Il viaggio nella follia di Hellblade - prova
Che uno s'immagina che alle volte ci siano dietro chissà quali calcoli editoriali. E invece no. Hellblade era il gioco del quale avrei voluto scrivervi il primo giorno della Gamecom, perché dei molti titoli visti è stato quello che mi ha colpito maggiormente. Ma il press kit inviatomi in serata dal PR pesava poco meno di un gigabyte e la connessione internet del pur prestigioso hotel dove alloggiavamo non consentiva simili download.
Poi, perso l'attimo, il 'flusso' mi ha portato altrove. Ma di Hellblade ci tenevo a parlarvi perché sono molti gli spunti che offre. A cominciare dallo sviluppatore, quei blasonati Ninja Theory i cui successi commerciali non sono mai andati di pari passo con le loro ambizioni e la loro verve artistica. Parliamo di gente che ha realizzato Heavenly Sword, Enslaved, DmC: Devil May Cry, tutti giochi che hanno raccolto il consenso della critica più che del pubblico.
Al punto che durante la presentazione un onestissimo Dominic Matthews, direttore dello sviluppo della casa inglese, ha affermato che "ci siamo accorti che là fuori, per i nostri giochi, non c'è un pubblico da 5 milioni di videogiocatori. Per cui mentre collaboriamo ad altri progetti (Disney Infinity 3.0, ndR), abbiamo creato un team di sole 15 persone per lavorare a Hellblade".
