Stories: the Path of Destinies – Recensione
La rigiocabilità e le storie a bivi: due elementi che condizionano due momenti storici dell'industria videoludica, esasperati nel corso degli anni. Dai primi si è arrivati a ricercare una formula che potesse invogliare il giocatore a un New Game +, con bonus e un maggior livello di difficoltà, raramente però di grande successo. Dal secondo, invece, lo storytelling ha tracciato il suo percorso che ha condotto le grandi produzioni a pensare a Life is Strange, Quantum Break e quant'altro, tutto per poter fornire, con Mass Effect a puntare il dito, l'alternativa narrativa, l'albero delle diramazioni, l'effetto farfalla. Formule che sono state esasperate anche da Spearhead Games, software house che già aveva messo la firma su Tiny Brains e ora ci riprova con Stories: the Path of Destinies.
LE STRADE DEL DESTINO
Reynardo, la volpe del deserto, abile spadaccino, forte guerriero disposto a sacrificare la propria vita pur di prendere la scelta giusta. Lapino, il furbo coniglio, pronto a nascondere la propria faccia dietro una maschera, quella di migliore amico, di fedele alleato della volpe. E Zenobia, la figlia dell'imperatore, una volpe cresciuta da una pericolosa rana, pronta a salvaguardare l'integrità del proprio regno e i sentimenti provati per Reynardo, la sua fedele spalla ai tempi della scuola di spada. Tre personaggi in cerca di un destino, di un percorso che possa portarli a conquistare la propria libertà, il proprio successo, raccontato da un libro. L'espediente di tutto. Una meccanica che sembra voglia quasi emulare quella piccola perla dell'industria videoludica che fu Soul Sacrifice, indissolubilmente collegato a una storia narrata attraverso un libro, Librom. In Stories, infatti, i nostri cinque livelli si lasceranno definire capitoli, così come la nostra vicenda si lascerà accompagnare da una voce narrante che ci mostrerà il percorso ed emulerà i discorsi dei nostri interpreti, citati poc'anzi. Al termine di ogni capitolo sarà possibile compiere un'importante scelta, che ci porterà a una diramazione, a un vero e proprio effetto farfalla: tutte le scelte confluiscono in un esito, nello stesso scenario e nello stesso percorso, con il cambiamento che si ritrova soltanto l'aspetto narrativo. Le prime volte la meccanica può sicuramente funzionare, ma presto vi ritroverete costretti a ripercorrere la storia, e alcuni capitoli, per più e più volte: l'obiettivo, infatti, è giungere a conoscenza di quattro verità nascoste dietro i protagonisti della vicenda, a partire dall'amico Lapino. Per farlo bisognerà impattare quattro volte contro il destino, portando Reynardo ad altrettanti fallimenti: imparando dai vostri, e dai suoi errori sarà quindi possibile ripartire da zero, dal primo capitolo, alla ricerca della prossima verità. Ottenute tutte e quattro vi toccherà il quinto New Game +, per intenderci meglio, per arrivare alla conclusione finale.
I percorsi a vostra disposizione sono circa 20, tutti pronti a fornirvi qualche elemento diverso e a variare la storia a loro modo, ma è chiaro che per poter giungere alla conclusione della vostra avventura ve ne basteranno massimo cinque, non di più, a fronte anche del fatto che, ottenute le quattro verità, il percorso delle scelte sarà guidato da una chiave dorata. È palese che, riprendendo il leit motiv iniziale, è stato incredibilmente esasperato il concetto di rigiocabilità, che tra l'altro è inficiato dalla presenza eccessivamente ripetitiva degli scenari. Se la bravura dei level designer è stata quella di creare anche diverse strade all'interno della stessa mappa, è palese che al quarto reiterarsi non ci sarà più nulla di nuovo: inoltre essendo molto breve l'intera avventura ed essendo anche le mappe a nostra disposizione molto ristrette, vi ritroverete ben presto ad avere un senso di noia in alcune di esse. L'intero gioco, d'altronde, dura non più di 4/5 ore, tenendovi impegnati per un pomeriggio e non di più. Però c'è un elemento che impreziosisce l'intera esperienza e che, effettivamente, ci ha spinto a terminare la nostra avventura in una sola run, senza interruzioni. Quella variabile è il gameplay.
L'obiettivo, infatti, è giungere a conoscenza di quattro verità nascoste
Stories: the Path of Destinies è un action rpg, così si presenta alla nomenclatura ufficiale. Ed è effettivamente è giusto che sia così, a fronte delle stats e delle skill migliorabili e perfezionabili grazie ai punti abilità sbloccati all'aumentare di livello. Il tutto unito anche alla disponibilità di quattro diverse spade, che miglioreranno la varietà del combattimento fornendovi diversi attacchi elementali e alternative di percorsi, ancora. La critica negativa da avanzare, però, alla disponibilità di queste quattro spade è che la loro utilità non si sposa con avversari che soffrono gli elementi: gli attacchi d'altronde giocheranno con il fuoco, il ghiaccio e la velocità, ma non inficeranno quella che è la resistenza dei nostri avversari, che non avranno debolezze a uno o all'altro elemento. Loro saranno sempre gli stessi, sarete voi che potrete modificare la vostra forza e migliorare nel vostro combattimento. È chiaro che si tratta di una limitazione abbastanza importante, soprattutto là dove la creazione di tali spade viene fatta risultare come fondamentale e vincolante per un'esperienza completa: nel momento in cui, però, avrete sbloccato un bel po' di skills nello skill tree e vi sarete resi conto di essere decisamente rapidi e scattanti, capirete anche che congelare o infuocare un avversario è solo uno spreco di tempo, finendo ad attaccare a suon di combo senza pensarci troppo. Combo tutte eseguibili con un unico tasto, che è l'unico per poter attaccare, il che va a semplificare ancora di più l'intero battle system, che però scorre veloce, scattante e che dà libero spazio a strategie sul tempo. Reynardo, infatti, grazie allo scatto e alle skills legate alla velocità può anche vestire i panni di novello Flash, sgusciando tra i vari antagonisti, rappresentati da Corvi, e danneggiandoli, rubando loro anche lo scudo. Nelle sessioni avanzate, quindi, state certi che la semplicità è dalla vostra, perché potervi divertire così nei combattimenti è cosa rara, soprattutto là dove – e perdonate l'iperbolico azzardo – pure Quantum Break aveva provato a giocare col tempo. Reynardo sembra riuscirsi molto meglio, insomma. Ma è un cartoon, certo.
LA SPADA DEL DESTINO
Il gameplay, insomma, è asciutto e molto poco variabile: i combattimenti saranno sempre molto asettici, passando da attacco-parata-contrattacco-scatto-attacco in ordine sparso, a vostro piacere. Tutto è molto semplificato, rapido, ma in questo frangente non si può di certo sottolineare tutto ciò come se fosse un difetto. L'unica effettiva richiesta di tempismo e di attenzione è nella parata, che potrà quasi ricordare quella di Metal Gear Rising, ma in maniera molto più fattibile rispetto a quella che, nella contemporanea storia del videogioco, è stata indubbiamente una croce da portare sulle spalle: basterà inclinare la levetta analogica verso l'avversario che sta per colpirci – riconoscibilissimo da un punto esclamativo in testa – e colpire. Basta un po' di tempismo e di attenzione sullo schermo, così da inanellare una combo lunghissima e remunerativa dal punto di vista degli EXP. L'evoluzione del gameplay è abbastanza piatta, come avrete ben intuito, pertanto il replay value dell'intero titolo non è impreziosito da tale aspetto, perché le skill non andranno a offrire un improvement degno di tale nome.
Il gameplay è asciutto e molto poco variabile
Stilisticamente Stories: the Path of Destinies ci offre una telecamera isometrica, che non può essere guidata, ma che ci seguirà dall'alto per permetterci di combattere al meglio e di rintracciare tutti i tesori di cui abbiamo bisogno. Ma è in quell'art design cartoonesco, fiabesco, che si esalta. Perché Reynardo ci lancerà in un'esperienza molto fantasy, vicina quasi a un concept d'animazione cinematografica, impreziosito dal gioco di luci e di effetti speciali durante i combattimenti, che riescono ad accompagnare il Nostro anche nei suoi scatti attraverso i nemici. Gli effetti particellari non si stancano e non si bloccano, donando un colpo d'occhio davvero piacevole e piacente. A parte qualche minimo problema di compenetrazione delle texture in alcuni punti, i colori la fanno da padrona, e ci lasceremo piacevolmente accompagnare dalla voce narrante, pronta anche a ironizzare e a scherzare sulle nostre scorribande.
L'articolo Stories: the Path of Destinies – Recensione è estratto da GamesVillage.it.
