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Football Manager 2016 – Recensione

È un appuntamento annuale che si rinnova oramai da vent'anni, per un titolo che, nonostante la concorrenza non esiste praticamente più, si pone l'obiettivo di migliorarsi e di avvicinarsi sempre più a una managerialità applicata che corrisponda a realtà piuttosto che a una patinata riproposizione di quello che è il mondo del calcio. Football Manager 2016, che quest'anno inoltre potenzia le proprie controparti mobile proponendo anche un rinnovato crossplaying, arriva sul mercato di novembre con delle novità che vanno ad arricchire, logicamente, il proprio pacchetto manageriale. Se da un lato, però, si vuole, e si riesce, esaltare quella che è la voglia di proporre nuove soluzioni e inserire capillari sempre più accorti e profondi estrapolati dal mondo calcistico, dall'altro viene da domandarsi perché alcune delle novità aggiunte siano state proposte in maniera approssimativa, a mo' di palliativo e contentino per chi persegue qualcosa di nuovo. Pur rimanendo, quindi, un prodotto di punta privo di rivalità, Football Manager 2016 fa porre dei quesiti, che inficiano quella che può essere la valutazione del prodotto finale.



La prima delle grandi novità inserite da Sports Interactive riguarda la creazione del proprio avatar, aumentando quella che era la personalizzazione dell'allenatore, già proposta nei capitoli precedenti con la possibilità di allocare determinate skill in base alla nostra pregressa esperienza da giocatori o in base al nostro patentino da allenatori: adesso, nella nuova versione, è possibile modellare i poligoni del nostro alter ego, modificandone il colore della pelle, quello della giacca e dei capelli, oltre che degli occhi. Gli appunti da fare a questa customizzazione molto sterile è che innanzitutto il nostro personaggio non si vedrà mai nel resto del gioco, rimanendo rilegato al bordocampo con movimenti inutili ai fini del gioco, successivamente c'è da notare come a ogni colore della pelle corrispondano determinati tratti somatici, vanificando quella che sarebbe stata una personalizzazione che avrebbe permesso al giocatore di ritrovarsi realmente a fare da allenatore alla propria squadra. Un'aggiunta che, quindi, si poteva evitare e che allo stato attuale delle cose comporta soltanto una perdita di tempo nell'avviare il prodotto finale, che dovendo perseguire la simulazione manageriale definitiva non avrebbe bisogno di provare nuove strade nella creazione di personaggi che alla filosofia ludica non hanno nulla da apportare o da aggiungere.



Dal punto di vista prettamente videoludico, poi, Football Manager propone due nuove modalità, che permettono di arricchire quelle che saranno le numerosissime ore che andremo a spendere sul titolo SEGA: d'altronde è risaputo che l'utente medio del titolo Sports Interactive trascorre centinaia di ore dinanzi allo schermo del proprio PC per raggiungere il traguardo sperato con la sua squadra. Appunto, “sua”, perché nella versione 2016 sarà possibile partire realmente da zero, creando una società ex novo che corrisponda alle vostre esigenze e che voglia basare il suo intero progetto su di voi. Si chiama Draft ed è la modalità che strizza l'occhio al più noto “formato di gioco” che appartiene a Magic the Gathering e annessi giochi di carte collezionabili. Una sorta di fantacalcio che vi permetterà di attingere all'ampio database di Football Manager e creare la vostra squadra tipo da far competere con gli altri giocatori: diversificando, quindi, l'esperienza multiplayer, gli sviluppatori sono riusciti a sposare un aspetto videoludico che da anni ha conquistato gran parte dell'utenza di Fifa, con l'Ultimate Team, permettendo però di avvicinarsi più al fantacalcio piuttosto che allo sbustare nuove carte da inserire nel proprio undici titolare. Nella versione testata, in ogni caso, trattandosi ancora della beta fornitaci dagli sviluppatori, abbiamo riscontrato qualche problematica dal punto di vista dei crash, che verrà successivamente risolta, ma che comunque ha limitato la possibilità di un test completo. Apprezzando, insomma, l'idea alla base della nuova modalità, saremmo comunque stati più curiosi di approfondire le tematiche e le meccaniche, per capire fino a quanto l'esperienza si può protrarre e a quanta longevità può ambire il Draft. Accanto a quest'ultimo, poi, arriva Football Manager Touch, che va a esaltare quanto detto prima del crossplaying: si tratta della già nota versione ridotta, che permetterà adesso di trasportare i salvataggi da PC a iPad o iPhone, così da poter portare avanti la partita anche mentre siete in movimento. La modalità Touch è per ora integrata nel pacchetto finale, ma in futuro sarà disponibile anche come stand alone al prezzo di 20 euro, così da permettere anche a chi vuole una simulazione manageriale più veloce e meno capillare di essere soddisfatto dalla richiesta economica del prodotto. Infine, l'ultimo appunto riguardante le novità ci costringe ad avanzare una critica non eccessivamente positiva: partendo sempre dallo stesso concetto che ci lancia all'interno del Draft, ovvero quello di poter creare una squadra da zero, ritroviamo le stesse possibilità anche nella modalità singleplayer, potendo ex novo inserire nel database la nostra società: qui, però, potremo soltanto rimpiazzare una squadra già esistente con la nostra, quindi dovremo rinunciare, per esempio, alla Juventus, nel caso in cui volessimo andare a disputare il campionato di Serie A. Nel momento in cui, però, tale squadra verrà meno in favore della nostra saremo costretti a ereditare parte dello staff, oltre alle informazioni generali immodificabili all'interno della nostra partita. Una creazione che insomma risulta essere abbastanza monca, quasi a metà e che vanifica quello che sarebbe stato il piacere e il divertimento di avere una società completamente nuova, da noi gestita, all'interno di una simulazione manageriale reale. Come se il vostro team di Hattrick – il browser game calcistico più noto in assoluto in tutto il Mondo – si ritrovasse a giocare contro il Real Madrid o il Barcellona: una soddisfazione non da poco che, però, qui non è concessa. Così come quando da bambini, insomma, modificavamo la nostra squadra preferita a Fifa '98 con i nomi dei nostri amici e le caratteristiche a nostro piacere, così potremo fare anche in Football Manager 2016. Con la differenza che stavolta siamo nel 2015 e il videogioco di passi avanti dal 1998 ne ha fatti.



Arriviamo, però, al core di Football Manager 2016, che da sempre fa del suo più grande lusso e vanto la modalità classica, quella che ci permetterà di guidare il Santarcangelo di Romagna a vincere la Champions League. Dopo aver creato l'allenatore e aver selezionato tutte le caratteristiche che fanno al caso vostro sarà possibile entrare in contatto con le novità proposte dagli sviluppatori di Sports Interactive: tra le principali, nonché tra le più intuitive, troviamo la schermata generale delle tattiche, che finalmente sono anche a prova di chi di calcio ne mastica poco, se non dal divano di casa masticando qualcos'altro. Le istruzioni da dare alla squadra sono semplificate, permettendo di selezionarne alcune a discapito di altre, un aut aut che aiuterà tutti, senza esclusione di colpi e che vi permetterà di ottenere dei suggerimenti su come indirizzare e guidare la vostra squadra, trovando la quadratura del cerchio che v'aspettavate. Allo stesso modo all'interno del campo di calcio, quando vedrete schierata la vostra formazione, non troverete più le maglie della vostra società, bensì dei riquadri che indicano al loro interno delle caratteristiche peculiari e fondamentali per la comprensione del modulo e degli ordini riassunti dati ai giocatori. Sports Interactive riesce così nell'annoso compito di rendere più snella una procedura che da molti veniva snobbata perché eccessivamente complessa e risolve anche la complessità derivante dalla creazione degli schemi. Quello che però gli sviluppatori non sono riusciti a risolvere riguarda la noiosa fase delle conferenze stampa: quella che anni fa venne presentata come una grande aggiunta, ora non è altro che una fastidiosa componente da dimandare al vostro vice, così da non doversene preoccupare. La tanto promessa interattività non è stata riscontrata nella nostra prova e non avrete modo di riscontrarla voi stessi: al di là, quindi, della meticolosità nel riproporre testate giornalistiche reali, giornalisti esistenti o altro, le domande saranno sempre le stesse e, come potete immaginare, se le conferenze stampa sono noiose dal vivo pensate quanto possano essere divertenti in un videogioco. Allo stesso tempo c'è da domandarsi per quale motivo tale insistenza nell'avere una conversazione sia stata aumentata anche nei rapporti con la squadra, sempre troppo pressante nel chiedere spiegazioni, nel presentare rimostranze su un modulo errato, su un rinnovo mancato e su tutto ciò che può risultare spinoso. Minuzie che trovano consensi nella nostra valutazione sono rappresentate dalla gestione fisioterapica degli infortuni, con delle valutazioni occorse a più riprese durante il recupero, fino all'approvazione del medico sul rientro in campo, non più nelle mani semplicemente di un conto alla rovescia dei giorni che mancano al recupero finale, e la precisione avuta nel riproporre le clausole in fase di trattativa, che sempre più rispecchiano perfettamente la realtà.



Terminate tutte le preparazioni è il momento di scendere in campo: il motore grafico non evidenzia grandi passi in avanti, non come quando si passò dai famosi “pallini” ai modelli 3D dei giocatori. Le uniche accortezze positive sono rappresentate dalla barra dell'affaticamento posta in testa a tutti i giocatori, che vi viene in soccorso in fase di eventuali sostituzioni, e dall'aver finalmente limitato gran parte delle “papere” cui ci avevano abituato i portieri, una croce di questa esperienza manageriale. Football Manager 2016, infine, aggiunge anche il sistema della sintesi, che vi permette di guardare gli highlights della partita, ovviamente nella qualità proposta nel corso dell'intera gara: evitabile, insomma. Il giudizio finale, comunque, è chiaramente inficiato da questi aspetti negativi che abbiamo voluto sottolineare, ma che, va da sé, si fanno notare all'interno di un prodotto che innanzitutto ha in sé la sua stessa concorrenza e che ogni anno propone un'esperienza incredibilmente accostabile alla realtà. Sottolineare le sbavature, quindi, fa parte della volontà di avere qualcosa di sempre più prossimo alla quotidianità, modificando necessariamente la parte discorsiva del prodotto tra conferenze e riunioni di spogliatoio e offrendoci un'esperienza sempre più appagante e che non ci faccia mai gridare alla noia.



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19 dicembre 2015 alle 10:11