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Sniper Elite 4 - recensione

La serie Sniper Elite di Rebellion è un bell'esempio di come un gioco di nicchia realizzato in modo mediocre nei primi due appuntamenti, possa trasformarsi in un prodotto gradevole e dalle meccaniche interessanti, nonostante le apparenti limitazioni proposte da un gameplay con poche pretese. Invece, derogando sapientemente alla realtà storica dell'uso dei cecchini nella Seconda Guerra Mondiale, il team inglese ha saputo creare un gioco che mescola stealth, infiltrazione, sparatorie furibonde da uno contro tutti con l'essenza dello sniping e del countersniping creando un brand apprezzato dall'utenza PC e console.



Sniper Elite III aveva elevato la serie sopra lo standard dei capitoli precedenti, grazie ad una realizzazione tecnica superiore, dovuta anche al passaggio sulle console dell'ultima generazione. A parte una certa ripetitività nelle meccaniche di gioco, che venivano interrotte da combattimenti con mezzi corazzati e infiltrazioni in notturna, erano i replay al rallentatore delle uccisioni nemiche mescolate con le infiltrazioni stealth a rendere il gioco interessante e anche piuttosto impegnativo.



Sniper Elite 4 è la naturale continuazione del terzo capitolo: siamo nell'estate del 1943 e il Commando Americano Karl Fairburn, dalle sabbie della Tunisia si è infatti spostato nella nostra penisola per preparare il terreno allo sbarco alleato. Avremo a che fare con le consuete truppe naziste, ma in molte missioni ci troveremo faccia a faccia con l'esercito italiano che prima dell'armistizio collaborava attivamente con le forze tedesche. Fortunatamente per noi le formazioni partigiane ci assisteranno, dandoci indicazioni preziose sugli obiettivi principali e opzionali.

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14 febbraio 2017 alle 17:10