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Mickey Mauser

ha scritto una recensione su Halo: Reach

Cover Halo: Reach per Xbox 360

La parola con la R

Halo: Reach è il capitolo della serie che conosco di meno in assoluto. Lo giocai solo una volta, qualche anno dopo l'uscita, e non l'ho più ripreso in mano. Mi piacque, ma non tantissimo, una cosa che in realtà all'inizio mi succede con tutti gli Halo.
Forse all'epoca non avevo ancora dei gusti molto sviluppati in materia di videogiochi e non mi rendevo conto di quanto fosse speciale il gameplay di questo titolo. Ero passato dalla PlayStation 2 alla 360 e non ero abituato a questa maniera di approcciarsi agli sparatutto, quindi per farmi piacere Halo ci misi un po'.
Ora, invece, mi risulta difficile non fare il paragone ogni volta che mi capita di giocare ad uno shooter.
"In Halo però puoi fare questo e quest'altro", mi viene sempre da pensare.
Halo funziona benissimo, non c'è niente da fare. Il gameplay di questo titolo, almeno per quanto riguarda la campagna in single player, è perfetto, per me.
Il level design è forse il migliore della serie assieme a quello di Halo 3, Halo 5 e Halo: Combat Evolved (2 e 4 sono quelli che mi piacciono di meno in questo senso), e spesso vira in direzione del sandbox puro, come nella bellissima missione ambientata fra i cieli di New Alexandria, in cui potremo utilizzare un elicottero per spostarci fra i vari palazzi senza troppe limitazioni o percorsi prestabiliti da seguire.
L'enfasi sui veicoli è esasperata, e potremo guidarli davvero tutti, persino i camion e le macchine operatrici, usandoli per investire i nemici o semplicemente per fare i cretini.
Una cosa che ho apprezzato molto, però, è la quantità di dettagli riposta nelle ambientazioni. Avete presente gli struzzi della prima missione? Per quanto possa sembrare stupido, mi hanno immerso sin da subito nell'atmosfera del pianeta Reach, dandomi la sensazione che non si trattasse di un set cinematografico fatto a misura di giocatore, ma di un mondo vivo e in costante evoluzione.
Sull'intelligenza artificiale dei Covenant non so che dire: è clamorosa, sono fra i nemici più reattivi che abbia avuto il piacere di incontrare di recente, specie ad alte difficoltà e soprattutto gli Élite, che non si fanno scrupoli ad accerchiarvi, a battere in ritirata quando in inferiorità numerica e a sommergervi di fastidiosissime granate al plasma.
Reach, però, non è solo gameplay. È anche un prequel che riesce a chiudere in maniera sorprendente un ciclo iniziato quasi dieci anni prima con il primo, leggendario Combat Evolved.
Non è che la trama di Halo sia particolarmente sofisticata, ma è proprio la sensazione che il suo universo sia così grande a rendere grandiosa questa serie. C'è spazio per il mistero dei Precursori, per la religione dei Covenant, per l'orrore dei Flood e, alla fine, anche per la sofferenza della guerra, che in passato veniva messa da parte per concentrarsi sull'esultanza dei vincitori.
Please, Microsoft, be good. Mostraci qualcosa di bello, questa domenica.

9

Voto assegnato da Mickey Mauser
Media utenti: 8.6 · Recensioni della critica: 9.2