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I videogiochi non sono una cosa seria?

Riflessione nata dalla lettura di un utente che, tra una sparata grossa e l'altra, se ne è uscito candidamente con "per me i videogiochi non sono una cosa seria". A parte le criticità nell'esporre un simile concetto all'interno di un social a tema videoludico, riuscendo in un colpo solo a sminuire la passione altrui e rivelarsi un casual della domenica (venuto qui in attesa di svernare fino al prossimo solstizio estivo?), mi interrogo su come questa considerazione possa essere lecitamente interpretata. Nel senso che i videogiochi non sono una cosa seria rispetto a, chessò... un qualsivoglia piccolo o grande problema fisico, mentale ed economico. E fin qua... però tolti tutti quegli elementi necessari alla stretta sopravvivenza e alla condizione di un'esistenza decorosa, cosa definisce la serietà nei confronti di un interesse o una passione (sia essa il cinema, la musica, la narrativa o la prima altra attività ricreativa che vi viene in mente)? Quanto peso e valore date al videogioco, all'interno della vostra vita?

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Questione spinosissima. Chi scrive ha lavorato nel giornalismo di settore e una volta è stato quasi mangiato vivo per aver detto una roba simile. Simile eh, e in modo molto molto pacato. Il punto è che il videogioco è essenzialmente intrattenimento, così come lo sono il cinema e la musica. E allo stesso modo è arte, così come lo sono il cinema e la musica. Sempre con le dovute eccezioni. Il problema si pone quando si sente parlare di videogiochi con gli stessi toni con cui si dovrebbe discutere di politica estera, per dirne una, e questo fa abbastanza sorridere. So che può essere un punto di vista abbastanza impopolare, soprattutto se espresso in un social a tema videoludico (come fai giustamente notare), ma è sempre giusto non perdere la dovuta lucidità. Sono estremismi che si verificano in ogni settore e che ormai gli appassionati con un po' di sale in zucca hanno imparato a tollerare -e isolare- senza farsi esplodere il fegato. Vedo gente che pare avere per le mani le sorti dell'universo tutto, anche sulla pagina ufficiale del Tegolino Mulino Bianco, per dirti. In definitiva: il videogioco ha una indubbia valenza culturale/artistica/sociale; lo so io, lo sai tu, lo sa tutta la comunità di appassionati; vogliamo sul serio tirare su una guerra per una questione di semantica?

 

@Dies Irae Giustissima precisazione. Quindi, nel momento in cui circoscriviamo il discorso alla sfera dell'intrattenimento, quanto ha senso parlare di "serietà" in senso stretto? E questo vale per entrambe le parti. Forse sarebbe più opportuno parlarne in termini di peso culturale, magari ne vien fuori anche un bel dibattito.

 

@Eypo Secondo me ha senso nel momento in cui chi espone quella tesi è, di fatto, un videogiocatore. Interessante la digressione sul peso culturale, a mio avviso viziato (anche) dal giornalismo di settore - anch'io ne ho fatto parte in tempi non sospetti - che al contrario degli altri mezzi di comunicazione non ha saputo identificare un manifesto critico (considerando che la critica del videogioco di fatto non esiste, quantomeno su un piano teorico con buona pace per MBF e gli altri accademici che hanno lottato per la giusta causa), preferendo collocarsi come servizio per i consumatori. Una guida all'acquisto in cui ricercare la chimera dell'obiettività a discapito dello spettro emotivo dato da una determinata esperienza.
E' evidente che ci sia uno scarto dato dall'entrata del videogioco nel mass-market della seconda metà degli anni novanta, con un prima decisamente più libero (a livelli quasi anarchici con articoli che finivano col parlare di tutt'altro, riuscendo eppure ad esprimere un efficace percorso sensoriale che rendeva tangibile la percezione data da quel determinato gioco) e un dopo piegato all'uso e consumo di chi ne fruisce (perchè quello cerca e quello deve ottenere). Sotto questo profilo è innegabile l'immaturità del videogioco rispetto a cinema, musica, narrativa o fumetti.
La colpa però ricade ancora una volta non tanto sul videogioco bensì sui videogiocatori; ti chiedi mai che fine abbiano fatto quelli della nostra generazione, in termini di comunicazione web? Sussiste un feroce ricambio generazionale che soppianta i 35-45enni (persi tra mutuo, figli e un generale disinteresse nei confronti del videogioco) in favore dei nuovi arrembanti ventenni. Il peso culturale è dato dalla memoria storica e dall'esperienza ma è difficile - davvero difficile - riuscire ad affermarlo nel videogioco. Però continueremo a provarci, prima o poi...

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non conosco il contesto originale della frase, ma alcuni utenti che aggrediscono gli altri con una tale violenza verbale che sfiora quella fisica perché non piace o non piace abbastanza questo o quel gioco di Kojima, oppure perché a qualcuno piace il gioco "sbagliato", magari addirittura facendo una recensione che per loro ha una votazione troppo alta, oppure perchè xbox invece che Play, o last of us remake si o no, dovrebbero ricordare di rilassarsi, perché già ci si aggredisce su qualsiasi cosa nella vita di tutti i giorni, e non c'è veramente bisogno di contaminare con la rabbia repressa anche un contesto a noi così caro, quello dei videogiochi, che può essere fonte di svago, di piacere, di nostalgia, o addirittura di studio o di arricchimento, ma mai e poi mai di violenza verso il prossimo.

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In generale, trovo importantissime le passioni per la propria formazione, penso sia abbastanza scontato. Il videogioco, come i libri o i film, è un'importante strumento che può fondere l'intrattenimento con l'arte (sia visiva che narrativa). Questi medium, sono in parte ciò che mi hanno spinto ad affrontare il mondo in maniera critica (per esempio, mi sono appassionato alla filosofia grazie a Death Note, studiandone l'etica). Questo approccio, è ciò che fa elevare i mezzi di comunicazione assieme alle nostre menti.
Dunque ritengo che il videogioco all'interno della mia vita ricopra un ruolo importante (per definizione quindi, è una cosa seria).

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Certo che è una cosa seria......Si parla di finzione? Poi magari è gente che campa di TV,reality.....Tutto è reale e tutto può essere finzione...Persino la vita stessa potrebbe essere un unico e grande sogno,a volte bello a volte un incubo....Io penso che il nostro cervello debba essere stimolato per rimanere giovane,sano e motivato....Una vacanza al mare ti stimola? L'odore del mare,della sabbia,il rumore delle onde....Risposta si....perfetto...Una bella musica con le sue melodie stimola? Certo che si....E un libro lo fa con il suo coinvolgimento,le sue pagine profumate,il comfort che ti dà? Certo che lo può fare....e così a ruota....E se lo fanno tante cose non vedo perchè non possa farlo un videogioco....Quest'ultimo non è solo svago,non è solo intrattenimento...ma anche arte,è anche narrativa,sceneggiatura,interazione in prima persona...;un turbine di emozioni che solo i veri appassionati possono cogliere...:tutto il resto dei giudizi,delle dicerie...è tutta fuffa!

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Trovo che il divertimento o lo svago mentale siano cosa alquanto necessaria per l'equilibrio psicofisico di una persona. Sicuramente, a chi piace, il videogame assume quindi un'aspetto importante della vita. La definizione di "serio" forse non calza proprio a pennello, perché abitualmente forse gli si attribuisce un'accezione più "negativa", ma comunque a modo suo ci sta.

 

Esatto, è quello che intendo anch'io. L'attività ricreativa svolge un ruolo fondamentale all'interno della nostra quotidianità, in questo senso ritengo miope, presuntuoso e scorretto sminuire il videogioco definendolo "una cosa non seria" (se poi a farlo è proprio un videogiocatore...). Come se - pur con le sue diramazioni culturalmente e intellettualmente più o meno rilevanti - non fosse passabile della dignità di altri veicoli di comunicazione che nel tempo hanno acquisito una nobiltà acclarata.

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Ma quanto è bella questa ciclicità della critica... Dev'essere tipo un rito di passaggio o un evento obbligatorio, si perchè la demonizzazione della passione in voga nella gen di giovani del momento è un must delle gen più vecchie. E' sempre stato così fin dai tempi di quando si criticava chi andava a ballare (in piazza del paese) il sabato sera. E poi c'è il solito metro di giudizio completamente diverso da persona a persona: cosa significa "cosa seria"? Dipende tutto dal punto di vista di ognuno, chiaro che per chi non ha questa passione può sembrare una perdita di tempo e quindi una cosa non seria... ma vale lo stesso per chi ha i VG come passione e considera poco serie le altrui passioni in qualsiasi forma esse siano. Per quanto mi riguarda i VG sono un'ottima fuga dalla realtà e un ottimo modo per trovare un pò di relax e uscire dai casini della vita di tutti i giorni, quando posso mi ci butto e cerco di fregarmene a prescindere del parere altrui... soprattutto quando è inutilmente critico perchè ricordatevi: LA GENTE AVRA' SEMPRE DA CRITICARE!

 

Personalmente non avrei dato alcun peso all'affermazione, se fosse stato fatto da un tizio avulso dal videogioco. Anzi me lo aspetterei perchè, come giustamente riporti, è un veicolo di immaginari puntualmente criticato da chi non lo conosce o non nutre interesse nei suoi confronti. Il problema è che quella sparata arriva da un utente di Ludomedia, tra l'altro decisamente prolifico sotto l'aspetto videoludico, collocata all'interno di un discorso ammantato di serietà in cui il nostro ha esposto le sue aspettative nei confronti di Final Fantasy XVI. Per me rappresenta il classico cortocircuito di chi si vergogna della propria passione; solo tanta confusione mentale.

 

@Dies Irae effettivamente il contesto in cui collochi l'affermazione è abbastanza paradossale... se si pensa al come e dove è nata questa situazione. Molto probabilmente hai centrato il punto parlando di cortocircuito da vergogna della propria passione. Purtroppo la società non aiuta certo in questo senso e spesso ci sono persone che si trovano a dover nascondere la propria vocazione...

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I videogiochi ormai sono della droga per me, quando gioco, è come iniziare a vedere un film o serie tv, inizi per vedere come inizia e soprattutto come finisce la storia del gioco, esattamente come nei film, poi mi sono piaciuti sempre le sfide dure, come dare alla caccia agli obiettivi e fare speedrun, poi ci sono videogiochi e videogiochi, e questo è il bello, ci sono quelli che devi divertire e svagare, dimentichi tutto, i pensieri, problemi, preoccupazioni, e poi ci sono quei videogiochi, davvero rilassanti, per appunto rilassare, che puoi giocare tranquillamente la sera tarda prima poco per andare a dormire :)
Viva i videogiochi! \m/ :P

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L'utente che ha scritto ciò è tutto tranne che un casual della domenica, è forse una delle persone più appassionate qui dentro sapendo anche dare punti di vista inediti e interessanti; proprio perchè lo conosco immagino abbia trovato patetici i toni a cui si è arrivati nel litigare su FF16 e lì il problema non è certo lui, il problema è l'incapacità di taluni di prendere meno sul serio questa passione facendosi un esame di coscienza
Mi ricordo anni fa quando uscì uno studio (fatto da competenti del settore, mica da Zia Concetta complottista buongiornissimo Kaffè) sui rischi del videogioco come dipendenza, fiumi di frignoni convinti che gli studiosi opprimessero i gamer... Lessi catteverie che manco se fossero stati insulti razzisti, omofobi, sessisti e così via :/
Io adoro i videogiochi come adoro il calcio, il basket, la musica ecc... ma vivo queste passioni con la giusta serietà, arricchiscono la mia vita ma li tratto con la giusta leggerezza, non riesco a mettere sullo stesso piano un danno videoludico con un danno lavorativo per farne un esempio.
C'è troppa confusione tra passione e devozione e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

 

La tossicità esiste in qualsiasi ambito ed è sufficiente riconoscerla e evitarla ma hai sicuramente ragione nel ritenere la community videoludica un focolaio di fanatismi e integralismi (spesso dettati dalla sconcertante immaturità di molti fruitori) che finiscono spesso col condizionare la percezione del gaming da parte dell'opinione pubblica.
Permettimi però di interrogarmi su come può "una delle persone più appassionate qui dentro" di videgiochi, sostenere con leggerezza che "per me i videogiochi non sono una cosa seria", nel momento in cui investe tempo e costanza nell'atto di praticare e discutere il videogioco. E' un controsenso che denota confusione mentale nel volersi spogliare di un interesse evidentemente vissuto con imbarazzo, elevandosi nella distinzione fra passioni di serie A e altre di serie Z. Me lo aspetterei da un diciassettenne, non da un quasi trentenne che dovrebbe dimostrare onestà intellettuale esclusivamente a se stesso. Lo ritengo deludente e svilente perchè la serietà è data dall'uso consapevole che ne fai. Soprattutto se dietro sussiste un pensiero e ragionamento relazionato all'atto di videogiocare. Ora, capisco che tu ti sia sentito in dovere di intervenire in sua difesa ma ti garantisco che non ce n'è bisogno: la mia domanda ha preso quello spunto per assumere un significato generale e generico. Non si punta il dito contro nessuno.
Sulla dipendenza non mi ci metto perchè apre uno scenario complesso con mille derive, ritengo però che non si possa colpevolizzare il videogioco nella sua totalità a meno che non spinga verso pratiche rapaci che puntano a monetizzare sviluppando fattori psicologici analoghi al gioco d'azzardo. I soggetti a rischio andrebbero sorvegliati e tutelati in forma individuale, è sbagliato demonizzare un intero settore dell'intrattenimento a causa di chi ne fa un uso scellerato.

 

@Dies Irae Sacchi disse "Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti" pur essendo uno degli allenatori più vincenti del suo tempo e penso l'utente volesse esprimere un concetto simile; Yu Suzuki ha creato alcuni dei giochi più importanti di sempre eppure per sua stessa ammissione non è appassionato di videogiochi per quanto sembri strano rotfl
Non credo si tratti di contraddizione quanto di una prospettiva diversa nel vedere le cose...

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Penso che il gioco come lo intendo io fa bene soprattutto dopo una giornata lavorativa piena di stress, mi rilassa tantissimo e per me è fondamentale e poi c'è gente dietro ai videogiochi che ci lavora tantissimo e quindi concludo che si che è una cosa seria.

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Guarda, sta roba l'ho sentita da un sacco di utenti ed è una storia che si ripete col tempo. Prima lo dicevano sui fumetti e i "cartoni" (o film d'animazione), per dirne una. E sono gli stessi utenti che non valutano titoli con alto impatto culturale come What Remains of Edith Fich, Hades o Detroit Become Human. E magari sono gli stessi che quando vedono una cagatina come questa: https://youtu.be/zfEFoSH9peo iniziano con il pippone dei giochi violenti...

 

No no, non si tratta dell'invettiva demenziale di qualcuno che vuole spararsi le pose criticando una generica sfera dell'intrattenimento. E tantomeno del trombone che parla senza conoscere, per ignoranza data da disinteresse o scarto generazionale (trattasi di un ventenne relativamente appassionato, cosa che rende quell'uscita ulteriormente paradossale). Lui crede realmente che i videogiochi non siano una cosa seria, il discorso generale verteva su Final Fantasy XVI e quella frase era collocata all'interno di un contesto relativamente sviluppato (per quanto dettato da un pregiudizio basato sul nulla); segno che non gli si può neppure contestare una scarsa capacità cognitiva. La mia domanda però non riguarda le parole del soggetto nello specifico (che si qualifica da solo e, a un certo punto, chi se ne frega!) e tantomeno la nobilitazione del videogioco in quanto tale (e lo dico ritenendo più culturalmente significativo un singolo screen di Pac-Man o WoU2: Martian Dreams, rispetto alla furba paraculaggine di WRoEF nella sua completezza), bensì i termini di serietà rapportati a chi ne fruisce. Senza arrivare al caso di chi - come me - lo ritiene parte fondativa della propria formazione, sensibilità e curiosità, se fosse anche solo considerato alla stregua del passatempo o dello scacciapensieri, non merita serietà il divertimento e l'appagamento mentale dati dal superare una determinata sfida? Oppure non è serio in quanto "gioco"?

 

@Dies Irae il "gioco" (e lo dico da Professore AFAM) nella natura di tutti i mammiferi ed in particolare negli esseri umani è l'elemento cardine di qualsiasi forma di apprendimento. L' alternativa è il nozionismo, che serve solo a creare incompetenza e nella creatività semplicemente non funziona.
Con questa premessa, sminuire l'utilizzo di un media popolare come i videogames per la formazione è alquanto risibile e sa di piccolo borghese abbastanza patetico

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I videogiochi dovrebbero essere essenzialmente svago. Quando si agisce con la stessa rabbia, foga, frustrazione, riservate ad argomenti come la politica, la religione, il calcio, allora qualcosa è degenerato.
Qui nel forum noto parecchi utenti che hanno qualcosa di simili a quello che io chiamo " senso di colpa fascista".
Il senso di colpa fascista, è quel sentimento di vergogna che ci fa subire un poco di tutto, per eccessivo lassismo, per paura di essere chiamati " fascisti".
Sentimento questo, che appartiene agli italiani e da cui i tedeschi si sono emancipati dopo l unificazione ( loro avevano il " senso di colpa nazista").
Ecco, qui c è tipo un " senso di colpa nerd". Siccome alcuni vivono erroneamente con la colpa di " buttare al vento soldi e tempo, incartati nel mondo dei videogiochi", vedo la tendenza a voler per forza "elevare" il senso ed il significato del videogioco .
Ragazzi, ci sono milioni di persone che hanno passioni costose e futili tanto quanto i videogiochi. Ma questi non mostrano la stessa " aggressiva vergogna" perché i loro hobbies sono più tradizionali. Nelle prossime generazioni anche il senso di colpa da videogame passerà, e discussioni come questa, frequentissime su ludomedia, cesseranno di essere comuni.

 

non chiamerei a prescindere "futile" giocare con i videogiochi, I videogiochi sono un media e il loro impatto sulle persone dipende dall'uso che queste ne fanno, come per qualsiasi altra cosa.

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Mah secondo me la verità sta nel mezzo, per me sono una cosa seria perché mi fanno stare bene, mi rilassano e mi fanno scaricare un po’ di stress, inoltre sono un ottimo modo di socializzazione.
Non sono una cosa seria nel senso che non vado a litigare per essi, riesco comunque a mettere roba più importante sopra ad essi ad esempio, cosa stupida, non mi faccio debiti per essi, non spendo per essi più di quanto posso spendere, se c’è una persona cara in difficoltà posso dedicargli del tempo nonostante lo avrei passato volentieri su un videogioco.

 

Non vedo come le due cose possano entrare in conflitto e tantomeno per quale motivo riconoscere la serietà (credibilità, dignità) nei confronti di una propria passione debba ritenersi una verità che sta nel mezzo. Mi sembra ovvio che qualsiasi attività culturale o ricreativa passerà in drastico secondo piano rispetto a potenziali pericoli (litigi o indebitamenti) o urgenze (persone care in difficoltà). La domanda non vuole interrogarsi sulle priorità esistenziali basate su una scala di importanza universale, bensì sulla serietà che diamo al videogioco all'interno delle nostre vite. Per me ad esempio il videogioco è più importante dell'uncinetto ma meno di un incidente stradale, ciò non toglie che io lo ritenga una passione meritevole di essere presa sul serio al 100%. E come tale discussa.

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"però tolti tutti quegli elementi necessari alla stretta sopravvivenza e alla condizione di un'esistenza decorosa"

facendo questa premessa hai tolto proprio i requisiti per considerare una cosa "seria". A questo punto la domanda perde di significato, secondo me.
Per fare un esempio matematico, è come se ti avessi chiesto "tolti tutti i numeri naturali divisibili per 2, quali altri numeri considerate numeri pari?".

 

@Dies Irae Da cosa dovre fuggire? Comunque sia, ovviamente considero mangiare e dormire come "cose serie". Se sono cose che inficiano o meno sulla mia sopravvivenza sono da considerare serie. Se sono cose di cui posso far a meno e vivere comunque no. A meno che tu non riesca a vivere senza videogiochi, ovviamente.
Poi il fatto che io prenda seriamente anche i videogiochi è un'altra storia.

P.S.: probabilmente non hai capito che quello sui "numeri pari" era soltanto un esempio.

 

@Radioga L'esempio l'ho capito (non potrebbe essere altrimenti, nella sua sempliciotta banalità) ma è scorretto e fraintende la domanda. Al limite io ti chiedo: "tolto il raffronto con i numeri pari (in un universo in cui i numeri pari determinano l'esistenza basilare dell'umanità), che valore e peso dai a quelli dispari che occupano la sfera creativa e tutto ciò che esula dal respirare?". Ho fatto quell'appunto proprio per evitare che alcuni, come te, lo usassero come pretesto per svincolare dalla domanda: cosa definisce la serietà nei confronti di un interesse o una passione? Quanto peso e valore date al videogioco, all'interno della vostra vita? Partendo dalla premessa che a sostenere che "i videogiochi non sono una cosa seria" è stato un videogiocatore. Ma è evidente che la tua forma mentale ti abbia portato ad appigliarti a una frase decontestualizzata per mistificare il senso di un'intera considerazione e porre le basi di una polemicuccia sterile e superficiale.

I videogiochi non sono una cosa seria?