Atari Jaguar: Origini, Controversa Esistenza e Inesorabile Disfatta
Dare ad un proprio sistema d'intrattenimento videoludico il nome di un felino non sembra portare molta fortuna; nel dubbio, chiedere ad Atari. Se con il suo primo – ed unico – esperimento portatile (l'Atari Lynx) la casa di Sunnyvale si avviò verso l'ineluttabile viale del tramonto, il tracollo definitivo si sarebbe concretizzato con l'ultimo hardware casalingo – nonché ultima console in assoluto prodotta da Atari – denominato Jaguar.
Di sicuro, non solo un nome che nulla aveva in comune con i videogiochi contribuì al fallimento di queste macchine; pochi titoli come conseguenza dello scarso interesse delle terze parti, un marketing non all'altezza ed altro ancora segnarono il destino della compagnia americana (avrebbe fatto sèguito l'acquisizione di Atari da parte della transalpina Infogrames, ma questa è un'altra storia).
Andiamo però con ordine, cercando di capire che cosa avesse da offrire il Jaguar sia in termini di specifiche tecniche sia per quanto riguarda i giochi prodotti per questa macchina.
DO THE MATH!
Il famoso – e famigerato – slogan “Do the math!”…
Sebbene lo sviluppo del Jaguar fosse iniziato nel 1990, la macchina venne lanciata negli States nel 1993 (l'anno successivo in Europa). Sulla carta, c'erano tutte le premesse per poter puntare ad una posizione di leadership del mercato: i sistemi a 16 bit (SNES e Mega Drive) erano ormai alla fine del proprio ciclo vitale (anche se Sega tentò di dare lustro al proprio sistema con dispositivi come il Mega CD ed il 32X), sistemi come 3DO e Amiga CD32 non andarono oltre un collezionismo di nicchia e Sony non era ancora scesa in campo con PSX.
La campagna pubblicitaria messa in moto da Atari faceva leva non sono sui commenti entusiastici della critica specializzata (che lodarono il Jaguar come miglior hardware dell'anno) ma anche sullo slogan “Do the math!”. La frase, che può essere tradotta con “Fa' il calcolo”, voleva mettere in evidenza una potenza di calcolo nettamente superiore rispetto agli avversari.
Tuttavia, ancora oggi sono tante le perplessità sulle reali capacità del Jaguar; nonostante Atari pubblicizzasse il proprio prodotto spacciandolo come un 64 bit, i due processori del Jaguar (“Tom” e “Jerry”) non erano in grado di operare contemporaneamente. Di fatto, si potrebbe parlare di un “32 bit avanzato” o di un “diversamente 64 bit”.
La campagna promozionale del Jaguar faceva dei 64Bit in dotazione alla macchina il proprio fiore all'occhiello.
Non si vive di solo marketing, comunque; è risaputo che anche i giochi devono saper fare la differenza. Soffermiamoci quindi su cosa il Jaguar abbia offerto ai gamers.
LINE UP SOFTWARE
Panoramica di alcuni giochi per il Jaguar…
Relativamente pochi i titoli sviluppati per il Jaguar (meno di un centinaio, al netto di prodotti homebrew). A differenza di quanto accaduto al Lynx – che poteva vantare un parco giochi con un ottimo rapporto quantità/qualità – il Jaguar annoverò titoli davvero deludenti come il picchiaduro Double Dragon 5, Kasumi Ninja, Checkered Flag e Fight for Life. Non per questo però mancarono titoli degni di nota: Tempest 2000, Alien vs Predator, le conversioni dei due capolavori firmati Delphine Software Another World e Flashback, Gorf, Super Burnout, Defender 2000. Per chi non lo sapesse, l'esordio della mascotte Ubisoft creata da Michel Ancel, Rayman, avvenne proprio su Jaguar con uno splendido platform 2D.
Parlare della libreria Jaguar non è comunque facile; certo, i titoli sviluppati non furono numerosi, ma il Jaguar fu capace di sfornare giochi che si rivelarono autentiche sorprese come la produzione homebrew Frog Feast (sfida a due tra rane che cercano di ingoiare il maggior numero di mosche, il concept potrebbe essere assurdo ma posso assicurare che se giocato in due può diventare una droga).
Il Pad del Jaguar aveva dimensioni davvero significative e, con quel tastierino numerico in bella mostra faceva fin troppo Vintage.
Atari supportò il Jaguar fino al 1996; dal 1996 in poi ad occuparsi dello sviluppo e della distribuzione di software, per un paio di anni, furono diverse società tra le quali spiccò Telegames (già all'opera su titoli per il Lynx). Dal 1998 il Jaguar godette solo ed esclusivamente del supporto di diversi sviluppatori homebrew.
ADD-ON
Il Jaguar fece sfoggio di periferiche che fecero di tutto per precorrere i tempi. Tra quelle degne di menzione possiamo citare, al fine di far giocare più di due giocatori, il Catbox (espansione per linkare più console, con possibilità di chat vocali), il Jaglink ed il Team Tap. Come joypad, oltre al Pro Controller, venne prodotto anche il Rotary Controller (quest'ultimo utilizzato per titoli come Tempest). Atari ideò addirittura un Jag Modem per sperimentazioni di gioco on-line, anche se questa periferica non ottenne il successo sperato e non fu prodotta in grandi quantità.
Si è spesso ironizzato, e non proprio a torto, riguardo le assonanze estetiche tra il Jaguar CD e un accessorio delle nostre abitazioni non esattamente nobile.
Altri add-on che tentarono di rivoluzionare il gaming furono poi il Jaguar CD (lettore di CD rilasciato nel 1995 da apporre in uno slot sulla parte superiore della console, pochi i giochi sviluppati su questo formato) e, soprattutto, ben due visori (VR headset) per poter provare la realtà virtuale con alcuni software. Nello specifico, esistono solo due esemplari di questi caschi, uno rosso per bassa risoluzione ed uno blu per alta definizione.
DECLINO ED EREDITA'
Il destino del Jaguar, già poco roseo fin dagli esordi, si delineò in tutta la propria drasticità tra il 1994 ed il 1995. Un fato simile a quello del suo fratellino portatile Lynx; l'insuccesso di questi sistemi segnò il punto di non ritorno per Atari, azienda dimostratasi incapace di bissare l'exploit del leggendario 2600.
Tra i (pochi) titoli in grado di esaltare davvero il potenziale del Jaguar figurava senza dubbio Alien Vs Predator, realizzato da Rebellion Developments.
Ad ogni modo, va sottolineato come – un po' come il Lynx e molti altri sistemi dell'epoca – il Jaguar si sia preso tante belle rivincite risultando, a quasi 25 anni dal lancio, gettonatissimo da collezionisti e appassionati di retrogaming, con modelli boxati quotati su internet anche a 200 euro.
Un Atari Jaguar boxato con la cartuccia di Alien VS Predator: uno dei tanti sogni proibiti dei collezionisti!
La curiosità per questo sistema unita al supporto di produttori indipendenti fa del Jaguar un sistema particolarmente ambito e ricercato; peraltro, non tutti i sistemi videoludici possono vantare eventi ad essi dedicati come il Jagfest, rassegna nata da appassionati del mondo Atari inaugurata negli Stati Uniti nel 1997 salvo poi diffondersi anche in altri paesi, tra cui l'Italia. Nel nostro paese il Jagfest è promosso ed organizzato dai fratelli Marco e Roberto Pasquali, che, in quel di Forlì, a partire dal luglio 2008, deliziano ogni anno i visitatori con chicche esclusive (sia hardware sia software) non solo dell'universo Atari ma anche di altri sistemi poco noti al grande pubblico.
Motivi per l'acquisto di un Jaguar ve ne sono; come scritto sopra, i prezzi non sono sempre così alla mano, ma la spesa può tranquillamente premiare e offrire varie soddisfazioni.
L'articolo Atari Jaguar: Origini, Controversa Esistenza e Inesorabile Disfatta è estratto da GamesVillage.it.
