Chroma Squad, tutti uniti fanno Megazord - recensione
Di superiori che calpestano potenzialità ed entusiasmo dei propri sottoposti ne è pieno il mondo. Quando la megalomania combacia con una gestione del potere tirannica, collaborare per un fine comune diventa pressoché impossibile. E quando il proprio turno di lavoro si tramuta in una tortura a cui sadicamente immolarsi per buona parte della settimana, tanto vale licenziarsi e tentare la fortuna altrove.
Cinque stuntman, talentuosi protagonisti di una serie tv appartenente al genere Super Sentai, facilmente riconoscibile dalla presenza di eroi mascherati spesso robo-muniti e cattivoni avvolti in stravaganti costumi in gomma piuma, decidono di rescindere il contratto con il proprio network dopo l'ennesima sfuriata del dispotico Dr. Mi Ha, un intransigente regista che, per troppe stagioni, ha diretto i propri attori con superbia e pugno di ferro.
Quale miglior strategia, per restare nel giro e sfruttare l'esperienza acquisita, che mettersi in proprio, dando vita a un nuovo e sfavillante show? Un gigantesco magazzino abbandonato, preso in prestito da uno zio dei ragazzi, funge da set improvvisato; armi giocattolo e maschere fatte in casa sono un buon equipaggiamento per supereroi in erba; qualche battuta ad effetto e un piano malefico da sventare costituiscono un'ossatura sufficientemente abbozzata per la sceneggiatura delle puntate di prova: il resto si vedrà strada facendo. La Chroma Squad nasce così: forzatamente indie, vista la mancanza di fondi da cui attingere, potenzialmente virale come solo uno show (e un videogioco) che si ispira dichiaratamente ai Power Rangers può essere.
