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Su Mastrocomputer

Ho iniziato a giocare fin dalla tenera età di 4 o 5 anni col Sega SC-3000 che ancora custodisco gelosamente. A 10 anni mi regalarono il Game … Leggi tutto

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Mastrocomputer

ha scritto una recensione su Fury of the Furries

Cover Fury of the Furries per PC

Fury of The Furries è un simpatico e divertente platform/puzzle game uscito nel 1993 e sviluppato da Kalisto per Amiga, CD32, Dos e Mach. In questo titolo si controllano una alla volta (spesso potendo passare da una all'altra) 4 simpatiche palline di pelo che di ritorno al loro pianeta Natale trovano il loro re imprigionato e tutto il regno messo a soqquadro dal cattivone di turno. Non pago il losco individuo ha pure ben pensato di usare un malefico congegno conosciuto col nome di "La macchina" per convertire gli adorabili abitanti in mostri. Per fortuna ognuno dei quattro eroi vanta abilità uniche che lo renderanno indispensabile in determinate situazioni. La palla pelosa gialla ad esempio potrà sparare fireball, la rossa mangiare i mattoni che intralceranno la sua strada aprendosi così nuove strade, la verde sarà in grado di lanciare funi e dondolarsi come Spiderman, mentre la blu potrà andare sott'acqua e sparare letali bolle d'aria ai nemici. Tutto ciò si traduce in un bel platform diverso dal solito vista la strana fisica delle palle di pelo che rimbalzano come fossero palline da tennis e la necessità di passare da una all'altra che aggiunge un bel tocco di strategia e lo rende simile a titoli come Lost Vikings. Il tutto mentre si affrontano gli otto mondi di gioco (più uno) che vanno dal Deserto, alla Laguna, passando per Foresta, Piramidi, Montagne, Fabbrica e Villaggio. Fino a giungere al Castello dove avrà luogo la resa dei conti col malvagio cattivone. Mondi ben caratterizzati e pieni di citazioni più o meno velate a film e videogame che vi strapperanno più di un sorriso.
Graficamente il gioco risulta abbastanza essenziale anche se non manca di carisma e le varie immagini e siparietti tra un livello e l'altro sono davvero carine. Un pò meglio le musiche, decisamente di atmosfera ma che difficilmente vi rimarranno in testa una volta spento il PC.
Piccola curiosità, l'anno seguente Namco ne acquistò i diritti ed inserendo la sua gialla mascotte e modificando grafica e sonoro ne fece Pac-In-Time.
Oggi come oggi si tratta di abandonware per cui una volta tanto non c'è niente di male a ricorrere all'emulazione. Oltretutto su Dos Box gira alla grande per cui se siete curiosi vale sicuramente la pena dargli una chance.

7.9

Voto assegnato da Mastrocomputer
Media utenti: 7.9

Mastrocomputer

ha scritto una recensione su Journey to Silius

Cover Journey to Silius per NES

We dare you to make the journey to silius

“Corre l’anno 0373 del nuovo calendario spaziale. E’ in atto una tale rapida esplosione della popolazione terrestre che molti cercano un rifugio verso un paradiso iper spaziale. Ovunque si nota una frenetica attività tesa a fondare nuove colonie spaziali e ad emigrarvi.
Jay McCray non costituisce una eccezione alla regola. Anch’egli si sta preparando ad affrontare il suo viaggio verso la colonia spaziale n.428 nel sistema solare di Silius. La sua decisione deriva dal fatto che suo padre, un brillante scienziato, ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo di questa colonia.
Jay è sempre stato orgoglioso di suo padre e desideroso di imitarlo, ed ora più che mai, dopo l’elezione di quest’ultimo a capo del programma di sviluppo della colonia SSS.
Jay sogna di entrare a far parte di una squadra di sviluppo delle colonie spaziali ma sfortunatamente il suo sogno non è destinato ad avverarsi.
Una devastante esplosione ha scosso la colonia SSS causando la distruzione totale dei piani del progetto e della squadra di sviluppo impedendo così la realizzazione di qualsiasi altro progetto.
Jay non saprà mai cosa sia realmente avvenuto poiché suo padre ha perso la vita nella deflagrazione. Vorrebbe assumere un ruolo guida al posto di suo padre ma senza i dati persi nell’esplosione le attività di ricerca sono a un punto fermo.
Esplorando la camera di suo padre, un giorno Jay scopre un floppy disk e inserendolo nel computer si rende conto di aver trovato tutti i piani di sviluppo della colonia SSS insieme ad una lettera di suo padre. Nella lettera è scritto che dei terroristi stanno complottando per impedire lo sviluppo della colonia e che Jay dovrà portare avanti il progetto iniziato da suo padre.
<<Mio padre sapeva che questo sarebbe avvenuto!>> si disse Jay. <<Ma ora che ho ritrovato i suoi progetti potrò completare il suo lavoro!>>
Si mette quindi all’opera cosciente del fatto, tuttavia, che i terroristi sono più che mai decisi a distruggere i piani di sviluppo della colonia SSS.
Jay fa a se stesso un giuramento solenne:<<Non mi resta altro che combattere fino all’ultimo per difendere lo sviluppo della nuova colonia e vendicare così la morte di mio padre!>>.”
Così recita il manuale della versione PAL del gioco (al netto di alcuni errori grammaticali).
Manuale che non fa solo questo, ci illustra tutte le armi a nostra disposizione e ci spoilera pure tutti i Boss dei sei stage del gioco (pazienza, ai bei manuali di una volta si perdona questo ed altro).
Pad alla mano questo Journey To Silius (JTS d’ora in poi) si rivela un run and gun meraviglioso. Uno dei titoli NES preferiti dal sottoscritto e del quale non si parla mai, al pari di altri grandi giochi come Blaster Master, The Guardian Legend o StarTropics.
Come detto nei panni (o per meglio dire tuta spaziale) di Jay ci troveremo a percorrere da sinistra verso destra sei diversi stage, superando trappole mortali e piattaforme e nel mentre blastare tutto quello che ci capiterà a tiro. Si spara dritto per dritto, senza possibilità di direzionare nulla, le uniche alternative sono farlo in salto o da sdraiati a terra. Non che sia un problema anzi, pochi fronzoli e ci si concentra sull’azione. Per una semplicità e un divertimento che i titoli odierni sembrano aver dimenticato, presi come sono a farci gironzolare a vuoto per ore.
I terroristi assumeranno le forme più disparate, dai robot umanoidi, passando per macchine mortali e insettacci alieni.
Come accennato però avremo a disposizione varie armi per farci strada nel pianeta, per un totale di sei. Si va dalla pistola standard che non consuma munizioni, al fucile a pompa, passando per mitraglietta, fucile laser, lancia missili a ricerca e lancia granate.
Tutte le armi avranno le munizioni in comune (e alcune saranno più esose di altre) rappresentate dalla barra G Meter che è l’unica che vedremo a schermo oltre a quella della vita chiamata P Meter.
All’inizio avremo a nostra disposizione solo la pistola e lo shotgun mentre le altre andranno guadagnate sconfiggendo dei mini Boss presenti alla fine di ciascun livello (subito prima del Boss vero e proprio). I nemici sconfitti potrebbero anche far cadere delle capsule per ripristinare le due barre ma va detto che hanno veramente il braccino corto ed è una eventualità abbastanza rara.
Per arrivare alla fine avremo a disposizione tre vite e tre continue ed in nostro soccorso ci sarà anche qualche check-point lungo i livelli. Ovviamente portare a casa la pelle non sarà facile e potremo riuscirci solo dopo aver ripetuto ogni livello infinite volte fino a conoscerli a menadito (così come i pattern di attacco di nemici e Boss).
Veniamo ora all’aspetto tecnico. JTS è bello da vedere con diverse ambientazioni per ogni livello e soprattutto magnifico da ascoltare. La sua colonna sonora infatti è sublime e contiene alcune delle mie tracce NES preferite, in grado di galvanizzarci come poche durante l’azione di gioco.
Un paio di curiosità sul finire. Il gioco doveva essere un tie-in di Terminator (ma poi Sunsoft perse la licenza) e lo si capisce da alcuni nemici e ambientazioni, mentre la versione NTSC USA ha il protagonista a volto scoperto senza casco (in modo simile a quanto accadde per il Principe di Persia), evidentemente noi non lo sappiamo ma gli Americani sono in grado di respirare anche nello spazio.
Se non lo avete mai giocato fatevi un favore e correte a recuperarlo, se non avete un NES lo trovate pure incluso nell’abbonamento Switch Online tra i giochi della storica console (in versione NTSC).

9.2

Voto assegnato da Mastrocomputer
Media utenti: 9.2

Mastrocomputer

ha scritto una recensione su Daymare: 1998

Cover Daymare: 1998 per PS4

Il male residente

Per chi non lo sapesse questo daymare 1998 è un progetto tutto Italiano, ad opera dei ragazzi Romani di Invader Studios. Si tratta del loro primo titolo ed In origine era nato come remake non ufficiale di Resident Evil 2. Remake che fu fatto sospendere dalla casa di Osaka, anche perchè qualcosa a tal riguardo bolliva già in pentola. Però in Capcom ne rimasero piacevolmente colpiti, tanto da invitare gli autori nei loro studi per delle consulenze (tant’è che compaiono nei crediti del gioco).
Dalle ceneri di quel remake nasce questo Daymare. Un progetto non facile ed ambizioso per un piccolo team indipendente e che abbiamo rischiato di non vedere mai visto l’insuccesso della campagna kickstarter.
Nonostante tutto il gioco è arrivato fino a noi e dopo il lancio su PC ha infettato pure le console.

Questa piccola prefazione non è stata scritta tanto per, in quanto la prima cosa da fare per approcciarsi ad un titolo simile è capire da dove viene e come è stato realizzato. Non ci si può certo aspettare un comparto tecnico da tripla A o chissà quali virtuosismi di altro tipo, quello che è lecito attendersi è invece un buon horror in stile anni ‘90, palesemente ispirato a resident Evil e farcito di enigmi, documenti e zombie da riempire di piombo. Scopriamo insieme nel corso della recensione se l’obiettivo è stato raggiunto.

La storia di Daymare si rivela abbastanza interessante per il genere e non priva di qualche piacevole colpo di scena. Lungi da me rovinarvi il piacere di scoprirla ovviamente. Pertanto vi basti sapere che ci ritroveremo con ben tre personaggi giocabili, un membro della squadra speciale H.A.D.E.S., un pilota di elicotteri appartenente allo stesso gruppo ed una guardia forestale che soffre di allucinazioni. Questi tre si ritroveranno loro malgrado invischiati in fatti più grandi di loro e dovranno sopravvivere all’incubo che si è riversato su quella che un tempo era la tranquilla cittadina di Keen Sight.

Le strade del trio si incroceranno in vari modi fino a tessere la tela del fato. Alcune volte potrà capitare un pò di backtracking con un personaggio diverso ma niente di frustrante visto che poi si procederà verso porzioni di mappa inedite rendendo quindi il tutto più interessante similmente ai percorsi intrecciati di Leon e Claire.
Una cosa che ho molto gradito è che pur avvalendosi di una visuale moderna alla RE4 gli enigmi non sono scomparsi o stati semplificati (come in RE2 Remake) ma anzi sono presenti in quantità e spesso pure abbastanza impegnativi. Come già detto non mancheranno i file da leggere o gli audio log da ascoltare. Addirittura è stato creato un sito vero su cui recarsi per leggerne alcuni criptati attraverso un codice. Va detto però che nel corso della mia run non sono riuscito ad accedervi e quindi non sono certo che il dominio sia ancora attivo.

Cosa differenzia e caratterizza il gioco rispetto alla serie da cui trae ispirazione? Dovendo rispondere a questa domanda direi senza dubbio due cose. La prima è il D.I.D. una speciale interfaccia da polso (in stile FallOut), richiamabile in qualsiasi momento e grazie alla quale avremo tutto sott'occhio, dal nostro stato di salute, all'inventario, passando per i documenti e la mappa. L'utilizzo del D.I.D. non mette in pausa però il gioco e di conseguenza dovremo sempre stare sul chi vive. Inoltre di default non c'è nessun indicatore a schermo, aumentando il realismo e l'utilità della periferica che diventerà la nostra miglior compagna di viaggio. La seconda sono le due modalità di ricarica. È infatti presente una ricarica rapida che getterà a terra il caricatore utilizzato per passare subito al successivo, risparmiando tempo prezioso ma sprecando munizioni (che potremo raccogliere successivamente) e una lenta che invece con tutta calma ci consentirà di non mandare niente a male. Usare la ricarica giusta al momento giusto può fare la differenza, a patto di avere anche sufficienti caricatori da riempire però. Caricatori che è sempre bene avere pronti, magari riempiti con diversi tipi di munizioni in modo da scegliere quelli più adeguati alla bisogna dal menù quick slot per il cambio rapido. Per i più accorti come il sottoscritto è anche possibile ricaricare l’arma dal menù del D.I.D. in modo simile a quanto accadeva nella serie Capcom. Le peculiarità del titolo non si esauriscono comunque qui e va almeno menzionato il fatto che esistano vari tipi di medikit che possono anche essere potenziati o mescolati tra loro, in modo da donarci temporaneamente una maggior difesa, precisione o acuirci i sensi oltre che recuperare energia. Attenzione a non esagerare però, l’overdose è sempre dietro l’angolo. Anche i medikit sono selezionabili dal quick slot per averli pronti all’uso.

Veniamo ora al comparto tecnico. Come detto visto il budget limitato non ci troviamo d’innanzi a chissà quali meraviglie, anzi. Tolti alcuni effetti di luce tutto sommato molto buoni spesso pare di star giocando un titolo della generazione passata. Il colpo d’occhio non è male ma sia i personaggi che le animazioni sono abbastanza basilari e fanno quasi sorridere. Altra cosa fastidiosa sono i ritardi nei caricamenti delle texture o le stesse slavate e indefinite come se dovessero ancora caricarsi. perlomeno il frame rate è stabile anche se non manca qualche incertezza di tanto in tanto. Bisogna anche venire a patti con qualche glitch minore che coinvolge sia i nemici che gli scenari. Forse tra i più fastidiosi ci sono gli armadietti che alla loro apertura spostano il personaggio di lato o peggio il tasto X che compare a schermo per aprire le porte quando queste sono già aperte.
Però va detto che dove non arriva la tecnica i ragazzi di Invaders hanno messo una toppa con una cura per i dettagli fuori dal comune. Spesso mi son fermato ad ammirare gli ambienti di gioco per scrutarne i dettagli. Tra l’altro la mia curiosità è stata ampiamente ripagata non solo dai collezionabili in game ma anche dalle numerosissime citazioni cinematografiche e videoludiche presenti nel gioco. A volte sembrano perfino traboccare dalla console per la gioia degli amanti degli anni ‘80 e ‘90. Citazioni ed autocitazioni visto che ci ritroveremo pure a spasso per gli studi del team di sviluppo.

Il sonoro svolge bene il suo lavoro tra rumori di spari, lamenti strazianti e passi concitati. Le musiche sono poche ma oneste con un paio di picchi niente male anche se con un sapore un pò troppo da dejavù.

Tolto il comparto tecnico sul quale chiudo volentieri un occhio e qualche glitch (alcuni dei quali già corretti con le patch), la cosa che più mi ha fatto storcere il naso sono i nemici. Già sono pochi per tipo e varietà dei modelli poligonali ma è la loro IA la vera pietra dello scandalo. Se già gli zombie sono passabili ed anzi spesso e volentieri ci sentiranno già a distanze considerevoli, quelli più grandi son veramente deficitari e si incastreranno dietro ogni angolo o in qualche occasione rimarranno fermi davanti a noi per farci rimirare la loro mostruosa bruttezza. Questa cosa viene ingigantita coi pochi boss del gioco che già a parte un paio son ben poco originali e la loro demenza artificiale non aiuta, affossandoli completamente. Avrei qualcosa da ridire pure sulle hit box, a volte i nostri colpi sembreranno non sortire l’effetto subito o non essere proprio andati a segno. Cosa che si avverte molto sui nemici più deboli che se a volte andranno giù con un paio di colpi ben assestati in altre occasioni sembreranno quasi immortali vista la loro stupefacente capacità di fagocitare piombo.

Tirando le somme questo Daymare mi è piaciuto, pur non essendo (e non volendo neanche esserlo) originale o avere chissà quali picchi. Per rispondere alla mia domanda iniziale... si Daymare 1998 riesce nel suo intento di voler riesumare i survival horror anni ‘90. Mi ha intrattenuto dall’inizio alla fine e si è rivelato un gioco onesto. Lo consiglio (visto anche il prezzo budget) a tutti gli amanti di Resident Evil a cui magari dopo la longevità non esaltante del terzo capitolo è rimasta ancora un pò di fame per il genere (in tal proposito ho impiegato 14 ore per portarlo a termine a livello normale). Per tutti gli altri se ne siete incuriositi o vi sentite particolarmente patriottici potreste decidere di dargli una chance, magari aspettando un nuovo taglio di prezzo.
Quel che è certo è che sentiremo ancora parlare di Invader Studios e del loro Daymare, sperando (anzi essendone certi, visto il loro talento) che col seguito aggiustino il tiro.

7.6

Voto assegnato da Mastrocomputer
Media utenti: 7.6 · Recensioni della critica: 7

Mastrocomputer
Cover Deadly Premonition Origins per Nintendo Switch

I segreti di Greenvale

Prendete Shenmue, Silent Hill e Resident Evil 4, tritateli finemente e metteteli in una pentola facendoli cuocere a fuoco lento. Aggiungete una spolveratina di True Crime o L.A Noir (a seconda di ciò che avete in dispensa) senza mai smettere di mescolare. Una volta rappreso ed ottenuto un composto omogeneo lasciatelo raffreddare e mettetelo a riposare in frigo per 10 anni.
Fatto ciò il vostro Deadly premonition Origins per Switch sarà pronto per essere servito e questa recensione pure se siete tra quelli che hanno poca voglia di leggere.
In caso contrario proseguite oltre insieme a me e facciamo le cose per bene.

Deadly Premonition all’inizio conosciuto come Rainy Woods, doveva uscire originariamente per Playstation 2 ma è poi slittato su Xbox 360 (ed in seguito per PC e PS3 nella sua versione director’s cut). Ormai da diversi mesi è disponibile per Switch e direi che fosse un port più che consigliato visto l’annuncio del secondo capitolo.
Molti di voi si chiederanno cosa sia perciò vi dico che siamo alle prese con un thriller dalle tinte horror, un’avventura poliziesca piena di misteri ed avvenimenti soprannaturali che trae non troppo velatamente ispirazione da “I segreti di Twin Peaks” di David Lynch.
Tutto ciò si traduce in un titolo molto ambizioso, un open world dove saremo liberi di spostarci in lungo e in largo a piedi o con svariati mezzi che ci metterà a disposizione la polizia locale (ma non solo), di svolgere numerose missioni secondarie (una cinquantina), di andare a pesca, di comprare ed elaborare auto, di collezionare figurine, di andare a cena fuori, al bar e chi più ne ha più ne metta.

Lungi da me svelarvi la splendida trama, vi dirò solo che impersoneremo un agente dell’FBI di nome Francis York Morgan, inviato in un remoto paese di montagna per risolvere un efferato caso di omicidio.
Il geniale game designer Swery 65 vi calerà in un mondo ricco di personaggi stravaganti e dove tutti hanno qualcosa da nascondere. Vi innamorerete del protagonista e vi affezionerete a tanti altri. Non potrete fare a meno di proseguire per vedere cosa vi attende e quali risvolti prenderà la trama.
Il mondo di gioco è vivo e pulsante, le condizioni meteo sono variabili e potrete svolgere alcune attività e missioni solo con una determinata condizione meteo. Il tempo trascorre inesorabile ed i vari abitanti hanno la loro routine quotidiana molto similmente a quanto abbiamo visto in Shenmue. Li vedrete uscire dalle loro case al mattino, andare al lavoro, fare la pausa pranzo, tornare a casa la sera, andare a dormire ecc.. Ciò come detto condizionerà la nostra indagine e farà si che ci si possa immedesimare al meglio. In una delle prime parti del gioco ho indetto una conferenza stampa per parlare con gli abitanti ed arrivando in anticipo ho potuto notare l’arrivo a poco a poco di tutti gli altri. Ognuno con la propria auto, chi è stato più puntuale (riflettendo la precisione del personaggio) e chi è arrivato all’ultimo minuto, come nella vita reale.
Per far trascorrere il tempo velocemente in modo di arrivare all’orario desiderato potremo farci una bella dormitina o anche fumarci una sigaretta (eh già caro Snake non sei stato tu il primo).
Come se ciò non bastasse dovremo curare anche i nostri bisogni personali, come la necessità di mangiare e dormire (rappresentata da apposite barre), o il doverci radere per evitare che ci cresca la barba e cambiarci d’abito per non puzzare come capre con tanto di mosche attorno.

Le fasi investigative saranno alternate da quelle Shooter con una impostazione molto simile a Resident Evil 4. Questo accadrà (quasi) sempre in una sorta di piano alternativo della realtà, molto simile a quanto visto in Silent Hill. Piano che raggiungeremo grazie alla particolare sensibilità paranormale dell’agente York (a lui piace essere chiamato semplicemente così).

Mentre saremo impegnati nelle nostre indagini avremo modo di udire anche dei brani molto belli, sicuramente uno dei maggiori pregi della produzione assieme alla trama. Purtroppo però son davvero pochi e tendono a ripetersi fin troppo spesso, così come le animazioni dei vari personaggi a schermo.

Tutto meraviglioso quindi?
La risposta è no purtroppo. Tecnicamente il gioco tradisce la sua origine PS2 ed era quindi già vecchio nel 2010 (anno della sua prima apparizione), quindi oggi dieci anni più tardi la situazione non può che essere peggiorata. Però non sarebbe un crimine, in fondo se siete amanti del retrogame come me di grafica ve ne importa poco. Lo diventa però nel momento in cui il frame rate già di suo molto basso, cala inesorabilmente, soprattutto negli spazi aperti. Condizione che degenera totalmente alla guida di auto veloci e con la visuale più lontana. In alcuni momenti (specie quando si entra in paese) sembra quasi che l’auto si sia fermata nonostante il tachimetro continui a segnare quasi le 90 miglia orarie. Non azzardatevi a ruotare la telecamera poi perchè sarebbe la fine. Un vero peccato, soprattutto per questa nuova versione. Possibile che non si potesse migliorare almeno il frame rate dopo tanti anni? La grafica è perfino inferiore all’originale versione per Xbox 360 (anche se va detto sia tutt’oggi la migliore del lotto). Invece nulla, lo studio che si è occupato della conversione ha svolto un lavoro indecoroso, durante le mie 30 ore di gioco mi son capitati pure diversi crash che mi hanno costretto a riavviare il gioco (salvate spesso mi raccomando).

Purtroppo questi problemi che il gioco si porta dietro da sempre, non solo sono perfino accentuati ma vanno ad aggiungersi a tutti gli altri che ha sempre avuto e si porta ancora appresso.
Ad esempio i numerosi glitch sparsi un pò ovunque o le auto che si guidano come se fossero su di una lastra di ghiaccio (con un controllo digitale praticamente ingestibile tramite stick analogico) e si mettono pure ad impennare e rimbalzare sfidando qualsiasi legge della fisica.
Il sistema di puntamento lento e legnoso rende difficile mirare con la dovuta precisione (ed al quale si unisce un sistema di hit che fa spesso le bizze).
Senza menzionare la mappa (e mini mappa), troppo ravvicinata e nella quale non è possibile in alcun modo impostare una destinazione. Ho dovuto stamparmene una scaricata in rete per evitare di girare a vuoto per l’eternità. Ah a tal proposito sappiate che dovrete tener d’occhio anche l’indicatore del carburante e quello dei danni (anche se per quest’ultimo basta una bella lavata e l’auto torna come nuova…)
Ci vogliono diverse ore per abituarsi al layout dei comandi, alcuni tasti si possono modificare ma non abbastanza purtroppo. Se il titolo rende uguale sia in dock che in portatile non si può dire lo stesso dei controlli via joycon che ho trovato abbastanza scomodi ed ho di gran lunga preferito utilizzare il Pro controller.
Il gioco è tradotto nella lingua di Dante ma è pieno di errori più o meno gravi e in un’occasione mi son capitati perfino dei sottotitoli in Tedesco. perciò se sapete l’inglese fatevi un favore e giocatevelo così.
Ciliegina sulla torta mancano completamente i contenuti della versione director’s cut.

Il titolo è fin troppo facile (e visti i difetti forse è una fortuna), non sarete mai a corto di medikit e munizioni. Le uniche volte in cui sono morto sono state per alcuni QTE mancati ma a differenza di quanto ho letto in giro posso affermare che sia stato per mia imperizia piuttosto che per errori di riconoscimento. Oltretutto svolgendo le varie missioni secondarie potrete guadagnare gadget particolari come auto o armi indistruttibili o la possibilità di ricaricare l’energia vitale anche senza medikit o meglio ancora il viaggio rapido.
Visto che le ho menzionate vale la pena dire che le side quest spesso esulano dalle solite fetch quest e sono ben realizzate, approfondendo vari aspetti della trama principale (a parte quelle di guida, quelle non esistono).

Quindi cosa rimane di questo DPO?
Rimane un diamante grezzo, un videogioco autoriale, come quelli di Kojima, Suzuki o Suda 51. Un titolo dove tante belle cose vengono offuscate da tante altre pessime. Purtroppo Swery si è rivelato fin troppo ambizioso secondo il sottoscritto. Il budget non era all’altezza delle sue ambizioni e penso che anche qualora lo fosse stato le cose sarebbero state di certo migliori ma non perfette. Come detto la trama e le fasi investigative funzionano benissimo. Perchè non puntarci maggiormente tagliando il resto? Era davvero necessaria la pesca? Direi di no. Come probabilmente non lo era neanche il mondo liberamente esplorabile. Bastava poter selezionare la location sulla mappa, o magari una gita guidata in stile Final Fantasy XV con qualche agente del posto che ci portava a destinazione. Secondo me sarebbe stato molto meglio curare maggiormente ciò che funziona piuttosto che disperdere budget ed energie inutilmente.

Concludendo ciò che è certo è che pur rappresentando in buona parte un’occasione sprecata, questo nuovo port da la possibilità ai fan Nintendo di prepararsi al secondo capitolo (che speriamo essere più curato, la scelta dello stile grafico pare già più indicata a mascherare le magagne). Un biglietto da visita non certo impeccabile ma anzi di quelli sgualciti tenuti a lungo nelle tasche dei nostri pantaloni.
Non solo però, da anche la possibilità a chi se la sentisse di affrontare un viaggio più unico che raro, di quelli che ti rimangono dentro e che dopo le imprecazioni delle prime ore, sei contento di avere intrapreso. Perchè nonostante i numerosissimi difetti che non consentono di promuoverlo come vorresti e di consigliarlo a cuore aperto il gioco ti è piaciuto e non vedi l’ora di tornare a vestire i panni dell’agente York nel nuovo capitolo.
Non ho forse ragione Zach?

6.9

Voto assegnato da Mastrocomputer
Media utenti: 8.1

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