Dragon Quest Builders - prova
Anche l'uomo del Giappone vuole il suo mondo a cubetti, ma lo fa declinando l'atmosfera libera che più libera non si può della creazione di Notch Persson in toni ben più nipponici e ritmati. Esteticamente c'è poco da dire e basta un'occhiata distratta a Dragon Quest Builders per immaginarsi un mix tra Minecraft e il mondo disegnato da Akira Toriyama: ci sono le montagne fatte di cubi terrosi coperti d'erba, ci sono i cubetti di roccia che si insinuano in formazioni disordinate e c'è l'impressione di avere davanti a sé un mondo vasto e tutto da esplorare.
I punti di contatto sono evidenti, come evidente è l'ispirazione, ma basta iniziare a giocare per vedere comparire una differenza via l'altra e iniziare a respirare un'atmosfera ben più giapponese. I tutorial, tanto per cominciare, occupano buona parte della prima mezz'ora di gioco e fanno di tutto per guidare il giocatore spazzando via quella sensazione di abbandono (e in un certo senso di scoperta pionieristica) che tanto aveva fatto la fortuna del titolo Mojang.
Se in Minecraft il primo giorno è fatto di scavi scomposti e rifugi di fortuna in attesa dell'inevitabile e pericolosa notte dietro l'angolo, in Dragon Quest Builders ce la si prende molto più comoda nel seguire le indicazioni prima di una voce narrante e poi dei personaggi che piano piano vengono a popolare l'insediamento in rovine che stiamo sistemando.
