Dragon Quest Builders – Recensione
La prima domanda da porsi è: Cos'è Dragon Quest Builders? Sicuramente non si tratta di un Minecraft ma allo stesso tempo non si può negare che la principale meccanica è presa da quest'ultimo. Alla domanda se invece si tratta di un Dragon Quest, qui bisogna sicuramente rispondere con un sì, visto che sebbene le meccaniche di costruzioni minecraftiane siano presenti, il gioco prende una propria identità, offrendo comunque degli elementi tipici del brand a cui appartiene. Si può sicuramente dire che Dragon Quest Builders è un ibrido tra libertà di costruzione e la gestione completa di un gioco di ruolo. Fortunatamente il titolo non è solamente destinato a chi ha apprezzato l'opera di Mojang, ma riesce a farsi apprezzare anche da chi non approva minimamente il blasonato Minecraft. A venire in soccorso alla giocabilità del titolo è presente una struttura a missioni, aiutando il giocatore a famigliarizzare con i comandi e le meccaniche.
Un bel “What If” degli albori
La storia è una sorta di “What if” del finale del primo Dragon Quest, dove il regno di Alefgard non è stato salvato dall'eroe del gioco, mentre il Dragonlord ha distrutto l'intero mondo portandolo all'oblio totale creando una sorta di Bad Ending. Come da cliché tipico di questa tipologia di storia, a risollevare il mondo sarà un prescelte, ovvero il giocatore, che ha l'innata abilità della costruzione, usufruendo di tutti i materiali della terra e dar vita a una civiltà. Si tratta ovviamente di una narrazione molto semplice, dai toni leggeri e secondari, piacevole ma non di alta qualità.
Iniziato al gioco assisteremo a un breve filmato dove il nostro eroe/eroina viene risvegliato/a dalla Dea Rubiss, spiegandoci che noi abbiamo un ruolo molto importante da adempiere. La prima schermata sarà quella della customizzazione del personaggio, partendo dal sesso fino ai tratti fisici come i capelli e il loro colore. L'essere divino ci introdurrà diversi comandi basilari, il come muoverci o semplicemente come uscire dalla caverna posizionando dei cubi di terra. Tutto molto utile se non fosse che una volta arrivati a Cantlin arriverà la prima cittadina di nome Britta che vi riempirà di altri stupidi tutorial, o meglio, non tutti stupidi o scontati. A ogni città che troveremo dovremo posizionare lo stendardo di luce, per segnalare che in quella città vi è una ricostruzione e che è possibile dare un futuro ai sopravvissuti di Alefgard.
L'ho già visto o no?
A ricordare Minecraft è anche la modalità di come passare dal giorno o la creazione di nuovi materiali, il primo avviene attraverso un giaciglio mentre la seconda attraverso una banco di lavoro che stranamente ricorda il titolo di Mojang. Trovando altri cittadini avremo a disposizione nuove possibilità di creazione e ulteriori missioni, espandendo ancor più la giocabilità del gioco. A far da guida verso il nostro obiettivo è presente una sorta di bussola che ci indica costantemente la nostra direzione. Il nostro consiglio è di non affrontare quando è possibile le missioni durante la notte, visto che vi è la possibilità di incappare in mostri veramente ostici e fastidiosi che possono creare una difficoltà non indifferente. Purtroppo l'esplorazione è molto limitata, le caverne sono quasi inesistenti e l'abisso marino non esiste, visto che se tenteremo di tuffarci perderemo qualche punto vita e di conseguenza il personaggio verrà teletrasportato nuovamente a riva. Altra nota dolente è che il gioco costringerà il giocatore a ricreare una nuova città a ogni capitolo della storia, creando per certi versi un senso di frustrazione e ripetitività di fondo. Molto gradita la visuale in terza persona, con la possibilità di vedere l'ambiente a trecentosessanta gradi l'ambiente circostante. Da tenere sempre d'occhio la barra della vità e quella del cibo, visto che se non effettuiamo una nutrizione costante vi è la possibilità di perdere la vita e lasciare a terra quasi tutti gli oggetti che abbiamo raccolto con fatica lungo il nostro soggiorno nelle terre di Alefgard. I boss sono molto ben curati, sebbene si ci poteva aspettare molto di più da un titolo appartenente a un brand blasonato.
Per chi si aspettava una componente multigiocatore, beh, ne rimarrà deluso, l'unica componente online è nella costruzione libero, ovvero la possibilità di condividere un edificio da voi costruito con altri giocatori, in modo da usarlo a loro volta nella costruzione libera, nulla di particolare, peccando in una componente che poteva giocare a favore sulla qualità del titolo. Almeno sui nemici non abbiamo che lamentarci, data la vastità e la presenza di nemici storici del brand, partendo dai mitici Re Slime fino ad arrivare ai simpaticissimi sacchi golosoni. In questo capitolo, Square Enix ha deciso di localizzare completamente il gioco, traducendo ogni singolo testo del gioco, a partire dai dialoghi dei personaggi fino alle meccaniche di gioco. La musica è forse uno di quegli aspetti dove Dragon Quest riesce sempre a soddisfare, soundtrack epiche e adatte a ogni situazione.
Commento Finale
In conclusione possiamo dire che questo esperimento è riuscito in parte, visto che da una parte abbiamo una grande componente di longevità ma dall'altra è presente una ripetitività di fondo che poteva essere assolutamente ovviata con una componente multigiocatore cooperativo. Nonostante questo piccolo difetto, Dragon Quest Builders rimane un opera molto godibile e forse unica nel suo genere, un RPG che fonde elementi dei sandbox con quel sapore minecraftiano. Lo consigliamo principalmente ai fan del titolo Mojang e ai più accaniti del suddetto brand.
