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Diego Fusaro

Premesso che per me il governo giallofucsia è un abonimio, non mi è chiaro il senso dell'operato di chi -e lo rispetto- è sceso in piazza. Si è votato nel 2018, poi qualcuno ha staccato la spina ed è uscito sbattendo la porta. Dunque? Bastava non staccare la spina, semplice.

Diego Fusaro

Il voto italiano visto dall'ultimo piano dell'Olimpo della global class turbosorosiana:
34,33 % analfabeti;
22,69 % popolo eletto;
17,07 % analfabeti e pure matti;
8,79 % potenzialmente come il popolo eletto;
6,46% trogloditi.

Diego Fusaro

Nella nuova società tutto deve essere liquido, fluido e flessibile: financo le identità sessuali, ridefinite sempre da capo dal nuovo spirito del fanatismo economico chiamato pudicamente economia di mercato. Non più uomini e donne, con etica solidale familiare: solo atomi unisex e gender-fluid, queer e con sradicamento sessuale incorporato. Proprio come non vi saranno più cittadini di Stati nazionali con diritti e doveri, ma consumatori migranti e apolidi votati all’erranza permanente legittimata falsamente come cosmopolitismo. Ecco l’essenza del nuovo tecnoturbocapitalismo postnazionale planetario.

Diego Fusaro

L'elogio ipocrita dell'immigrazione da parte dell'èlite neofeudale e dei suoi oratores della sinistra del costume non si spiega unicamente in ragione dell' «esercito industriale di riserva» che i migranti vanno a costituire, abbassando i costi della forza lavoro e accrescendone la debolezza.
I migranti per il tecnoturbocapitalismo sono gli schiavi ideali: ricattabili, senza coscienza di classe e disposti a tutto per sopravvivere. Accanto a questo motivo, e a esso connesso, ve ne è un altro. Il nuovo profilo antropologico coessenziale al tempo della precarietà a tempo indeterminato corrisponde a quello dell'uomo senza identità e senza radici; il quale è, al tempo stesso, uomo migrante deterriorializzato, apolide e sradicato, sempre pronto, valigia alla mano, a spostarsi seguendo i processi della delocalizzazione della volatilizzazione dei capitali. In virtù del fatto che, nel regime della precarità assoluta del finanz-tecnoturbocapitalismo, ogni progetto e ogni legame risultano a tempo determinato, il soggetto deve sapersi distaccare disinvoltamente da tutto, abbandonando non solo l'ideale della stabilità lavorativa e affettiva e, in più generale, la sfera della "eticità" (Sittlichkeit) di hegeliana memoria. Deve anche, in pari tempo, affrancarsi da ogni radicamento territoriale, mantenendosi pronto a improvvise migrazioni e all'inseguimento, al di là dei mari e dei confini, delle cosidette "sfide della tecnoturboglobalizzazione". In altri termini, è chiamato a congedarsi da ogni idea di territorialità, di casa fissa e di stabile "focolare domestico"; e, dunque, ad aderire al "cattivo tecnoturbouniversalismo postplanetario nazionale" della mondializzazione come sdradicamento obbligato, che riduce gli esseri umani a enti neutri e disponibili su carta planetaria, ad atomi erogatori intermittenti di forza lavoro fisica e neuronale. E' sotto questo effetto che emerge il nesso simbiotico che lega la flessibilizzazione delle masse e il nuovo paradigma antropologico dell'uomo migrante, con annesse e altamente ideologiche della flessibilità e della migrazione come stili di vita contraddistinti dell'indipendenza e della varietà e contrapposti alla precedente eticità stabilizzata borghese e proletaria. Diciamolo senza perifrasi: il tecnoturbocapitale non mira a integrare i migranti. Aspira, invece, a disintegrare i non ancora migranti, affinchè questi ultimi si adattino allo stile di vita apolide e nomade, senza fissa dimora e senza radicamento tipico dei primi.

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