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Lukeval

ha scritto una recensione su Detroit: Become Human

Cover Detroit: Become Human per PS4

Tutto giusto tranne il cuore

Sicuramente il primo vero gioco dove Cage e il suo team hanno fatto centro con la variabilità della trama in funzione delle nostre scelte e di quanto si “giochi” bene, infatti si potranno giocare almeno due run entrambe intriganti, con senso di esistere (non insomma dove sbagli ogni QTE per forzare le cose o ti comporti come un sociopatico con scelte che nessuno farebbe) ma ben diverse tra loro (mentre un beyond two souls, una volta rigiocato, si dimostra prettamente lineare), cosa che ho apprezzato molto. Quantic dream è riuscita anche a azzeccare molto bene le coreografie dei combattimenti (sia in quanti tali, che come variabilità), e le ambientazioni, ovvero tutte la sfaccettature di una Detroit variegata e controversa, dai grattacieli alle baracche, dai centri commerciali alle coltivazioni sopra i tetti, e come scenario risulta molto convincente e intrigante. Colonna sonora di tutto rispetto anche se non ai livelli di BTS, per me. Menzione extra per il menù interattivo, i checkpoint generosi per poter rigiocare ciò che si vuole e gli extra come modelli, colonna sonora, artbook e così via. Il vero difetto del gioco però, dopo tutto questo che è stato fatto di indubbiamente ottimo nell’ottica di ciò che vuole proporre Quantic Dream, e che “toppa” nel punto che ritenevo più importante, ovvero il pathos. Complice forse una tematica fin troppo abusata e su cui il giocatore tende ad avere già opinioni ben chiare dati i mille film, videogiochi e serie tv, e che quindi risulta meno sconvolgente, complice non so cos’altro sinceramente, ma non mi ha minimamente coinvolto emotivamente come i predecessori, e parlo da fan dei lavori di QD.