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Ginger

ha scritto una recensione su futuristico ragno eroe calcio

Cover futuristico ragno eroe calcio per Android

Bello questo gioco.. però gli hanno messo 4.5 a GoW, e poi 1 a Zelda.
E sinceramente a me non pare molto corretta questa cosa.
Finché restano quelli allora anche questo, non è troll é vendetta.

1.2

Voto assegnato da Ginger
Media utenti: 7.7

Ginger

ha scritto una recensione su Wolfenstein: The New Order

Cover Wolfenstein: The New Order per PS4

Il nuovo che avanza

Solo adesso mi sono accordo, dopo una bella discussione con FedeChief, di non aver inserito Wolfenstein: The New Order nella mia collezione. Rimedio subito e butto giù un parere veloce, tenendo conto che molti dettagli del gioco mi sfuggiranno, essendo passato del tempo.

Wolfenstein: The New Order è stata una piccola, minuscola delusione.
Dico piccola perché, nel complesso, il gioco regala un'esperienza soddisfacente sotto ogni aspetto, dal comparto grafico a quello narrativo, dal gunplay al level design. Farsi strada per lunghi corridoi fucilando nazisti è un esperienza che consiglio a chiunque, liberatoria. La difficoltà è ben calibrata (lo giocai a 'Sono il mietitore', mi pare si chiamasse così), offre un livello di sfida sufficientemente alto e una varietà di armi, nemici e location che rinnova sempre un titolo altrimenti minato da una trama, a mio avviso, troppo carica di sentimentalismi pomposi e propagandistici (anche se qui mi sento di essere più transigente di FedeChief) e un numero forse eccessivo di elementi stroydriven, che a volte rallentano decisamente il ritmo e l'adrenalina. La colonna sonora c'è, accompagna bene alcuni attimi di gioco, e poi scompare. Stesso si dica per le boss fight, poche e mai davvero ostiche, anche a difficoltà più elevate, al punto che una semplice sparatoria riempitiva, come se ne incontreranno a centinaia nel corso dell'avventura, risulta essere ben più complessa da superare (anche se in tema di boss fight, il culmine, in negativo, lo si è raggiunto con The New Colossus, di cui ho già parlato).

Nel complesso, un titolo che certamente vale la pena acquistare, nonostante i problemi descritti. A questo proposito, mi sento di dover giustificare il titolo di questa recensione. Quelli che io chiamo 'problemi', all'interno di Wolfenstein, sono in realtà, a mio modo di vedere, i frutti di questa generazione. Se guardiamo un secondo anche al nuovo panorama cinematografico, noteremo che il più grande cambiamento rispetto alle passate generazioni è la necessità di uno spiegone, di una trama pomposa, roboante, carica di sentimenti facili e personaggi al limite del macchiettistico. Dobbiamo abituarci all'idea che l'attuale generazione (e parlo di generazione artistica, non in senso sociale) necessita di un motivo, di una giustificazione dietro quello che si fa. Questo incide anche sulla difficoltà: in The New Order, lo dicevo prima, ci sono tante, troppe fasi story driven e troppi momenti vuoti, in cui un giocatore che spende soldi per uno sparatutto non si ritrova, per ovvi motivi.

Questa "filmizzazione" dei videogiochi è, in sostanza, il vero grande limite del Wolfenstein di MachineGames. L'unica piccola, grande pecca di un titolo che, avesse spinto più sul gameplay, sarebbe stato dalle parti del capolavoro. E invece è 'solo' un bel gioco, poco sopra la media attuale degli fps partoriti dall'universo dei Tripla A.

Ginger

ha scritto una recensione su Prey

Cover Prey per PS4

Odissea nello spazio

Mi sono appena reso conto che il papiro che avevo scritto su Prey non è stato pubblicato ed è andato perduto per sempre rotfl

Siccome non ho voglia di riscrivere tutto di nuovo, riassumo con una breve scaletta i punti di forza e quelli più deboli del titolo:

Pregi:

- Ottima trama, che si sviluppa gradualmente e viene plasmata dalle nostre decisioni in fase di gioco, integrando perfettamente la sfera ludica con quella narrativa. Tocca temi importanti, con finali inaspettati (seppur coerenti con le nostre scelte) e narrativamente potenti

- Level design sbalorditivo, a cui Arkane ci ha ormai abituato. Proprio come in Dishonored, avremo la possibilità di sfruttare ogni angolo dell'ambiente per raggiungere l'obiettivo come meglio crediamo

- Colonna sonora che accompagna ogni fase del gameplay, dai combattimenti più concitati alle fasi nello spazio, con alcune chicche che non spoilero. Il quid in più del gioco.

- Buon feeling con le armi, magnifiche, poche ma ben diversificate fra loro.

- Buon livello di sfida anche alle difficoltà più morbide

Difetti:

- Caricamenti troppo lunghi

- Comparto grafico che, come in Dishonored, rimame in bilico tra lo stile cartoonesco e la ricerca di fotorealismo, senza una direzione precisa

- Gameplay alla lunga stancante e ripetitivo, nonostante la libertà d'azione concessa. Alla base di questa ripetitivà c'è una certa povertà nella diversificazione, quasi assente, dei nemici e l'aver allungato inutilmente alcune missioni (la ricerca dei dati vocali, e la fase nel giardino botanico)

- Rimandi a Bioshock e Deus Ex che a volte diventano quasi dei plagi. Per chi ha giocato i capitoli di queste due saghe, la sensazione di deja-vu sarà frequente

Prey non è un titolo perfetto, e rimane il prodotto di Arkane che meno mi ha colpito finora, nonostante ribadisca le enormi capacità del team. Un vero peccato che Bethesda l'abbia pubblicizzato così poco, rendendo una potenziale perla di questa generazione uno dei suoi titoli più sottovalutati.

Ginger

ha scritto una recensione su Assassin's Creed Origins

Cover Assassin's Creed Origins per PS4

Bene, ma non benissimo

Chi parla non è un devoto alla serie, né un suo detrattore.
Come molti, ho sempre amato il concept alla base della serie di Assassin's Creed e ho speso centinaia di ore su molti dei suoi capitoli. Approdata su next gen, questa saga non è mai decollata davvero. Quella crisi nata dal terzo episodio del brand, il crollo quasi definitivo del parallelismo tra passato e presente (a vantaggio del passato) e l'abbandono evidente di certe atmosfere, in favore di un gioco meno riflessivo e ambientale e più casinaro e pacchiano non hanno trovato una soluzione concreta, né sembrava ci fosse l'interesse di Ubisoft nel volerla proporre, con i capitoli degli ultimi 3 anni.
Poi, dopo un anno di silenzio, è uscito Origins.

Assassin's Creed: Origins è, indubbiamente, il salto di qualità di cui la serie sentiva il bisogno, e che i fan della serie chiedevano da tempo.
È, sotto molti aspetti, ciò che Unity ha provato vanamente ad essere e ciò a cui Syndicate non si è minimamente avvicinato: un ritorno alle origini.
Dopo l'Italia rinascimentale, l'Egitto era l'ambientazione meglio indicata per riportare il brand alle atmosfere di un tempo. Tombe nascoste, piramidi da esplorare, isolotti ricolmi di tesori e segreti, personaggi ambigui e una varietà di missioni estese su una mappa vastissima, ben diversificata di regione in regione, perfettamente resa in ogni dettaglio (solo qualche problema nel caricamento di alcune texture) e costantemente cullata da un comparto sono di tutto rispetto.

La trama è finalmente interessante, dopo anni (era da Assassin's Creed III che non rimanevo davvero coinvolto dalle vicende della serie), con personaggi carismatici, seppur monolitici e privi di sfumature, anche al di fuori della cerchia ristretta di protagonisti della storia principale, la quale si arricchisce esponenzialmente attraverso le centinaia di quest secondarie (da missioni di caccia, alla liberazione di schiavi negli accampamenti nemici, dall'esplorazione di pericolose caverne alle indagini su presunte scomparse) che ci permetteranno di acquisire XP per far crescere il protagonista di livello.

A proposito di questo: l'aver aggiunto una componente gdr all'interno della serie mi lascia, in parte perplesso. Non sono contrario a questo genere di giochi, tuttavia credo che Ubisoft abbia trattato davvero male questo aspetto. I combattimenti sono sicuramente più frenetici e complessi (si può scegliere la difficoltà con cui giocare!), tuttavia il gioco soffre di un intelligenza artificiale dei nemici che sfiora l'imbarazzante, raggirabili con molta facilità e privi di alcun tipo di tattica nel combattimento e nella ricerca di nemici sul campo (qualora dovessero perdere le nostre tracce). La crescita di livello impone spesso di dover interrompere la campagna per dedicarsi a fiumi di secondarie, ed anche solo ad un livello più in basso del nemico da affrontare, questo è praticamente inavvicinabile. Un aumento di difficoltà che, francamente, sembra solo un pretesto per giustificare questa svolta gdr poco convincente. Del resto, se in questo caso la difficoltà aumenta, in altri diminuisce drasticamente. Le belle soluzioni adottate da Unity e Syndicate nell'affrontare indagini per la città seguendo più piste, raccogliendo informazioni, interagendo con più personaggi, qui si riduce a un percorso scriptato e poco entusiasmante, guidati dal sesto senso di Bayek.

In generale, il gameplay di quest'ultimo Assassin's Creed sembra essere il miglior figlio possibile di The Witcher e Horizon, ben riprendendo gli elementi che hanno fatto la fortuna di questi due titoli e importandoli all'interno di un contesto ricco di missioni, segreti, varietà d'ambienti e personaggi, non dando mai l'idea di un pastone incoerente con la natura del titolo ma restituendo anzi l'impressione di un grande rinnovamento, a cui si uniscono gli elementi caratteristici della serie, anch'essi in parte migliorati (Bayek si muove e si arrampica molto fluidamente, lo stealth torna a concentrarsi su cespugli, casse di fieno e assassinii dall'alto)

Concludo con una piccola domanda/riflessione:
Ubisoft ha presentato questo nuovo capitolo della serie come un ritorno alle origini, mantenendo in parte la promessa. Rimane tuttavia un vuoto abissale, enorme all'interno delle sezioni ambientate nel presente. Fuori dall'Animus, il gioco non esiste, la trama scompare quasi del tutto. Ubisoft non ci spreca più di tre/quattro intermezzi tutt'altro che entusiasmanti, e il ponte tra Bayek e il presente è impercettibile. Mi chiedo dunque: è arrivato il momento di rinunciare definitivamente a un ritorno al rapporto Presente/Passato cari al vecchio Desmond o, fiduciosi, possiamo sperare che il prossimo sia l'Assassin's Creed definitivo, che prendendo quanto di ottimo è stato fatto con Origins, integri ad esso gli elementi mancanti alla formula perfetta, curando con maggior intensità e attenzione il comparto narrativo e aggiustando il tiro su quelle piccole/grandi falle nel gameplay (AI nemica, fasi d'indagine, progressione di livello)?

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