I walking simulator non sono videogiochi? Ecco l'opinione del creatore di Dear Esther
Il termine walking simulator è ormai entrato di diritto all'interno del vocabolario del mondo videoludico e anche se usato spesso con un'accezione negativa identifica un genere che nel corso degli anni è riuscito a ottenere un buon successo attirando parecchi giocatori.
Naturalmente continuano ad esserci diversi gruppi tra utenti e anche tra gli sviluppatori che considerano i walking simulator negativamente e che sottolineano come non siano assolutamente videogiochi. Il creatore di Dear Esther e figura chiave all'interno di The Chinese Room, Dan Pinchbeck, ha parlato proprio di quest'argomento in un'intervista concessa a PCGamesN.
"Quando lanciammo Dear Esther era molto chiara la divisione tra chi lo apprezzava e chi invece no. Chi lo apprezzava però lo amava e lo amava perché accettava l'esperienza per ciò che era. Chi aveva dei problemi con il titolo invece cercava qualcosa che Dear Esther semplicemente non era. Abbiamo sempre affermato, senza voler essere pretenziosi, che era un gioco che bisognava sentire, non uno che richiedeva di pensare.
