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Kacaronte

ha scritto una recensione su Mother

Cover Mother per NES

Take a melody, simple as can be...

Il tuo nome è Ninten, perché mancavano due slot, e la tua avventura comincia con la tua dannata lampada che impazzisce, inizia a fluttuare e ti attacca a casissimo. E tu non è che puoi dire “e vabbè sticazzi”, perché la situazione non va bene per niente nemmeno in altri luoghi, dove iniziano a verificarsi casi sempre più strani. L’unica cosa che hanno in comune questi casi sono parti di una strana melodia che nasconde un segreto. Pertanto tu, sì tu che hai a malapena 12 anni, devi indagare in un mondo pieno di pericoli come zombie, centipedi, cani, cani-lupo, lupo-cani, uccelli, hippie che ti insultano la mamma, camion, Herbie il supermaggiolino, signore con la busta della spesa che non rispettano il metro di distanza e chi più ne ha più ne metta. E no, non sei a Torino.

Stiamo infatti parlando di Mother, o Earthbound Beginning, primo di una saga che ha sempre attirato un buon numero di fan. Non si distacca molto dal JRPG classico, come molti altri titoli dell’epoca NES che seguivano gli standard posti da Dragon Quest. Grazie a quest’ultimo il genere aveva fatto il boom e quindi con questo titolo volevano offrire ai fan un’esperienza umoristica piena di parodie ma non per questo priva di chicche e cura dei dettagli.
Un patito dei JRPG vecchio stampo quindi si potrà trovare a suo agio con il sistema a turni di Mother, però anche in questo caso presenta degli elementi che risultano tediosi e da tenere in considerazione se si vuole cominciare questo titolo. Uno tra tutti è il level design, che pur presentando una buona struttura spesso viene reso insipido dalla grandezza, a volte eccessiva, delle mappe stesse. Se a questo aggiungi gli obiettivi del gioco, che rimangono per lo più criptici e poco intuibili, quel che ne esce fuori è un titolo ancora più dispersivo di quanto lo era la media del genere ai tempi. Il vero problema che però deve tener conto qualsiasi giocatore che decide di giocare Mother è il bilanciamento, i cui difetti sono riscontrabili nella difficoltà altalenante del titolo, passando da zone fin troppo facili a inferni viventi; ma anche nel sistema dei livelli dei PG, la cui poca esperienza ottenuta dalla battaglie e il fatto che i personaggi del party ne entreranno a far parte tutti rigorosamente al livello 1 costringono a dedicare ore di gioco al grinding per rimanere in pari.

Se si è disposti a passare sopra questo, o magari si pensa di alleviare la pesantezza del gameplay con una guida di cui l’utilizzo non condanno affatto in questo caso, la ricompensa è un mondo di gioco che pur nella sua assurda compilation di nonsense presenta grosse soddisfazioni. Non solo quando si riesce a passare quella zona maledetta con i mostri sotto doping, ma anche quando saremo in grado di scavare sotto quello strato di spensieratezza e arrivare alle fasi più cupe che contrastano così tanto da ciò che fino a poco fa eravamo abituati, eppure non si può far altro che amare anche quelle. Il tutto per arrivare al boss finale, uno degli elementi più famosi della saga e sicuramente la massima espressione artistica, se così vogliamo chiamarla, di Mother.

Gameplay: ★ ★ ★
Lato Tecnico: ★ ★ ★ ★
Lato Artistico: ★ ★ ★ ★ .50

7.6

Voto assegnato da Kacaronte
Media utenti: 8.4

Kacaronte

ha scritto una recensione su Demon's Souls

Cover Demon's Souls per PS3

Nel nordico Regno di Boletaria

Nelle terre del nord, una fitta nebbia ha inghiottito il prosperoso regno di Boletaria, avvolgendola nel più oscuro dei misteri. Quel regno che un tempo era stimato e ammirato per la sua arte di incanalare le anime si ritrova ad un tratto alienato dal mondo intero. I pochi mandati ad investigare, inoltrandosi in quella nebbia senza colore, non sono mai più tornati. Ma ecco che mentre la paura dei regni circostanti di essere anch’essi inghiottiti cresceva, Vallarfax, nobile cavaliere di Boletaria, è riuscito a fare ritorno per raccontare la situazione nel suo regno: Re Allant il dodicesimo, il sovrano tanto amato e stimato, preso da una sete di potere ha risvegliato l’Antico, la terribile creatura che dorme nelle profondità del Nexus, portandosi dietro la nebbia, e con la nebbia un terribile esercito di demoni. Queste creature sono in grado di assorbire le anime degli umani, rendendoli esseri vacui che attaccano chiunque, portando ulteriore caos nel regno. Più anime umane ottengono, più i demoni diventano forti, e più la loro anima matura più il suo potere supera le concezioni umane. Attirati da queste parole, molti coraggiosi guerrieri hanno deciso di avventurarsi dentro la nebbia con le motivazioni più diverse. Tra di essi, ci sei tu. Per quale motivo attraversi la nebbia? Per il potere dei demoni? O per essere ricordato come l’eroe di Boletaria e del mondo intero?

Il punto forte del gameplay di Demon’s è sicuramente la capacita di essere semplice e completo allo stesso tempo, caratteristica che l’ha reso una base vincente per i successivi quattro Action RPG Made in From. Bisogna familiarizzare con l’arma equipaggiata, con il suo moveset a una e a due mani, provare magari qualche parata con lo scudo e siamo pronti all’azione. Ci vuole davvero poco per un giocatore ad adattarsi ai suoi comandi, mentre quello che riesce difficile è riuscire a sfruttarli al meglio. Demon’s Souls non permette troppi errori, anzi a volte non ne permette affatto, e una schivata fatta troppo presto o troppo tardi può costarvi cara. Molto probabilmente sarà questo a farvi perdere contro il boss del tutorial e farvi entrare nel Nexus. Beh, welcome to Demon’s Souls. E ora cosa vi aspetta? 5 mondi di eccezionale level design da esplorare nell’ordine che più si desidera, alcuni tra i boss più originali e belli della “serie” (anche se tra i più facili, da cui viene il detto che in Demon’s la vera boss fight è arrivare dal boss) e una delle esperienze migliori presenti sulla terza Playstation. Da lodare è anche l’altissimo tasso di rigiocabilità: la personalizzazione del personaggio è vasta e permette più e più modi di affrontare l’ostico mondo di Boletaria. Unica pecca è il bilanciamento dell’equipaggiamento, rendendo certi tipi di personaggi fin troppo forti e alcuni con ulteriori limitazioni; se vai a comparare un mago ad un guerriero full meele troverai sicuramente una differenza abissale.

La nota più dolente del titolo è sicuramente il comparto tecnico, che aldilà della personalizzazione estetica del protagonista davvero bruttina comporta anche un framerate instabile, a volte con cali pesanti che vanno a rallentare l’esperienza. Le texture hanno alti e bassi, ma non sono un grande peso se non vai a farci troppo caso. La fortuna vuole che non sono presenti troppi bug e quelli più sostanziosi si limitano a glitch o exploit che possono essere utilizzati per facilitare di moltissimo il titolo, ma sono talmente dettagliati che devono essere ricercati e quindi non intaccano l’esperienza se non si vanno ad utilizzare di propria volontà.

Ma in tutto questo, cos’è Demon’s Souls? È il primo esponente di una struttura che è destinata a consacrare la sua SH, e poi? È davvero solo una “beta” dei suoi successori? Ovviamente, no. Il mondo di Boletaria è bellissimo, con storie meravigliose da raccontare, di cui devi comporre i vari pezzi per poter comprendere appieno. Più approfondisci e più ti rendi conto di quanto viene messo in gioco: qual è il prezzo della sete del potere? Dov’è che la morale umana va a rompersi? Come si reagisce alla perdita dei propri valori? In Demon’s si trova tutto questo, ma bisogna scavare a fondo e a fondo. Ma anche senza andare troppo in profondità, il titolo regala momenti mozzafiato, primo fra tutti citerei la boss fight nel mondo 5-3, e una soddisfazione ad ogni passo avanti che faremo, ogni schivata ben eseguita, ogni parata e attacco andato a segno,e quando vedremo i nostri sforzi coincidersi nella scritta“il demone è stato distrutto” capiremo che vale la pena sopportare tutti i nostri fallimenti per arrivare alla vittoria.

Demon’s ha una magia che va ben oltre quella di essere il “primo”. Anche senza mettere in gioco la sua progenie, il valore di questo titolo è altissimo. Se si riesce a chiudere un occhio dal punto di visto tecnico, quello che ci aspetta è un titolo che valorizza gli sforzi del giocatore, contornato da un’ambientazione ispirata e da un’atmosfera opprimente e decadente con pochi eguali.

Gameplay: ★ ★ ★ ★ .25
Lato Tecnico: ★ ★ ★
Lato Artistico: ★ ★ ★ ★ ★

Kacaronte

ha scritto una recensione su Fallout: New Vegas

Cover Fallout: New Vegas per PC

Ring-a-Ding-Ding Baby!

Di consegne curiose ne hai sempre fatte, ma queste le supera tutte. Non che ti dispiaccia il tuo lavoro, d’altronde hai girovagato per molte terre della zona contaminata. E pur essendo sempre in cammino, le voci girano più veloci del tuo passo, e così ti ritrovi a sentir parlare del Mojave. In quella terra, durante la sua espansione ad Est la Repubblica della Nuova California ha trovato una luce nell’oscurità: New Vegas, una città che è stata risparmiata da molti dei disastri della guerra atomica. Tutti nelle locande e negli hotel parlano della sua Strip, con enormi casinò che fanno impallidire quel letamaio malavitoso dii New Reno, tecnologià talmente all’avanguardia che Vaultcity al confronto è una macchinina giocattolo, e il suo misterioso capo che la comanda da una torre altissima. Ma poco più avanti, i soldati sotto l’emblema dell’orso a due teste trovarono qualcosa di ancora più grande ed importante: un lungo fiume che porta ad Hoover Dam, una enorme diga che fornisce tutta l’energia della città e anche di più, rendendola una risorsa di inestimabile valore. Quello che però non si aspettavano è quel grosso simbolo torreggiare al di là di questo fiume: una bandiera rossa con con un grosso toro, emblema di una fazione imperialista e totalitaria nata dall’assoggettamento di 87 tribù dell’Est, la legione di Caesar. Due realtà così opposte non potevano che scontrarsi, ed ecco che l’orso e il toro in un attimo divennero acerrimi nemici, con Hoover Dam come premio. Tu non te ne sei mai preoccupato molto, d’altronde sei solo un corriere, ma ecco che ti arriva un ordine fuori dal comune: un pacchetto, a vederlo così insignificante, da portare alla Strip di New Vegas, e malgrado la tua sorpresa non hai la minima idea di quanto questa consegna è destinata a cambiare drasticamente te e il destino del Mojave.

Obsidian ha preso la base del precedente capitolo e l’ha migliorato sotto tutti i punti di vista. New Vegas propone una mappa più piccola, ma la riempie di così tanti luoghi e punti di interesse che vale più di cento mappe grandi il doppio e vuote. Ovunque ti giri c’è qualcosa di particolare e unico che merita di essere esplorato e approfondito, dando un senso di appagamento enorme per il giocatore che viene spinto dalla curiosità ad curiosare in questo o quell’edificio, quella caverna scoperta a caso, quell’altopiano in lontanan- ah no cazzo c’è un Deathclaw lì meglio tornarci dopo.
Molto ampia è anche la scelta delle armi, che oltre a variare per tipologia e caratteristiche hanno anche la possibilità di essere modificate nel modo in cui più ci aggrada e si adatta al nostro personaggio. Anche il crafting è stato approfondito, finendo per dare molta più importanza ad oggetti che inizialmente trovavamo inutili o di porca importanza fino a farli diventare anche essenziali in certe occasioni.
Così come accadeva nei primi due capitoli, qua l’abito fa il monaco. Infatti indossare un vestito di una fazione riuscirà a farci infiltrare tra di loro indisturbati a patto di non attirare troppo l’attenzione, specialmente dei cani addestrati a scovare gli intrusi. Oppure potremmo essere presi di mira dai nemici della fazione di cui ci stiamo fingendo, a discapito delle nostre relazioni con essa.
A proposito di fazioni, in questo titolo avremo una libertà di agire molto più ampia di qualsiasi altro capitolo della saga, portandoci a farci amici e nemici tra i grossi e i piccoli gruppi che ci porterà vari tipi di vantaggi e svantaggi. Il roleplaying di questo titolo non lo troverete in nessun altro.
Per quanto riguarda le statistiche, i loro punti non influenzeranno più solo le azioni che possiamo fare con esse, ma anche le interazioni che possiamo avere con gli NPC. Magari non hai una buona eloquenza, ma la tua esperienza in materia di medicina, scienza o checchessia renderanno la tua opinione comunque rilevante. Hanno migliorato parecchio anche la fase shooting, rendendola una scelta molto più allettante e finalmente alternativa valida allo SPAV costante. Ottima anche la modalità duro, che per quanto poteva essere gestita meglio offre una bellissima alternativa alla classica esperienza di gioco.

Togliamoci la nota dolente: Fallout New Vegas è pieno di problemi a livello tecnico. Se nei precedenti capitoli ho consigliato di salvare spesso, qua dovete moltiplicare all’infinito questo consiglio. Non sapete davvero mai davanti a cosa potreste imbattervi in questo titolo che purtroppo non è mai riuscito ad essere completamente aggiustato. Ci sono stati miglioramenti, ma davvero a livello di bug è sempre su quel livello di oscenità che si porta questo engine improponibile e orribile che nemmeno qua si è potuto riscattare. Tuttavia voglio anche considerare il fatto che con 10 mesi di tempo, praticamente meno della metà del tempo messo da Bethesda per il 3, sono riusciti a fare un gioco enorme e dalla qualità altissima sotto tutti gli altri punti di vista, quindi pur dandogli l’insufficienza ho deciso di regalare un quarto di punto bonus per quello che sono riusciti a fare in così poco tempo.

La zona contaminata del Mojave è una delle ambientazioni più belle tra i giochi di ruolo. È una casa che ospita tante di quelle storie che meritano di essere raccontate che davvero c’è da perdere il conto. La sua scrittura e i suoi intrecci sono di una qualità di così alto livello che penso solo Avellone poteva raggiungere. Essa non si limita a metterci di fronte a scelte buone o cattive, ma si diverte a mischiarle, a colorare di grigio quello che ci pareva bianco o nero, ci vuole mettere in difficoltà di fronte a verità e opinioni che possono sconvolgere del tutto le nostre idee iniziali. Tutte queste fazioni che ci circondano combattono e si alleano tra di loro per i più disparati motivi, e a volte solo noi potremo fare da tramite tra di esse. Proprio come punto di incontro verremo a sapere le loro idee e motivazioni, e il risultato delle nostre ponderazioni ci porteranno a fare scelte che avranno conseguenze anche grosse sulle nostre future esperienze. Spesso dovremo anche scontrarci con le ideologia dei nostri companion, che potrebbero distaccarsi completamente con le nostre azioni. Altre volte potrebbero fare di testa loro e metterci in guai molto seri. Tutto questo perché ognuno ha le sue motivazioni per mettersi in viaggio e le sue idee più o meno radicate. Ed infine questo viaggio che ci porterà dai villaggi alle caverne, dalla strada ai casinò, dai territori della repubblica a quelli della legione, ci cambierà. Ci ritroveremo ad essere molto diversi dal corriere che quella notte a Goodspring si è preso in testa quelle pallottole che hanno dato il via alla nostra avventura. Questa è la massima espressione di New Vegas e la massima maturità della saga. Perché la guerra, la guerra non cambia mai… ma gli uomini cambiano, lungo la strada che percorrono.

Fallout è una saga storica, su questo non si può assolutamente discutere, che avuto alti e bassi sia a livello qualitativo che produttivo. Ha avuto la sfortuna di essere abbandonato durante lo sviluppo di Van Buren (nome in codice per il Fallout 3 che stava per essere sviluppato da Black Isle) per poi essere ripreso da Bethesda e vivere una nuova gloria che sembra essere crollata di nuovo negli ultimi tempi. Ma se tra tutti questi punti dovessi dirvi quale è il più alto qualitativamente, quello che proprio rappresenta la sua massima maturazione e quello che più ha il diritto di rappresentare la saga nella sua totalità, allora quel punto si concentra tutto su New Vegas. Non è proprio qualcosa da poterci discutere, è indubbiamente il miglior capitolo della saga e uno dei migliori giochi di ruolo mai sviluppati. Uno può avere tutte le preferenze che vuole, ma credetemi quando dico che nessun Fallout offre la stessa qualità di scelte, scrittura, evoluzione e personalizzazione del personaggio, ambientazione, caratterizzazione degli NPC e dei companion, missioni secondarie e principali, e serve altro? A Caesar quel che è di Caesar, l’unico punto che mi sento in diritto di riconoscere ad un altro capitolo è l’impatto e impersonificazione nel personaggio iniziale, che spetta al 3. Per il resto, New Vegas è Sua Maestà Fallout, e dubito che Bethesda sarà mai in grado di fare meglio di Obsidian.

Gameplay: ★ ★ ★ ★ .75
Lato Tecnico: ★ ★ .75 + ☆ .25 Bonus
Lato Artistico: ★ ★ ★ ★ ★

Kacaronte

ha scritto una recensione su Fallout 3

Cover Fallout 3 per Xbox 360

Ma certo: l'apocalisse. La finiremo come abbiamo cominciato.

Hai ricordi ovattati e confusi della tua infanzia, in fondo non è che succede niente di particolare in un Vault chiuso al mondo esterno. Tra tutti quelli che ti ricordi certamente più di tutti è la tua amicizia fin dalla più tenera età con Amata, la figlia del sovrintendente, tuo padre che a volte si assenta per ore e ore per via del suo lavoro, e una frase, l’unica cosa che ti è rimasta come testimonianza da tua madre, morta dandoti alla luce:

Apocalisse 21:6
Io sono l’Alpha e L’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita.

Per anni hai cercato di venirne a capo, a capire come mai fosse entrata così tanto nel cuore della donna che ti ha messo al mondo, ma non ci sei mai riuscito. La verità è che non lo sapevi perché non potevi capire cosa significa vivere lì fuori, nella zona contaminata dura e selvaggia, e quando tuo padre scappa dal Vault e ti ritrovi costretto ad abbandonare quel luogo per poterti tener salda la vita, ti aspetti di poter finalmente rispondere a tutte le tue domande, e varcata la porta del Vault finalmente vedi la luce.

Di base Fallout 3 rappresenta una ottima trasposizione dal RPG puro all’Action RPG, riuscendo a portarsi dietro tutte le caratteristiche dei precedenti capitoli. Lo SPAV è implementato bene e in maniera interessante ed è l’alternativa migliore ad una componente shooter veramente ma veramente indietro (ma stiamo parlando di un RPG, non un FPS, quindi non ci do molto peso). Non potevano mancare anche gli S.P.E.C.I.A.L., le varie skill e le abilità, che a parte alcune troppo forti o troppo inutili danno comunque una buona possibilità di personalizzazione del pg. Mi piacciono molto anche i minigiochi per lo scassinamento e l’hackering, dando varietà al gameplay. Bethesda ha anche continuato con la sua tradizione degli Open World, che come già dissi rende meglio l’idea di desolazione rispetto alla mappa suddivisa in zone. Malgrado tutto queste premesse sulle fondamenta però Fallout 3 pecca per tutto quello che ha costruito sopra. Va bene che stiamo parlando di una zona contaminata, però la mappa di questo capitolo è praticamente vuota, con veramente pochi luoghi rispetto alla sua dimensione e ancora meno di interesse per il giocatore. Anche nel level design pecca molto, con una metropolitana che risulta essere la stessa mappa ripetuta più e più volte fino allo sfinimento, una serie di vault abbastanza ripetitivi e una Rivet City che è confusionaria e incasinata. Ho trovato parecchio deludente la qualità media delle secondarie, che eccettuati un paio molto carine sono molto sottotono rispetto ai predecessori.

Penso che tutti possano riconoscere che Fallout 3 è un gioco che a livello tecnico è scarno e di bassissimo livello, ma non è solo a livello estetico che pecca, ma anche per la presenza di bug allucinanti e spesso anche con conseguenze negative all’esperienza di gioco. Questo deriva anche da un motore grafico che ancora non si è capito il motivo per cui hanno usato per così tanto tempo e spero onestamente di non rivederlo mai più in nessuna futura produzione di qualsiasi SH. Certo anche Bethesda non ha mai dimostrato di essere una cima in programmazione, però anche loro si sono fatti male per anni e anni. Se poi aggiungiamo un sonoro abbastanza ridicolo e con errori tragicomici, proprio non riesco a dargli la sufficienza in questo punto.

Per c’è un fattore in cui Fallout 3 regna è assolutamente l’inizio, il migliore di tutta la serie e quello che più riesce a farti immedesimare nel personaggio. Sono riusciti perfettamente ad adeguare la scelta delle sue caratteristiche con l’entrare in confidenza con il mondo di gioco, dando un’ottima alternativa alla creazione del personaggio classica. Ottima anche l’atmosfera, specialmente nelle zone sotterranee, veramente ben riuscita e di gran effetto. Tuttavia risultano delle pecche enormi fin dal momento stesso in cui si lascia il nostro Vault. I personaggi più interessanti infatti si mostrano tutti all’inizio e quelli che incontreremo nella zona contaminata difficilmente riusciranno ad eccellere o a distinguersi. Mi viene giusto in mente Treccani, probabilmente il personaggio più carismatico incontrato post tutorial. Anche i companion soffrono di poca caratterizzazione, difetto che sotto un certo punto di vista colpiva anche quelli del primo capitolo, ma almeno lì ognuno aveva le sue motivazioni per seguirti nella tua avventura, mentre nel terzo si possono suddividere in 3 categorie:
- Sei un portatore di giustizia, mi piaci, verrò con te.
- Sei un bastardo figlio di puttana, mi piaci, verrò con te.
- Bau! (il migliore)
Nota molto dolente è anche la scrittura dei dialoghi per cui davvero faccio fatica a credere il writer abbia ricevuto un premio, a mio avviso del tutto immeritato visto che non vale un centesimo di quelli dei precedenti capitoli, ma non solo per il paragone in se in quanto proprio di base è di bassissimo livello. Se non fosse per l’impatto iniziale e l’atmosfera probabilmente anche questo punto sarebbe insufficiente.

Mentre Fallout 3 è riuscito a far risorgere una saga storica con il suo successo, e per questo gli sono altamente riconoscente, non è nemmeno l’ombra dei suoi predecessori. Stiamo certamente parlando di un capitolo apprezzabilissimo e che ho giocato molto volentieri, però è ben lontano dallo status di capolavoro a cui la gente ogni tanto lo innalza l’utenza. Le pecche ci sono e ad alcune proprio non si può passare sopra. So già che ci sono molti fan di questo titolo e se è un gioco che amate con tutto il cuore sono felice per voi, davvero, anche io amo giochi che hanno un sacco di problemi, però non apprezzo questo voler sempre forzare i propri gusti come superiori e definire capolavori oggettivi i titoli che si apprezzano quando non se lo meritano. Non preoccupatevi di giocare capolavori, giocate a titoli che vi piacciono indifferentemente dalla qualità. In fondo un voto è un numero, e ha molto più valore quello nelle vostre ore di gioco piuttosto che quello di un tizio qualunque a cui piace fare recensioni.

Gameplay: ★ ★ ★.75
Lato Tecnico: ★ ★ .75
Lato Artistico: ★ ★ ★ .50

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