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ha scritto una recensione su Marvel’s Spider-Man

Cover Marvel’s Spider-Man per PS4

Il divano di MJ

Come al solito, link alla recensione:
--> https://unfilonerd.wordpress.com/2019/08 … <--

A dieci mesi di distanza dal lancio di Marvel’s Spider-Man, sono finalmente riuscito a recuperare l’ultima fatica di Insomniac con tanto di DLC. Sebbene io non abbia mai potuto spolpare le serie a fumetti – per le solite questioni economiche – mi sono presto affezionato all’arrampica-muri grazie alla storica serie animata degli anni ’90.
Pochi anni dopo sono letteralmente impazzito per lo sfortunatissimo Spider-Man Unlimited – interrotto troppo presto – che tra l’altro godeva di una sigla bellissima e infine, ho “scoperto” la serie del 1981.
Insomma, Spider-Man è stato il supereroe della mia infanzia che, ai miei occhi, appariva superiore al “collega” Batman.
Nel corso degli anni, ho sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti di Spidey e quindi potete capire il mio interesse per il videogioco in questione, non più il solito tie-in da due soldi, ma un prodotto pensato con criterio, circa.
Nell’ultimo decennio è infine partito quel minestrone chiamato MCU, certo ne abbiamo viste di tutti i colori, ma i personaggi della Casa delle Idee sono diventati icone alla portata di tutti. Siamo stati letteralmente sopraffatti da questi eroi – nel piccolo e grande schermo – e dal punto di vista videoludico questa cosa dovrebbe essere il massimo. Tutto ciò si dovrebbe tradurre in una maggiore qualità e più connessioni tra i personaggi coinvolti, ma evidentemente le cose non funzionano proprio così.

-L’amichevole Spider-Man di quartiere
Lo dico subito, Marvel’s Spider-Man è il tipico gioco con le potenzialità ma che non si applica.
Alcuni elementi sono realizzati con grande cura, a partire dal sistema di navigazione. La quantità di appigli presenti è encomiabile e volteggiare tra i grattacieli è un’attività spassosa, quasi assuefacente. Perciò bisogna dare ai ragazzi di Insomniac il giusto riconoscimento, dato che hanno creato uno dei pochi titoli in cui non si sente (quasi) mai il bisogno di utilizzare il viaggio rapido.
La Manhattan realizzata è qualcosa di sublime, non il solito ammasso di grigi parallelepipedi tutti uguali ma una città bella da vedere con tantissimi luoghi iconici, sia reali che immaginari. Si passa dunque dalla minacciosa Oscorp fino all’Avengers Tower o alla Rand Enterprises. Da questo punto di vista, Marvel’s Spider-Man ti fa sentire parte di qualcosa più grande di te, di un vero e proprio universo narrativo.
Per cui, rispetto ai Batman Arkham (che prendo come punto di riferimento), la resa finale è decisamente superiore. Se infatti tralasciamo il terzo atto della storia in cui le cose si fanno decisamente movimentate, la città dà l’impressione di essere viva. Ci sono i normali passanti, gente che fa festa sui tetti e gli immancabili crimini per le strade da sventare. Il tutto intervallato dalle spassosissime trasmissioni radio in cui J. Jonah Jameson non perde l’occasione per screditare Spider-Man.
Quindi, ci si lancia a velocità spropositate tra un palazzo e l’altro per aiutare i cittadini mentre una melodia dai toni eroici fa da sottofondo. A livello emotivo, tutto ciò è qualcosa di assolutamente incredibile.

-Un free-roaming…classico
Arriviamo quindi alla prima grande critica nei confronti del titolo, ovvero la sua struttura fin troppo classica. I diversi quartieri, esplorabili fin da subito vanno “sbloccati” sincronizzandosi con le solite torri in stile Ubisoft in modo da rivelare la presenza delle diverse attività, alcune delle quali si sbloccano progredendo nell’avventura.
Fin qui nulla di troppo strano, se non fosse per il fatto che la qualità dei contenuti secondari tende verso il basso. Tra collezionabili, crimini in strada e attività copia-incolla presenti in grande quantità, la noia e la ripetitività dopo un po’ si fanno sentire. Il tutto è in realtà ben contestualizzato, peccato che ripetere le stesse azioni quartiere dopo quartiere fino al fatidico 100% risulta di una noia mortale.
Abbiamo quindi numerose arene di combattimento ad ondate, sfide di varia natura e perfino qualche missione secondaria. Tuttavia, alcune attività meritano di essere menzionate poiché, pur non brillando per originalità, includono elementi narrativi. In particolare la questline legata alle sfide di Taskmaster risulta interessante mentre le stazioni della Oscorp legate ad Harry – che ci trasformano in un ambientalista – soffrono di alti e bassi, con attività talvolta tediose.
Tutt’altra storia per gli indizi legati alla Gatta Nera, ovvero dei collezionabili uniti da una sottile linea narrativa che si collega al primo DLC. Quindi è una parentesi lasciata aperta che va chiusa sborsando altro denaro…
Ci sono infine le missioni secondarie, spesso strutturate su più fasi e che spesso riguardano l’aiuto di vari cittadini. Quest’ultime sono probabilmente uno dei contenuti meglio gestiti, purtroppo non sono tantissime e volendo si poteva tirare fuori qualcosa di più.
Facendo il solito paragone con gli Arkham, che risulta ricco di villain e personaggi secondari, ciò che manca allo Spider-Man Insomniac sono proprio le storie.
Taskmaster, Harry e la Gatta Nera sono un buon inizio, ma sarebbe stato piacevole trovarsi più contenuti di questo tipo. L’idea di ritrovarsi a fronteggiare villain minori in subquest dedicate o magari, l’incontro con altri eroi Newyorkesi, non sarebbe stato affatto male. Immaginatevi ad esempio di dover investigare su normalissimi cittadini e ritrovarsi a collaborare – per qualche ragione – con Jessica Jones, in una serie di piccole missioni.
Nel momento in cui ci si sofferma a riflettere sull’effettiva qualità dei contenuti di gioco, la magia della città descritta qui sopra sparisce. Il titolo Insomniac dice no alle storie e alle infinite possibilità che l’universo Marvel potrebbe offrire, proponendo invece attività noiose e ripetitive. L’ambientazione viva e affascinante diventa così una scatola vuota, un vero peccato.

-Il free flow secondo Spidey
Passiamo ora alla gestione del personaggio, potenziabile in diversi modi. Tanto per cominciare, completando i vari incarichi, si ottengono esperienza e, in alcuni casi, dei gettoni. L’esperienza permette ovviamente di avanzare di livello e, ad ogni level up, si ottengono dei bonus passivi – come l’incremento dei danni o della salute – oltre che un punto abilità. Sono presenti tre rami abilità chiamati Innovatore, Difensore e Lancia- Tele che permettono di ottenere bonus attivi e passivi, comprese nuove tecniche di combattimento. La gestione delle skill resta comunque semplice dato che il level cap fissato al 50, permette di ottenere ogni singolo potenziamento.
Riguardo i gettoni, di varie tipologie, si ottengono in base al tipo di attività secondaria svolta e servono per la costruzione di gadget, abilità e costumi. Esattamente come nei Batman Arkham è possibile impiegare diversi gadget in combattimento scatenando effetti talvolta devastanti. Per quanto riguarda i costumi, ciascuno di essi permette di sbloccare un’abilità specifica che, una volta sbloccata, può essere utilizzata su altri costumi. Questa cosa fa un po’ storcere il naso perché, a discapito della semplice componente estetica, avrebbe dato una maggiore importanza e personalità a ciascun abito.
Quest’ultimi inoltre possono essere equipaggiati con tre ulteriori abilità – ottenibili spendendo i gettoni – che vanno ad influire sulle statistiche di Spider- Man. Anche in questo caso, non è nulla di troppo complicato, ma viene offerta una buona varietà che consente di creare il proprio stile.
Il sistema di combattimento di Marvel’s Spider-Man ricorda da vicino il Free Flow Combat di Batman, ma presenta alcune differenze. Se nel titolo Rocksteady, l’uomo-pipistrello trasmette l’idea di un’incredibile potenza a discapito dell’agilità, Spidey si rivela l’esatto opposto con una velocità incredibile ed una sensazione di potenza nettamente inferiore.
Nello specifico, i combattimenti permettono di saltare da una parte all’altra, schivare all’ultimo secondo e perfino utilizzare oggetti dello scenario come armi. L’azione si svolge con grande fluidità, esaltata da un comparto di animazioni di prim’ordine e da un’interattività ambientale notevole.
L’intero sistema è in realtà un po’ meno tecnico rispetto agli Arkham: il contatore combo si interrompe quando si viene colpiti o dopo una finestra di tempo più che generosa e, per passare da un gadget all’altro bisogna aprire la classica “ruota” degli oggetti. Il numero di mosse disponibili è più che sufficiente ma, data la ripetitività del titolo, qualche tecnica in più non avrebbe guastato. Ad ogni modo, si tratta di un buon punto di partenza.
Discorso analogo per i nemici, che seppur siano ben differenziati, si arriva al termine dell’avventura affrontando sempre le stesse situazioni, che risultano ripetitive. Buona invece la difficoltà, che anche a livello normale offre un buon grado di sfida; seppur l’i.a. nemica non compia quali prodezze, sopravvivere alle battaglie richiede sempre ottimi riflessi e reattività.
Discrete le battaglie con i boss, che soffrono di alti e bassi, che alternano battaglie interessanti ad altre un troppo scriptate. Qui bisogna muovere un’altra critica, perché è decisamente triste passare da combattimenti tutt’altro che esaltanti, a sequenze filmate – in cui si posa il pad – spaccamascella. I videogiochi non sono film e, in quanto tali, dovrebbero esaltare il giocatore con le fasi di gioco. Questo aspetto è infatti da rivedere.
Lodevole invece la scelta di inserire fasi della vita ordinaria di Peter, e per quanto non siano realmente vari, gli enigmi proposti sono divertenti. I livelli stealth nei panni di MJ o Miles Morales risultano invece troppo banali e decisamente evitabili.

-Storia, comparto tecnico e direzione artistica
Al netto di contenuti secondari deludenti, la storia principale proposta dal titolo si è rivelata di ottimo livello. L’arresto di Wilson Fisk scatena tutta una serie di conseguenze che vanno poi a disturbare l’equilibrio di New York. In generale, i personaggi coinvolti sono credibili e ben realizzati anche se, alcuni colpi di scena sono forse un po’ troppo telefonati. La qualità resta comunque indubbiamente elevata.
Per quanto riguarda il comparto tecnico, Marvel’s Spider-Man è un gioco bello da vedere ma che non riesce comunque a sfruttare al meglio l’hardware di PS4.
Ad esempio, sono presenti lievissime scalettature attorno alla tuta di Peter quando “si sfreccia” ad alte velocità, oppure sono presenti caricamenti (neanche troppo corti) nel momento in cui si accede in alcuni luoghi. Non mancano nemmeno i bug, seppur innocui, come animazioni facciali problematiche o persone fluttuanti.
Infine, non sono presenti il ciclo giorno/notte (giustificabile a livello narrativo) né il meteo variabile, un vero peccato data la bellezza della città.
Ottime invece la direzione artistica e la colonna sonora composta da John Paesano, che ha centrato in pieno lo spirito dell’opera.

-La città che non dorme mai
Merita qualche parola anche La città che non dorme mai, un pacchetto composto da tre DLC che compongono un’unica storia. Venduti alla modica cifra di 20 euro, non valgono assolutamente il prezzo pieno. Ancora una volta la storia principale fa centro e vengono approfonditi la Gatta Nera, Silver Sable e perfino Yuri Watanabe nel corso della corsa al potere da parte di Hammerhead. Purtroppo, a parte le solite missioni secondarie di qualità, il resto dei contenuti non fanno altro che riproporre attività trite e ritrite. Non si tratta quindi di DLC che mirano a migliorare la formula, bensì la ripropongono con effetti non proprio entusiasmanti. Nota di demerito anche per i nove costumi aggiunti che, a parte qualcuno, sono semplicemente brutti.

-Commento
Marvel’s Spider-Man è dunque il più classico dei free-roaming, che non fa nulla per rinnovare la formula, risultando così, incredibilmente ripetitivo. Il lavoro svolto su storia, città e personaggi compreso Spidey è encomiabile, ma manca l’ingrediente capace di dare al titolo una marcia in più. Insomniac ha quindi centrato lo spirito delle avventure di Peter Parker ma non è riuscita a confezionare un titolo memorabile né tantomeno all’altezza della serie dedicata all’uomo-pipistrello.