che amplia ulteriormente la vastità dell’ambiente di gioco, vastità che spesso fa desiderare l’utilizzo di un mezzo di spostamento veloce e non la sola corsetta appena accennata dei personaggi, fortuna che esistono i viaggi rapidi, attuabili in qualunque momento e zona della mappa.
L’immersione nel corpo di Bionis e Mechanis lascia senza fiato, la coesione e coerenza tra ambienti, insieme al level design è strabiliante facendoci capire tramite il semplice orientamento in quale parte del gigante sono posizionati i nostri piedi, ogni insenatura o angolo nasconde qualcosa, che sia una nemico unico, oggetti rari o punti esperienza, o la semplice gioia visiva di uno scorcio particolarmente caratterizzato e ridefinito. Tutto questo nasce grazie ad una direzione artistica assolutamente magistrale, ricercata ed unica.
La varietà della flora e della fauna, diversificata per ambienti, contribuisce ad aumentare la sensazione di trovarsi all’interno di un mondo vivo, pulsante e complesso, grazie anche alle casuali condizioni atmosfera e un ciclo giorno/notte, diversificato anche questo per ambienti, a modificare intorno a noi non solo la flora, la fauna, gli npc e l’ovvia illuminazione, ma anche elementi ambientali, ed ecco che così anche l’ambientazione, che di giorno pare più generica di quello che dovrebbe, di notte si trasforma in una zona dalla bellezza sconcertante, quasi commovente.
Come anticipato poc’anzi, gli npc che popolano il mondo di Xenoblade Chronicles seguono degli orari, ciascuno di loro e dotato di nome e sono legati tra loro da una mappa di affinità. Parlando con loro si possono scoprire piccoli dettagli interessanti della storia o piccole vicende che li legano tra loro.

La stessa musica è situazionale, tra la varietà e i brani pimpanti degli ACE+, il “fantasy” di Manami Kiyota, qualche sporadico pezzo della Shimomura e un ending theme firmato Mitsuda, la melodica colonna sonora si presenta come un’ulteriore punta di diamante nel gioiello raffinato dai Monolith. Anche in questo caso non mancano brani più deboli di altri, diversi pezzi suonano molto generici e poco accattivanti, in un’altalena che oscilla tra il mediocre e il capolavoro, ma si parla sempre di brutti nei in quello che complessivamente è un lavoro di gruppo da prendere d’esempio, ottimo nel complesso e ineccepibile per ogni amante della musica. Ogni brano abbraccia ciò che circonda, che sia una cutscene, una battaglia o una location, con una coesione musica-ambiente eccellente, commovente ed esaltante. Ci sono, invece, diversi errori nella direzione del suono, con sbalzi tra effetti sonori e voci, mix di brani fatti male e scelte molto discutibili di utilizzi di brani in alcune cutscene (anche se si contano sulla dita di una mano).

Sul lato gameplay Chronicles si mostra come un titolo dinamico, variegato e profondo, ma non così tanto da intimorire i giocatori meno esperti ma nemmeno da deludere quelli più esigenti. La personalizzazione di ciascun membro del party, tra le sue varie specializzazioni, del gruppo stesso e la scelta di equipaggiamenti e armamenti fornisce un grande grado di profondità e caratterizzazione del proprio stile di gioco. Il combat system così funziona egregiamente, brutto da vedere, ma bello da giocare, ogni scontro va saputo dosato, affrontato con attenzione e gestito, soprattuto nella meccanica delle visioni, una semplice disattenzione può portare alla morte; morte mai punitiva e che ci riporterà all’ultimo landmark visitato, lasciandoci, nel caso di scontri con nemici multipli, i punti esperienza guadagnati, invogliandoci a provare, senza essere frustrante, in un grado di sfida ben calcolato e non tendente né verso il basso e né verso l’alto.

Le sidequest sono completamente opzionali, tutte fetch da completamento passivo. Missioni semplici, ripetitive, mal spiegate e senza le opportune indicazioni, tediose per chiunque intrepido a volerle completare, ma che non aggiungono nulla all’esperienza di gioco. Decisamente di poteva fare di più.

In conclusione Xenoblade Chronicles è un gioco che ricorderò ancora per molto, un’opera fantasy capace di accogliere un’ampia cerchia di pubblico, avvicinando il genere dei jrpg a quello dei giochi di ruolo occidentali, ma rendendolo pure un titolo accessibile per i neofiti e strizzando l’occhio verso l’hardcore game. Un’opera maestosa vista la macchina su cui è stata sviluppata e il probabile basso budget fornito alla produzione. Nel complesso Xenoblade Chronicles è, attualmente, l’esperienza Xeno più bilanciata e coesa in termini di narrazione e gameplay, nessuno dei due sovrabbonda sull’altro, in un titolo che, tra molti alti e qualche basso, è capace di offrire un’esperienza almeno soddisfacente su tutti i fronti.
Takahashi e i Monolith sanno il fatto loro, facendo sentire ancora una volta la voce grossa in ciascun panorama in cui uscirono i loro giochi.
Sarò sincero, questo è ad oggi (considerando la Xenosaga nel suo complesso) il mio Xeno spreferito e reputato peggiore, ma nonostante ciò è un gioco che ho amato in tutto il suo svolgimento e che mi porterò dietro ancora per molto tempo. Che siano i suoi orizzonti, alcune sue musiche, le ore passate a gironzolare nelle Paludi di Satori, nel Monte Valak o sulla gamba di Bionis, nella soddisfazione di sconfiggere nemici unici che tempo prima me l’avevano messo nel didietro a tradimento, nelle aree segrete scoperte solo tramite la dura e cruda esplorazione, tra memes vari, ma anche in particolari tratti della sua lunga storia.
Ringrazio chi è arrivato fino in fondo a questo parere che poi è andato a sfociarsi in una “recensione”. Ma è proprio il mio amore per questa serie e il rispetto che provo per questo titolo, Takahashi e i Monolith Soft, che mi ha portato ad essere maggiormente prolisso e “critico” su particolari caratteristiche.

8

Voto assegnato da Raptor Akira
Media utenti: 9.6 · Recensioni della critica: 9.2

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