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Dies Irae

ha scritto una recensione su F1 2021

Cover F1 2021 per Xbox Series X|S

Carriera > Breaking Point

Fin dall'epoca X360 mi sono ripromesso di giocare per bene uno degli F1 di Codemasters, memore delle tante sessioni passate sui Grand Prix crammondiani. Proposito slittato di anno in anno, uscita dopo uscita, probabilmente perchè all'atto stesso di giocarli preferivo l'idea di me che ci avrei giocato (?). Del resto non sono appassionato di Formula 1 e tantomeno di motori in generale, anche se nel gaming non disdegno i rallystici e i racing dalla spiccata componente arcade.
Comunque F1 2021.... incentivato dalla presenza della storyline presente nella modalità Breaking Point, mi sono detto "perchè no?". Risultato: un mezzo disastro.
In breve, ci ritroviamo a controllare due piloti di una scuderia di terz'ordine, entrambi decisi a primeggiare tra beghette al testosterone e retorica della competizione. Fin qua ci siamo; le caratterizzazioni sono veramente pessime nella loro estrema povertà e scontatezza ma non mi sarei aspettato l'Amleto su pista. Soprassediamo anche sull'anticlimatico passaggio che ci vede interpretare l'arrembante esordiente (con tanto di prologo avvincente) per poi passare di botto allo scontroso veterano (di fatto il vero protagonista di Breaking Point), una scelta bislacca che rende davvero difficile entrare in sintonia con il tremebondo duo.
Il vero problema è però rappresentato dalla rigidità con cui la storia controlla ogni progressione di gameplay, vincolando i requisiti di vittoria a una gestione elementare e decontestualizzata rispetto alle nostre azioni. Arriva tra i primi dieci, ottieni il migliore tempo di giro, supera l'avversario X... poco importa se finisci sul podio (o arrivi addirittura primo!) perchè tutti i personaggi si riferiranno a me con "complimenti per essere arrivato nei primi dieci!" e "bravo, hai fatto il miglior tempo della gara!". Oppure dalla scuderia partono con paradossali cazziatoni quando magari abbiamo stravinto in tutta scioltezza. Questa coerenza tagliata con l'accetta genera un drammatico distacco tra cutscene che vanno per i fatti loro e fasi di gioco in cui disponiamo dell'ipotetico controllo totale (al netto degli eventi scriptati); un effetto straniante che ci rende spettatori ininfluenti (vedi anche il puerile risultato causa-conseguenza delle interviste post-gara) e al tempo stesso deus ex machina della gara. Insomma.. ben venga la storia - tra l'altro della dignitosa durata di circa sei ore - ma se scritta e realizzata con i piedi si rivela solo controproducente nei confronti delle parti giocate, un amalgama che in questo caso non ha decisamente funzionato.
Meglio, molto meglio, la classica modalità Carriera che consente di costruire un percorso personale con un pizzico di gradevole componente ruolistica. Tolti i paletti di Breaking Point, l'impressione è stata quella di affrontare sfide oneste con una buona sensazione di velocità, anche se le dinamiche di sorpasso si risolvono spesso in una routine priva del galvanizzante senso di guadagnare effettivo terreno. Non mancano però i momenti esaltanti e qualche brivido nelle fasi più concitate. Dopo alcune ore è sopraggiunta la noia da "chiudi-disinstalla" ma fino a quel momento ha saputo divertire anche un profano come me e mi sembra di capire che gli estimatori della serie lo abbiano particolarmente apprezzato, quindi tutto a posto. Ci risentiamo con F1 2032...

Dies Irae

ha scritto una recensione su Cyberpunk 2077

Cover Cyberpunk 2077 per PS5

Sognando playthrough elettriche

I valori produttivi sono indubbiamente alti e, al caro prezzo della debacle old-gen, rendono il gioco un sontuoso spettacolo dal punto di vista visivo e uditivo. L'open world cittadino non si discosta dall'impianto di navigazione tradizionalista simil-GTA ma le macchine di fascia alta si guidano con divertimento e tanto basta. Il solo fatto che non sia il solito rpg fantasy-apocalittico lo rende una presenza gradita anche se non inventa nulla di nuovo (nel mio caso, i feels hanno rimandato costantemente a Vampire Bloodlines). E fin qua, ci siamo.
In effetti non ha niente che non vada, a parte subire il carico da novanta delle aspettative disattese. La main è breve e lineare, priva di mordente che non sia indotto dalle eccellenti interazioni fra i personaggi principali (Johnny ftw!). Side generalmente sottotono con qualche guizzo che si risolve sul nascere, senza un autentico peso dovuto alle conseguenze e tantomeno quel senso di progressiva scoperta che dovrebbe animare l'interesse nei confronti dello svolgimento. Dopo The Witcher 3, da CDP sarebbe stato lecito (doveroso?) pretendere qualcosa di più.
Si torna al classico concetto di rpg improntato all'azione spinta con qualche elemento stealth-tattico (a patto di giocare ad alta difficoltà); ti aspetti il dolce dello chef stellato e invece trovi un semplice pandoro incartato nella confezione extra-lusso. Non posso dire di essersi pentito del tempo speso - tutt'altro! - ma all'ottenimento del platino mi è mancato il senso di pienezza e sazietà delle esperienze importanti. Resta in bocca l'acre sapore del "tutto qui?"; non è stato poco, forse però non abbastanza.

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