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Alekhine's Gun - recensione

Ciclicamente noi videogiocatori ci troviamo di fronte a software house che sfornano titoli belli solo in potenza: giochi con cui sarebbe stato anche un piacere passare il tempo se solo fossero usciti con dieci anni di anticipo. È questo il caso di Maximum Games e del suo Alekhine's Gun: uno stealth che senza troppi giri di parole potremmo definire Hitman-like "alla vecchia scuola", anche se presto spiegheremo perché quest'ultima definizione non è del tutto sincera.



Con Hitman-like intendiamo ovviamente un gioco in cui per passare inosservati sotto il naso dei nemici non è sempre necessario nascondersi all'interno di uno scatolone o nell'ombra, ma in cui la chiave della vittoria è trovare i giusti travestimenti per muoversi con tranquillità all'interno di un'area. Caratteristica fondamentale del genere è quindi la libertà d'azione permeante il level design, in modo da offrire al giocatore la possibilità di portare a termine gli obiettivi seguendo strade differenti in base al proprio gusto o alla propria creatività.



Già da questo punto di vista Alekhine's Gun non riesce ad eccellere, proponendo dei livelli che appaiono artificiosamente complessi e ampi, ma senza offrire ambientazioni ricche di contenuti. Questo si traduce purtroppo in un ventaglio di possibilità piuttosto ristretto per portare a termine le undici missioni, con una conseguente perdita di senso dell'esperienza complessiva.

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5 luglio 2016 alle 10:40