The Incredible Adventures of Van Helsing: Final Cut – Recensione
Le fondamenta di The Incredible Adventures of Van Helsing, a beneficio dei neofiti, attingono a piene mani dall'ambientazione del Dracula di Bram Stoker, arricchendola di riferimenti alla mitologia slava e al filone steampunk. Van Helsing jr. si trova costretto a tornare nei luoghi che il padre un tempo liberò dall'influenza di licantropi e vampiri, sulle quali oggi incombe la minaccia di un gruppo di luminari che, in nome di un malsano amore per la scienza, ha creato un esercito di orrendi ibridi tecnologici. Ad accompagnarlo lungo il cammino, ed a smorzare il suo atteggiamento fin troppo cupo, c'è lo spettro di Lady Katarina, una nobildonna uccisa per motivi (inizialmente) oscuri da Van Helsing senior il cui spirito è vincolato da un sortilegio a restare accanto al suo erede. I giudizi caustici di Katarina ed i suoi scambi al vetriolo con gli altri personaggi, in primis lo stesso protagonista, rappresentano uno dei punti di forza della sceneggiatura che comunque, a dispetto del contesto e della già citata seriosità di Van Helsing, mantiene quasi sempre toni leggeri e ironici, divertendosi a ridicolizzare molti stereotipi del genere e a deliziare i giocatori più smaliziati con tonnellate di citazioni prese da libri, film e fumetti.
SONO TORNATA! TI SONO MANCATA?
Se avete seguito il cacciatore di mostri in tutte le sue trascorse peripezie, l'inizio dell'avventura potrebbe farvi storcere il naso: anziché tornare al gigantesco albero di abilità del primo capitolo, Final Cut ripropone le sei classi introdotte nella terza parte che, qualche mese fa, avevano generato un certo malcontento perché le abilità ad esse collegate erano selezionabili liberamente da una rosa disponibile fin da subito, con il risultato di perdere quel senso di progresso legato all'accesso a poteri di grado più elevato con l'aumentare dei livelli. Alla NeocoreGames hanno però fatto tesoro delle critiche ricevute e perfezionato la gestione di poteri e caratteristiche: ciascun archetipo possiede tre attributi esclusivi che influenzano direttamente le prestazioni sul campo (danni e resistenza delle creature evocate per il Costruttore, colpi critici e percentuale di schivata per l'Ombralista e così via), nonché abilità suddivise in tre “circoli” diversi che vengono sbloccati dall'esperienza del personaggio, con quelle di livello superiore che beneficiano dei punti investiti ai livelli inferiori e che spesso hanno effetti unici, non per forza evoluti dai talenti cui derivano. Inoltre fanno il loro gradito ritorno sia le aure, ossia bonus passivi che possiamo migliorare ed utilizzare fino a un massimo di tre contemporaneamente, che i vantaggi, privilegi sostanziali derivanti dalla fama che accumuleremo nel tempo. La presenza di sei professioni con 24 abilità e 12 aure differenti fornisce già di per sé un cospicuo incentivo alla rigiocabilità, ma sappiamo bene che buona parte del fascino esercitato da questo genere è rappresentata dalle valanghe di equipaggiamento recuperabili dalle carcasse esanimi dei nostri avversari. Poiché le classi sono tanto diverse fra di loro, il bottino recuperabile sarà perlopiù composto da oggetti pensati per quella che stiamo utilizzando. La varietà degli stessi è aumentata rispetto al passato, è sempre possibile potenziarli con l'Essenza recuperata in maniera analoga a quanto accade in Diablo con Gemme e Incavi, e sono ora disponibili dei mercanti che si occuperanno di fondere armi, armature o Essenze di basso livello per ottenerne altre più efficaci. L'unico problema risiede nella scarsa differenza fra i vari livelli di qualità, perciò un oggetto leggendario offre dei vantaggi marginali rispetto ad uno di livello epico. Di contro l'equipaggiamento divino, ottenibile solo tramite speciali forzieri dorati, sembra essere fin troppo potente. Anche Lady Katarina è provvista di statistiche ed abilità offensive e difensive da sviluppare come meglio ci aggrada, oltre a fungere da comodo inventario di “scorta” e da corriere per recuperare e rivendere i tesori sparsi sulla mappa. Una volta sbloccata la base dove si riunisce la resistenza che si oppone agli usurpatori di Borgovia, saremo quindi in grado di resettare i punti assegnati a Van Helsing o Katarina per rivedere e correggere le nostre scelte. Non mancano le discrete sezioni tower defense, che hanno persino spinto la NeocoreGames a rilasciare uno spin-off di Van Helsing chiamato Deathtrap e incentrato solo su di esse.
TUO PADRE SAREBBE FIERO DI TE
The Incredible Adventures of Van Helsing: Final Cut, all'inizio, ci offre l'opportunità di fare login con un account Neocore o di crearne uno ex-novo, operazione necessaria per salvare i personaggi sul loro server cloud ed accedere ad alcune funzionalità. Queste ultime erano in origine composte dalle cosiddette Avventure, l'Arena, le missioni giornaliere e il multiplayer, con le prime tre che costituiscono il modo in cui i giocatori di livello avanzato (diciamo dal 25°-30° in poi, come suggerito dal testo in-game) possono guadagnare scrigni e oggetti preziosi, oltre che i famigerati Punti Gloria per acquistare benefici utilizzabili da tutti i nostri eroi. Il multiplayer invece permette di affrontare la campagna con altri amici (fino a 4, benché il punto di inizio della storia lo decida solo chi ospita la partita) oppure di prenderli a randellate in faccia in una serie di schemi pensati per il PvP. Quest'ultima modalità è invero piuttosto basilare, ma la scelta di non approfondirla e incorrere così in problemi di bilanciamento da sistemare, pur continuando a supportarla per tutti gli interessati, è stata consapevole. Una patch successiva al rilascio ha reso disponibile le Avventure e il resto del materiale endgame anche offline, perciò potremo scegliere di non creare un account e giocare soltanto in locale senza rinunciare a nessun contenuto extra (eccezion fatta per il multiplayer, chiaro). Il motore grafico non è differente da quello utilizzato per il primo Van Helsing, arricchito da un pacchetto aggiuntivo di ben 7GB che aumenta la risoluzione delle texture: il risultato finale non è alla pari con titoli dal budget decisamente più elevato come Diablo 3, ma resta comunque apprezzabile. Le animazioni sono il punto debole del gioco, spaziando dal goffo al legnoso in diverse circostanze, e più in generale lasciano trapelare una mancanza di cura per i dettagli. Qualche bug occasionale mina l'esperienza complessiva, intaccando prevalentemente l'audio che ha il vizio di saltare quando meno te lo aspetti, ma siamo lontani dalle quest impossibili da completare che hanno infestato i precedenti episodi al lancio e gli sviluppatori hanno già rilasciato diverse correzioni per sistemare gli errori segnalati dagli utenti sui loro forum, mostrando notevole attenzione per i feedback. Nota di demerito anche per la traduzione italiana, spesso incompleta o imprecisa, con diversi testi lasciati in lingua originale.
L'articolo The Incredible Adventures of Van Helsing: Final Cut – Recensione sembra essere il primo su GamesVillage.it.
