Presenti fin dai tempi più antichi, miti e leggende nascono per dare una spiegazione a condizioni o fenomeni che altrimenti resterebbero avvolti nel mistero; il perché le storie che ne derivano risultino tanto affascinanti da venire tramandate (e studiate) ancora oggi è forse l’interrogativo più grande, tuttavia è innegabile che il folklore dei popoli sia stato fonte d’ispirazione per più autori e per più media.
 

God Wars: Future Past non è né il primo e certamente non sarà l’ultimo titolo a pescare dalla tradizione e, come per gli altri che si sono ispirati a miti e leggende cercando di farne proprio il fascino, racconta una storia che si compone legando insieme personaggi, luoghi e situazioni note nel folklore nipponico. Leggendo la nostra recensione, speriamo che riusciate a capire se l’ultima esclusiva Sony, sviluppata da Kadokawa Games, possa essere o meno di vostro gradimento.

Gli intrighi e le guerre di God Wars faranno da sfondo alla leggenda che narra della creazione del Giappone


La storia inizia con la regina di Fuji, Tsukuyomi, costretta a malincuore a sacrificare la propria figlia Sakuya per placare l’ira degli dei, scatenata dall’eccessivo egoismo degli uomini e dalla loro noncuranza verso la natura. Passano gli anni e la terza figlia di Tsukuyomi, Kaguya, cresce sigillata in una prigione di bambù in attesa di venire sacrificata per evitare la successiva eruzione del monte Fuji.
 
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Durante questo periodo, la giovane principessa stringe amicizia con il forzuto Kintaro e, tredici anni più tardi, lui coglierà l’occasione per liberarla. Da quel momento, Kaguya e Kintaro, accompagnati da Kuma, un’antica divinità dalle sembianze di un orso con la quale Kintaro ha fatto amicizia, inizieranno un viaggio per tutto il Giappone alla ricerca di Tsukuyomi e della verità dietro la storia dei sacrifici.

Durante il viaggio, ovviamente, si incontreranno tanti altri personaggi famosi nel folklore giapponese e le interazioni che si avranno con loro, così come i ruoli che ricopriranno all’interno della società, saranno fortemente legati alle loro origini letterarie.
La storia avanzerà in modo abbastanza lineare e pian piano ogni interrogativo otterrà delle risposte, il tutto mentre ci si imbatterà in velati riferimenti alla cultura nipponica, piacevoli per chi saprà riconoscerli e interessanti per chi ne era all’oscuro. Il fatto che noi occidentali, per forza di cose, difficilmente saremmo a conoscenza di tutte le fonti da cui God Wars attinge, farà perdere molto del fascino che un titolo così caratteristico possiede. E’ un vero peccato che il glossario, sempre accessibile durante il gioco, non rimedi a tale mancanza offrendo descrizioni riguardo miti e leggende, mentre invece si limita ad una descrizione sommaria di eventi o personaggi conosciuti fino a quel momento nella storia.
 
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La vera bellezza di God Wars: Future Past comunque sia viene fuori quando si scende sul campo di battaglia: il gameplay non solo offre una vastissima personalizzazione grazie ad un grande numero di classi (qui chiamati Job) e abilità sbloccabili, ma la mappa stessa giocherà un ruolo fondamentale nello sviluppo del combattimento e nell’elaborazione di strategie.

L’impostazione generale ricorda un po’ Final Fantasy Tattics (solo il tempo ci dirà se esisteranno combinazioni altrettanto sbilanciate…) con la differenza che il rendimento bellico non sarà influenzato solo dalla direzione in cui è rivolto il personaggio, bensì anche dall’altitudine e inoltre non si avranno più personaggi da creare, ma i protagonisti apparterranno a tre classi contemporaneamente, ognuna delle quali otterrà esperienza e darà, una volta acquistate, accesso ad abilità e poteri unici.
 
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La prima delle tre classi sarà il Main Job, quella che determinerà le statistiche e l’equipaggiamento utilizzabile dal personaggio. La seconda viene identificata come Sub Job e permetterà di ampliare la rosa di abilità utilizzabili durante la battaglia; quest’ultimo non influenzerà né le statistiche né altro tuttavia otterrà meno esperienza rispetto agli altri due. La terza classe viene chiamata Unique Job ed è, come suggerisce il nome, unica per ogni personaggio.

Lo Unique Job da accesso alle abilità più peculiari e diventerà facilmente ciò che spingerà a sviluppare un personaggio su di una strada piuttosto che su un’altra, insieme ovviamente alle statistiche di base. Da notare che ognuna delle classi andrà fatta salire singolarmente e, una volta raggiunto un certo livello, ne sbloccherà altre; non disperate se le classi sono numerose perchè la loro salita sarà relativamente veloce, anzi, all’inizio si passerà quasi più tempo a sbloccare abilità che non a combattere.
 
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Detto questo, la libertà nella personalizzazione si inizierà ad apprezzare davvero quando si avranno a disposizioni più classi perché gli approcci alle battaglie cambieranno radicalmente a seconda di come si imposteranno le combinazioni di abilità. Da notare che le abilità passive sbloccate nei vari Job potranno essere equipaggiate indipendentemente dalle classi utilizzate in quel momento, permettendo quindi di specializzare ulteriormente il proprio gruppo.

Dal punto di vista grafico, God Wars: Future Past risulta ingiustificatamente scarno e poco definito sia nei modelli dei personaggi che nelle ambientazioni e, sebbene quest’ultime spicchino per varietà e vantino un design che trasmette una forte sensazione di “antico Giappone”, non riescono a colpire proprio a causa della povertà di dettagli. La versione Playstation 4 ha colori più vivi e per questo le fasi di narrazione risultano più piacevoli da seguire sulla tv, tuttavia la controparte portatile fa risaltare meno gli scarni modelli poligonali e per questo risulta preferibile nelle fasi (di storia o di combattimento) realizzate con il motore di gioco.
 
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Detto questo, la versione Playstation Vita risulta generalmente più gradevole non solo per la differenza di dimensioni dello schermo, ma anche perchè le battaglie possono farsi lunghe e la possibilità di interromperle mettendo la console in stand-by può tornare piuttosto utile, così come il poter giocare ovunque. Le ultime due immagini in galleria sono prese dalla versione portatile (non fatevi ingannare dalla risoluzione minore).

La colonna sonora è composta da tracce con un buon mix fra antico e moderno, molti pezzi infatti utilizzano strumenti caratteristici pur avendo delle melodie e degli arrangiamenti in linea con quelli dei jrpg odierni. E’ un peccato che Oreshika: Tainted Bloodlines, gioco della stessa casa che condivide l’impostazione folklorisitica di God Wars, resti un gradino sopra sia dal punto di vista musicale che grafico nonostante sia uscito solo su Playstation Vita nel 2014.
 
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Fortunatamente le fasi più importanti della storia vengono mostrate tramite presentazioni animate di ottima fattura: le sequenze in stile anime sono estremamente fluide, colorate e ricche di dettagli (unica pecca, non avendo i sottotitoli chi non terrà i doppiaggio inglese avrà seri problemi a seguire gli eventi). In alternativa alle scene animate, ci sono anche quelle in stile manga, con immagini statiche a scorrimento e fumetti che rappresentano il parlato.

GIUDIZIO FINALE

 
God Wars: Future Past è un jrpg strategico con una storia nella media ed un gameplay estremamente profondo e appagante. Se la trama può risultare più affascinante rispetto a quella di altri titoli grazie alle fonti da cui trae ispirazione, è altrettanto vero che, se il giocatore è poco interessato o poco ferrato riguardo il folklore nipponico, difficilmente ciò riuscirà a fare presa su di lui. Detto questo, la magistrale cura del battle system, così come l’ottimo map design, meritano l’attenzione di ogni appassionato di giochi di ruolo strategici, soprattutto per i fan di Fina Fantasy Tattics, perché un sistema così profondo (pur senza stravolgere il genere) non lo si vedeva da parecchio.