Thimbleweed Park - recensione
Spesso Kickstarter ospita progetti che si rivelano fallimentari ma per gli amanti del retrogaming e alcuni generi in particolare è stato una vera manna dal cielo. Tante firme note nel panorama dei videogiochi di qualche anno fa hanno trovato nuova vita nel crowdfunding, scovando quella nicchia neanche troppo piccola di appassionati pronti a finanziare iniziative coraggiose, dove i publisher non osano rischiare.
Ci sono stati tanti casi in questi anni e ora è il turno nientemeno che di Ron Gilbert, noto per essere padre di una (tra le altre) pietra miliare della storia dei videogiochi, la serie di Monkey Island. Lui e diversi suoi colleghi del passato hanno infatti deciso di collaborare nuovamente e di chiedere l'appoggio dei fan per far uscire Thimbleweed Park, avventura punta e clicca che ripropone le stesse identiche meccaniche di quelle che hanno decretato il successo del genere nei primi anni novanta. Un vero tributo, dove ad ogni passo compiuto si riconosce la firma dell'autore e la vena nostalgica.
L'avventura avrà luogo nel 1987 proprio a Thimbleweed Park, cittadina di provincia dove è stato compiuto un omicidio misterioso. Tanto misterioso da richiamare l'attenzione dell'FBI che manda sul luogo due detective, Angela Rey e Antonio Reyes, pronti ad investigare sull'accaduto, e a scoprire nel frattempo anche la storia della città e gli altri misteri che pullulano per le strade.
