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God Eater 3 - recensione

La caccia agli Aragami è di nuovo portatile!

God Eater 3, action-rpg di Marvelous Inc. e pubblicato da Bandai Namco, porta la caccia agli Aragami su Nintendo Switch.

God Eater 3 è uscito nel dicembre 2018 su console Sony e PC. Dopo quasi un anno raggiunge finalmente i lidi di casa Nintendo, e coincidenza non da poco, con Switch Lite alle porte. Marvelous Inc. (Sviluppatori) e Bandai Namco (Publisher) sanno che il pubblico degli action-rpg incentrati sulla caccia (come Monster Hunter o alcuni Phantasy Star) trova nelle console portatili i tempi giusti e le soddisfazioni più grandi.

I due capitoli precedenti, prima dei Remake per il mercato attuale (God Eater Resurrection, God Eater 2: Rage Burst), hanno attratto giocatori già dall'era PSP, grazie alla frenesia caotica da Hack'n'Slash e a una narrativa drammatica, certo più esplicita rispetto al diamante Capcom - Monster Hunter appunto.

Non fa eccezione questa terza riproposizione, che rifinisce la formula proponendo combattimenti e atmosfere da Shonen post-apocalittico, sfide a difficoltà crescente, mostri colossali da studiare e colpire con l'equipaggiamento più adatto. Da notare anche il vistoso margine di errore permesso ai giocatori, in termini di hit box e schivate, così che tutto risulti più semplice e meno frustrante per coloro meno esperti. "Resurrezioni" incluse. Adrenalina e sfida per tutti, quindi, contro divinità che, a guardarle bene, sono demoni informi e infuriati.

La modalità Co-Op Locale necessita di più Switch, ma è comunque un surplus che accontenterà chi si è affezionato alla saga già con Psp e PsVita.

Per chi non conoscesse proprio nulla di questa serie, innanzitutto segnaliamo che la trama può essere seguita molto facilmente pur non avendo idea degli eventi passati, perdendo al massimo qualche sfumatura. Controlleremo una squadra nuova di zecca, e in più la scrittura evita pesanti Infodump (relegati a un Database) introducendo allo stesso tempo, a piccole dosi, gli elementi essenziali della lore.

Benché ci si muova all'interno di formule giapponesi fin troppo note, la storia riesce a catturare l'interesse grazie a cataclismi spettacolari e ad un senso continuo di minaccia. Purtroppo, il flusso è spezzato da un gameplay ripetitivo che rallenta notevolmente il climax e spesso danneggia la costruzione della suspense.

Dopo aver costruito il nostro avatar, con un editor vario al punto giusto, scopriremo di trovarci prigionieri nell'Approdo Pennywort. Questo è una sorta di Vault dal quale - periodicamente - si raggiunge la superficie (Le Terre Cineree) per cercare risorse e sconfiggere gli Aragami, divinità mostruose composte da Oracle Cells. Iniettando le suddette cellule in un umano, lo si renderà in grado di impugnare God Arc, armi speciali tipiche dei God Eater. Il nostro protagonista? Per via dell'alto tasso di Risonanza con queste strane sostanze, sarà considerato un GEA (God Eater Adattabile) e discriminato per la sua potenza.

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Rispetto a un cacciatore pesante e dai movimenti ben dosati di un Monster Hunter, ma chiamiamo in causa anche lo stile dei Souls, God Eater vanta di una rapidità elevatissima, attacchi in volo e affondi ipersonici. In alcuni casi tutto ciò diventa confusionario a causa di una telecamera che costringe continuamente alla regolazione manuale e a un lock-on non perfetto.

La personalizzazione è ampia. 8 tipi di armi ravvicinate (dalle lance al martello con propulsore); 4 tipi di armi da fuoco (gatling, laser, fucile da cecchino e carabina); danni divisi per tipologia (tagliente, perforante, etc.) ed elemento; oggetti consumabili a seconda del nostro stile; abilità speciali attive e abilità passive per le armi, tra l'altro numerosissime; Skill di supporto per i nostri compagni di squadra. La raccolta di materiali e denaro per craftare armi o migliorare quelle in nostro possesso, rende la pianificazione essenziale, almeno per quanto riguarda tutte le sfide opzionali.

Da un Hub si scelgono così le missioni da eseguire, dal range temporale vario: dai 5 minuti di alcuni Raid per 8 giocatori, ai 40 minuti standard delle Quest di trama. Ci chiederanno di sconfiggere determinati obiettivi insieme alla nostra squadra, da 4 a 8 unità. In gioco ci si muove tenendo a bada i propri PF e il Vigore, alternando armi a distanza e colpi in mischia (che ricaricano i PO, essenziali proprio per far fuoco). Oltre al moveset diverso per arma, divorando gli Aragami con un attacco caricato si possono sbloccare fino a 3 livelli di Burst e conseguenti bonus.

I due abiti esclusivi da Tales of Vesperia.

L'online è rapido e funziona a dovere. Nonostante agevoli qualche sfida (e ne offra di uniche), a livello di interazione sociale permette giusto lo scambio di gesti, inchini e smorfie. Fattore che per molti relegherà la modalità all'end-game, per incrementare la longevità del titolo, comunque elevata (dalle trenta ore in su).

Interessante anche la possibilità di modificare le impostazioni radio (in missione saremo in comunicazione con gli operatori) e la colonna sonora delle battaglie. L'OST è composta da Go Shiina ed è infatti degna delle atmosfere di Shingeki No Kyojin (L'Attacco dei Giganti), Xenoblade Chronicles X e Gundam Unicorn, nonostante si senta la mancanza di una voce come quella di Mika Kobayashi. La traduzione in italiano è buona ed accompagnata dai doppiaggi in giapponese e inglese.

Per quanto riguarda, nello specifico, il porting Switch: per via della rapidità delle missioni, dell'elemento online e della struttura stessa del gioco, si ha la sensazione di star giocando God Eater 3 nel suo ambiente naturale. In realtà dà il suo meglio in dock, dove antialiasing e rendering si comportano meglio, riuscendo a camuffare un po' meglio i difetti dovuti alla grafica non proprio all'avanguardia, con mappe per niente interattive e vuote, come fosse appunto un gioco portatile.

Il Character Design è vario, ma non si discosta mai dai tropes narrativi del Sol Levante.

Confermiamo quindi il nostro voto dato alle versioni Pc e Ps4, con la quale condivide i 30 FPS stabili. Le uniche differenze sostanziali sono la presenza del Co-Op locale, due abiti esclusivi da Tales of Vesperia, qualche downgrade per quanto riguarda il contrasto e i dettagli. Restano invariate le goffaggini grafiche: non è raro vedere gli aguzzi capelli dei protagonisti bucare i cappotti dal colletto alto, travalicando le leggi della fisica. Scenograficamente e per scelte cromatiche ci aggiriamo comunque su ottimi livelli.

In conclusione. Questo porting Switch non è sicuramente una versione definitiva con upgrade imperdibili, e salvo qualche aggiustamento per garantirne la fluidità e l'immancabile - e vincente - elemento portable, è simile in tutto e per tutto alle controparti. Consigliato a chi ama le cacce, gli Hack'n'Slash che richiedano però una certa prudenza e strategia di fondo, a coloro che vogliano sperimentare con moveset e armi differenti. Gli appassionati di Anime troveranno invece una storia ben scritta e in linea con lo stato attuale della produzione nipponica più nota, oltre a un gioco alla base molto divertente.

7 / 10
Avatar di Antonino Fiore
Antonino Fiore: Classe 1993, in squadra dal 2018. Ha scoperto i videogiochi con i floppy dell’Amiga e da allora vive, sbalzato temporalmente, una generazione indietro. Dalle avventure grafiche agli horror, è un accanito retrogamer e un vorace escapista. Con gli anni ha realizzato d’essere, più che altro, un semplice Homo Ludens. Megaman e Suikoden sono i suoi punti deboli.

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God Eater 3

PS4, PC

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