Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti adesso per iniziare.

Blue.Ink condivide alcuni suoi interventi solo con i suoi amici. Se vuoi conoscere Blue.Ink, aggiungilo agli amici adesso.

Blue.Ink

ha scritto una recensione su DiRT Rally

Cover DiRT Rally per PS4

Di faccia nel fango

Non mi piace recensire giochi di corse perché di solito il voto, in un gioco del genere, è basato sul grado di realismo/offerta di quantità e qualità di contenuti e quindi, di conseguenza, quasi del tutto matematico. Non è il caso di Dirt Rally.

In origine, in contraltare al meno simulativo WRC, c'era "Colin McRae Rally" a dare pane per i propri denti agli appassionati di rally.
Poi, dopo la tragica morte dello scozzese volante Colin CmRae, la serie usò solo l'appellativo di "Dirt", virando su qualcosa di meno realistico.

Un gruppo di sviluppatori appassionati decise di rischiare e portare alla luce un esperimento che andava fortemente verso il realismo;
il progetto fu lodato in fase early access, venne espanso, per poi passare ad essere un vero e proprio titolo completo per tutte le console con una vera distribuzione.
Per questo mi sento di scrivere due parole e lodare Dirt: Rally.
E' il vero gioco per appassionati di rally che vogliono spingere sull'acceleratore in una simulazione senza alcun compromesso.

Si viene lanciati a velocità folli su qualsiasi tipo di sgretolatissimo fondo stradale disconnesso, peggio delle strade calabresi, con il fango sotto il sedere e, volendo, senza nessun aiuto alla guida.
Il gioco infatti è davvero difficile ed oltre ad essere nudo e crudo, ci porta a spingere le nostre capacità di piloti virtuali al limite già da subito per racimolare qualche centesimo di secondo e sperare di arrivare tra i primi posti. Quasi un Souls-Like del motorsport; ma è proprio questo il bello: si viene costretti a combattere contro i proprio limiti e contro un ammasso di ingegneria ostile, ma si guida e basta, senza fronzoli.

L'audio è curatissimo: con delle belle cuffie ci possiamo sentire in quell'abitacolo di ferraglia con il rombo dei motori modificati, le pietre che ci saltano sul plexiglass ed il turbo che si sforza di spingere a pressioni improponibili il tutto.

Purtroppo una pecca di questo gioco è la mancanza di un bel numero di contenuti, seppur in quelli presenti, il dettaglio è fantastico.

Dirt: Rally è tra le migliori simulazioni corsaiole di sempre e forse con qualche auto, luogo e tracciato in più, sarebbe stato il racing game più appassionato di sempre.
Per questo scrivo queste due righe, e per questo è da lodare un esperimento riuscitissimo che ti fa sentire quasi l'odore di benzina nella stanza e fa tornare la voglia di guidare, guidare sul serio, guidare e basta.
Un'ulteriore plauso alla Legend Edition che aggiunge all'offerta un DVD tributo a Colin McRae che sottolinea l'amore per il personaggio e per il rally facendoci sentire in una cerchia di appassionati puristi dello sport.

Grazie sviluppatori coraggiosi e sopratutto ciao Colin che sicuramente sgommi ancora nell'alto dei cieli.

Blue.Ink

ha scritto una recensione su Life is Strange

Cover Life is Strange per PS4

Un'istantanea per i sensibili eroi di tutti i giorni.

Life is Strange è uno scatto d'autore, la perfetta dimostrazione che i videogiochi possono essere lo strumento più potente per raccontare una storia; e la storia in questo caso è una delle più mature mai viste in un gioco a dispetto dell'apparenza da teen drama. Errato categorizzarlo così e, a dirla tutto, errato categorizzare quest'opera in qualsiasi modo.

E' una di quelle storie che vorresti non finissero mai, che alla fine ti lasciano un incolmabile senso di vuoto, che ti lasciano delle immagini impresse nella mente, dei momenti memorabili, dei luoghi nel cuore e l'unica consolazione di poter tornare a trovare i personaggi che lo abitano e rivivere tutto con una consapevolezza diversa.

Si parla di un viaggio che il giocatore fa mano per mano con i protagonisti. Proprio grazie a loro accade un vero e proprio miracolo dell'empatia che, tra le altre cose, ci smuove proprio per ritrovare il contatto tra noi, le persone e tutto ciò che ci circonda.
Sono sicuro che è stato facile per molti mettersi nei panni di Max, una perfetta geek che vive nel suo mondo fatto di fotografie ed innocenti ambizioni e deve scontrarsi con la dura realtà ed i problemi "degli adulti", o mettersi nei panni della ribelle Chloe, ferita nel profondo da un mondo che sembra volerle togliere tutto ciò che ama.
Scommetto che è stato facile anche provare uno smisurato senso di protezione nei confronti della dolce Kate Marsh o simpatia per il leale e amichevole Warren, come scommetto che anche per i viziati e cinici Nathan o Victoria si possano provare sentimenti contrastanti e si possa provare a immaginare un destino diverso per loro nei pochi momenti in cui il loro lato umano e impaurito esce fuori.
Ognuno dei protagonisti meriterebbe pagine su pagine per essere spiegato in maniera da rendergli giustizia ma il personaggio chiave è una certa Rachel, ragazza che già all'inizio dell'avventura sappiamo essere misteriosamente scomparsa , con un fascino magnetico che sembra attrarre tutti a se, nel bene e nel male, e pare influenzare tutti i personaggi nonostante la sua assenza.
Pian piano la sua storia emergerà dettando il ritmo di un vero e proprio thriller costruito a regola d'arte; ad ogni indizio ci si apriranno nuove piste facendoci sentire talvolta dei veri detective e senza farci capire dove davvero gli autori vogliono andare a parare grazie ad una soluzione per niente banale.

Come dicevo, pensare che si tratta di un dramma per adolescenti è quanto di più sbagliato si possa pensare.
Infatti, proprio dopo averci catturato con una atmosfera perfetta, che rende il gioco un vero e proprio spaccato di vita di Max, con tonnellate di cultura pop e citazioni mai messe a caso o ostentate, che LiS ci butta addosso i veri temi che vuole trattare.
In LiS si parla di destino, morte, eutanasia, droghe, amori non ricambiati o persi per sempre, corruzione, bullismo e cyber-bullissimo, suicidio, omosessualità, rimorso, religione, paura per il futuro, paura di scoprire se stessi, ma anche di amicizia nella forma più pura, tenerezza, empatia, senso di protezione, lealtà...
Vista la mole di contenuti si potrebbe pensare ad un calderone dove si è buttato di tutto ma è proprio qui che gli autori sono riusciti a fare la differenza; questi temi sono sempre posti in maniera elegante e talvolta velata, come se ci voglia una spiccata sensibilità per capire di cosa ci stia parlando il gioco, come se ognuno possa capire solo le cose che lo toccano nel profondo e possa vedere solo quello che decide di vedere.
Quando il giocatore decide di vederli, tuttavia, questi temi vanno trattati con cura, da adulti.
E' appunto la presa di coscienza del fatto che alcune cose possono essere affrontate solamente abbassando le difese costruite dalla società in cui ci troviamo, a far pesare ogni scelta e a farci riflettere anche per molti minuti davanti le schermate che aspettano una nostra risposta, senza che nemmeno un superpotere, grande bugia, possa aiutarci davvero.

Infine la colonna sonora è un ulteriore tassello di cultura pop che va inserirsi in maniera perfetta con brani che vanno da Josè Gonzalez agli Alt-j e ad un infinità di gruppi indie che dipingono un quadro estremamente coerente con i bellissimi e sognanti paesaggi del gioco, anch'essi creati con l'attenzione ad ogni minimo dettaglio
per riuscire a farci entrare completamente in un mondo che sembra respirare e muoversi intorno a noi.

Sono sicuro che Life is Strange, grazie alla sua potenza narrativa farà innamorare, arrabbiare e commuovere tutti, ma è dedicato soprattutto ad ogni piccolo Max timido, sensibile ed a disagio nel mondo, oltre che essere un inno alla riscoperta dell'empatia, ormai quasi persa nel mondo attuale, ed un incoraggiamento ad essere un aspirante "Eroe di tutti i giorni".

Stra-consigliato per tutti, grandi e piccini, videogiocatori e non.

Blue.Ink

ha scritto una recensione su Detention

Cover Detention per PS4

Il club del libro ed il terrore bianco

Detention è probabilmente uno dei migliori giochi horror usciti da qualche anno a questa parte. E parlo dell'horror bello, quello fine; perché oltre a farci accapponare la pelle, ha qualcosa da raccontare.

E' proprio dall'urgenza di rendere nota una storia importante che gli autori sono partiti a costruire il gioco. Detention è ambientato in Taiwan negli anni '60, durante una legge marziale che reprime ogni forma di dissenso al regime; che sia un idea o un libro (di cui si parlerà molto nel gioco) e che rende la vita più difficile. Allo stesso tempo, senza lasciare in secondo piano la vicenda storica, Detention riesce a narrare anche il contesto familiare della protagonista.

Nel particolare la storia narra di Ray, una giovane studentessa, che nel mezzo di un tifone si trova isolata nella sua scuola e, mentre attende il passare della notte, finisce in preda ad un incubo che sembra trasformare tutto in qualcosa di molto oscuro.

La natura 2D di Detention si sposa alla perfezione con i disegni particolarissimi che risultano "Creepy a modo loro" e a differenza di altri indie non fa sentire la mancanza di una terza dimensione per far sembrare il gioco importante. Una cosa da premiare è la grandissima cura per i particolari che rendono l'ambiente davvero credibile e costellato da pezzi di tradizione orientale. Le mappe poi, sono disegnate molto bene anche se saremo costretti ad un minimo di backtracking, come da tradizione, in pochissime macro-aree.

A ostacolarci ci saranno una manciata di spiriti presi dal folklore e presentati come delle leggende su dei fogli che troveremo durante il nostro percorso. Non si può combatterli ma bisognerà sfruttare delle basilari meccaniche stealth per aggirarli come ad esempio trattenere il respiro quando ci passano a fianco o semplicemente fuggire

Ci tengo a precisare che il gioco non è mai scorretto nei nostri confronti;
ogni elemento chiave si trova al posto giusto in modo da prepararci per tempo e addirittura evitandoci eccessivi vai e vieni da posti inutili, sensazione che non ho mai provato in un gioco del genere.

Non ci sono veri e propri jumpscare. Piuttosto, in qualche rarissimo caso, ci sono delle sequenze con tagli veloci che rimangono comunque costruite con molta intelligenza. L'orrore è dovuto più che altro alla storia di sfondo e alle ambientazioni che sembrano aver assorbito ogni residuo delle oscure vicende narrate. Vorrei non nominare altri giochi perché ormai per identificare un horror moderno, l'appellativo migliore sembra essere diventato "silenthilliano", ma in questo caso gli ambienti ricordano davvero molto, in un senso estremamente positivo, l'otherworld di Silent Hill come anche la tipologia di enigmi: intelligenti anch'essi, molto simbolici, quasi rituali, a volte abbastanza complicati ma sempre risolvibili con la logica.
In tutto Detention, in realtà, è difficile rimanere bloccati. Non perché il gioco sia particolarmente lineare ma perché, più che in altri titoli che usano soluzioni assurde, qui basterà sempre seguire la logica ad eccezione forse di qualche parte più eterea e volutamente lineare verso il finale.

La musica infine ci accompagnerà dall'inizio alla fine dell'avventura con tracce quasi esclusivamente d'ambiente molto avvolgenti e talvolta sofferenti. In cuffia l'amalgama generale è quasi psichedelico dopo un po' di tempo e ovviamente quando c'è n'è bisogno diventa estremamente inquietante mescolandosi quindi benissimo con gli effetti sonori e con l'ambientazione. Da brivido.

Per concludere non posso che consigliarvi questo gioco e dire che chiamarlo gioco è riduttivo perché più che in altri casi si parla di un esperienza a 360 gradi costruita ad opera d'arte, nonostante qualche giocatore possa avere una prima impressione di amatorialità data dalla natura indie del titolo.
Direi che se c'è un gioco che possa essere definito "silenthilliano" questo è proprio Detention, senza niente togliere alla sua originalità data da altri mille fattori e spinto dal dovere di raccontare una storia importante sollevando temi adulti che probabilmente ci lasceranno a riflettere per un po'.

Inaspettato ed essenziale.

Non ci sono interventi da mostrare.