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The Wind Waker, in my honest opinion

Una pietra miliare del videogioco

Nel corso della mia “carriera videoludica” ho giocato diversi titoli che, per un motivo o per l'altro, sono riusciti ad emozionarmi. Magari con un'atmosfera suggestiva, magari con dei personaggi particolari, o magari con una trama coinvolgente. Ma, ad essere onesto, molti di questi erano semplici ricordi vaghi dopo pochi mesi. Significa forse che si trattava di titoli scadenti? Assolutamente no, magari erano capolavori, ma per quanto rappresentino per me una passione i videogiochi compongono una piccola parte della vita di tutti i giorni, è normale che dimentichi in parte le sensazioni che un gioco mi ha trasmesso.
Ma The Wind Waker, decimo capitolo della serie di The Legend of Zelda, è completamente diverso. È stato il mio secondo The Legend of Zelda (Twilight Princess il primo) e mi è rimasto impresso come forse nessun altro videogioco. Trovo anzi impressionante il solo fatto che un videogioco, qualcosa di espresso tramite un comune monitor, abbia avuto su di me un impatto tanto forte.
Le sensazioni che trasmette sono varie, si passa da momenti di serenità assoluta a scene dall'intensità straordinaria, da situazioni malinconiche ad avvenimenti spettacolari. Ma rimangono tutte più vive che mai nella mia memoria, forse proprio perché si tratta di un'esperienza completa, di un'avventura perfetta.
Dico ciò basandomi sulla mia prima run del gioco, sul Wii con la versione GameCube, 4 anni fa. Eppure, nonostante tutto, giocandolo una seconda, una terza ed una quarta volta nella rerelease su Wii U non sono mai arrivato a rimanere indifferente a ciò che mi aveva emozionato tanto la prima volta. The Wind Waker ha qualcosa di magico, non è un'esperienza fantastica che si riduce a normale videogioco dopo un paio di partite, continua a stupire a prescindere che lo si conosca o meno, rimane un'avventura straordinaria.



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Hyrule, un lontano ricordo
1000 anni dopo la sconfitta in Ocarina of Time di Ganondorf, quest'ultimo riesce a liberarsi del Sigillo dei Sette Saggi, ed Hyrule è di nuovo in pericolo. Peccato non ci sia nessuno a salvarla, è la cosiddetta “Era senza eroe”. Le divinità decidono di risolvere il problema alla radice, sommergendo l'intero Regno di Hyrule. Altri 1000 anni dopo, in The Wind Waker, vediamo un oceano costellato di isole ed isolotti, sopra una Hyrule ormai dimenticata e con un Ganondorf disperato che si riduce alla follia. Gli abitanti di queste isole vivono tranquilli nel loro microcosmo, ed il Link di turno è un ragazzino intento ad osservare il cielo con il cannocchiale ricevuto per il compleanno. Vede un gigantesco e maestoso volatile, con una ragazza attaccata al becco, che viene colpito dalla cannonata di una nave pirata. La ragazza, di nome Dazel, precipita nella foresta dell'Isola Primula, l'isola di Link, e quest'ultimo la soccorre, per poi conoscerla e scoprire che è a capo della ciurma di pirati. Ma la sorella di Link, Aril, lo segue, e viene rapita al posto di Dazel dal volatile di sopra (il nome è Re Helmaroc, probabilmente ispirato all'Uccello del Tuono, creatura mitologica dei nativi americani). Link parte quindi con i pirati verso la Fortezza Abbandonata, dove è stata rinchiusa la sorella. Si infiltra per provare a liberarla di nascosto, ma il Re Halmaroc lo scopre e lo porta da Ganondorf, suo padrone, per poi gettarlo in mare sotto suo ordine. Link viene quindi salvato da Re Drakar, una barca parlante che lo guida in un lungo viaggio con la sconfitta di Ganondorf come obbiettivo finale.
Si tratta di un incipit abbastanza particolare, sicuramente diverso dal classico “Predestinato, sconfiggi il male per salvare Hyrule”. Link non viene chiamato da un albero gigante che lascia il destino di un regno nelle sua mani, si mette in viaggio per salvare la sorella, ma non è un terminator: può provare paura, esprimere felicità o nervosismo, è ben diverso dal manichino di Ocarina of Time. E per quanto Link debba essere, appunto, un collegamento tra il giocatore ed il videogioco, riesco ad immedesimarmi più facilmente in un protagonista che si dimostra umano che in uno costantemente impassibile.
Ma in generale i personaggi di The Wind Waker sono tutti fantastici, ognuno, anche il meno importante, ha un particolare che determina completamente la sua personalità, ha qualcosa da dire, è unico. Da Tefregu a Olivio, da Arraffaele al sensei Ken, credo sia impossibile non innamorarsi del piccolo e vivace universo che i personaggi di The Wind Waker abitano.



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Un oceano di sorprese
Bhè, piccolo non proprio, anzi. The Wind Waker ha sempre il primo The Legend of Zelda come nucleo, con le fondamenta della serie di cui ho parlato nel parere su Twilight Princess, Link come protagonista, i dungeon ricchi di nemici e rompicapo, i potenziamenti nascosti. Ma una differenza evidente rispetto agli altri capitoli 3D, oltre al Link più umano, sta nella struttura nella mappa. Si passa da una Hyrule ed una Termina quasi lineari ad un oceano completamente esplorabile da cima a fondo, fin dal momento in cui si prende la Bacchetta del Vento (chiaramente non si può entrare subito in qualsiasi isola, per accedere a buona parte di esse servirà uno strumento specifico). Oltre a dare libertà di esplorazione, l'oceano ha anche permesso agli sviluppatori di sbizzarrirsi con le isole. Non c'è bisogno di dare un senso logico a tutto, si può avere un isola con un vulcano in eruzione, poi un'altra con una vastissima foresta, poi un'altra ancora a forma di GameCube, non ci sono limiti e non si può prevedere cosa ci sarà un centinaio di metri avanti, l'unico modo per scoprirlo è mettersi in viaggio con Re Drakar e lasciarsi stupire dalla prossima idea geniale. Questa struttura conferisce poi una certa leggerezza a The Wind Waker che nessuno dei The Legend of Zelda precedenti offriva, leggerezza minata dai viaggi un po' troppo lunghi. E per quanto l'oceano sia pieno di isolotti che stuzzicano la curiosità passare al lato opposto della mappa può rivelarsi tedioso. Nella rerelease su Wii U questo problema è stato risolto tramite una sorta di turbo utilizzabile con una vela veloce, che permette di procedere molto più velocemente e di avere il vento sempre a favore.



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Ma andiamo al succo
Questa divisione della mappa in isole e questa leggerezza non devono però far pensare ad un giochino mordi e fuggi, senza sostanza. The Wind Waker vanta infatti i dungeon migliori dell'intera serie, per quanto poco originali come temi. Il level design connette alla perfezione tutte le varie sezioni, senza mai risultare troppo contorto nonostante la complessità di alcune aree, ma soprattutto richiede l'uso di vari strumenti. Non basta prendere lo strumento di quel dungeon e superare diverse sezioni per poi usarlo contro il boss e dimenticarlo, i vari dungeon fanno conto di tutti gli strumenti disponibili, e per superare i rompicapo (non molto difficili, comunque) serve consapevolezza della propria gamma di oggetti. E l'utilità di questi oggetti non si esaurisce quasi mai ai rompicapo, hanno quasi tutti una seconda applicazione in combattimento. I controlli sono molto semplici da padroneggiare, la spada si utilizza con la pressione di un solo tasto unito o meno all'analogico, nonostante sia un'arma piuttosto versatile, e premendo A al momento giusto si possono attivare dei contrattacchi scriptati, che con più nemici nelle vicinanze possono anche non andare a buon fine. E soprattutto è possibile concatenare l'utilizzo di più strumenti in pochi istanti, andando a bloccare i nemici in delle specie di combo. Ad esempio boomerang per stordire, rampino per rubare l'arma in mano e bomba per danneggiare. Ciò fa venire voglia di sperimentare diverse strategie con le varie tipologie di nemico (anche se i Titanus sono gli unici nemici temibili). I movimenti in generale sono poi molto rapidi, rendendo i controlli particolarmente fluidi.
Se al level design fantastico ed ai combattimenti sempre divertenti aggiungiamo delle boss battle spettacolari, contro creature imponenti e bellissime come il Re Helmaroc, Phantom Ganon o la pianta Kardemos, è chiaro il perché consideri i dungeon di The Wind Waker i migliori della serie, nonostante la difficoltà piuttosto bassa.
Difficoltà che da questo punto di The Legend of Zelda comincia ad essere bassa in quasi ogni capitolo, e rappresenta l'unico difetto grave di The Wind Waker, un'avventura meravigliosa ma priva di una vera sfida, e dire che il capitolo 3D precedente, Majora's Mask, è difficilissimo. Nella rerelease è presente la modalità Eroe, selezionabile da subito, nella quale i danni sono raddoppiati e non sono presenti cuori rigeneranti. Questa modalità non rende comunque il gioco difficile come Ocarina of Time Master Quest o Majora's Mask, ma offre un livello di sfida soddisfacente e soprattutto rende importanti fate e pozioni curative, trascurabili alla difficoltà standard. Se ciò non bastasse c'è sempre la possibilità di fare una 3-hearts run, ovvero di non prendere i potenziamenti della salute (Portacuori), che di certo rende The Wind Waker un inferno ma non ha molto senso in un gioco nel quale uno degli obbiettivi principali è diventare più forti.
Ai dungeon si affianca un'ottima quantità di sidequests, alcune più divertenti, alcune più noiose, che vanno spesso a farci fare conoscenza di uno o più personaggi secondari ed a farci scoprire ogni piccolo segreto delle varie isole.



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Wow
The Wind Waker è generalmente ricordato per il suo stile grafico, davvero inaspettato per la serie a cui appartiene. In contrapposizione all'atmosfera cupa e opprimente di Majora's Mask qui vediamo un bellissimo oceano in cel-shading che sprizza vivacità da tutti i pori, con personaggi molto cartooneschi dall'espressività esagerata ed isole coloratissime. Ad accompagnare questa grafica vivace degli effetti sonori curatissimi ed una colonna sonora allo stato dell'arte, basata principalmente su chitarra, violino, arpa, cornamusa e flauto di pan, che riesce a rendere l'atmosfera estremamente intensa, vivace, solenne o malinconica in una maniera impressionante.
Nonostante lo stile grafico per alcuni infantile il gioco vanta infatti delle scene fantastiche, che rimangono facilmente impresse nella mente a vita. Il finale è tranquillamente considerabile il momento più epico ed intenso di The Legend of Zelda.
La rerelease, che gira a 1920x1080, ha un nuovo sistema di illuminazione, texture ad alta risoluzione ed un effetto bloom molto forte, che grazie allo stile grafico semplice non causa i piccoli problemi di visibilità di Twilight Princess. La differenza è evidente, le luci sono bellissime, ma penso che anche la versione GameCube del 2002 non sembri affatto vecchia e risulti tutt'oggi uno spettacolo.




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Insomma,
fra le tante avventure che ho vissuto videogiocando The Wind Waker è semplicemente la più bella. Sarà per l'oceano e la musica che lo accompagna, sarà per i dungeon, sarà per il finale, ma ha una sua magia. Dura una trentina di ore, ma sembra non finire mai, giocando si sente l'immensità di questa opera, che considero il punto più alto mai raggiunto da The Legend of Zelda ed in generale dai videogiochi Nintendo.

pubblicato alle 18:02 del 30/11/2014

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