Kona - recensione
Il genere degli action adventure sta vivendo recentemente una sorta di seconda giovinezza, grazie soprattutto al desiderio, diffuso in tutto il settore, di innovare e di mescolare gli stilemi di detto genere con quelli di altri più o meno adiacenti. Firewatch è l'esempio più semplice e immediato, ma su tutte le piattaforme i titoli che seguono questo canovaccio iniziano a essere parecchi. Kona si unisce a questa schiera e propone al giocatore un approccio che unisce alla narrazione elementi quale l'esplorazione, la soluzione di enigmi e, udite udite, anche il survival.
Il personaggio principale impersonato dal giocatore è un investigatore privato assunto da un magnate locale di una zona remota del Canada (climaticamente, diciamo, 'problematica'), per gestire una serie di problemi riguardanti la popolarità di detto magnate. In parole povere: l'uomo d'affari in questione è coinvolto in alcune questioni poco chiare che ne mettono a repentaglio la vita e il business, e al giocatore tocca scoprire l'intrico di relazioni sottostante alle varie questioni e, in ultima analisi, cercare una soluzione. Per ovvie ragioni rimaniamo sul generico...
Il gameplay prevede quindi una grossa dose di esplorazione (probabilmente la maggior parte del tempo), alcuni enigmi, ricerca di oggetti, qualche combattimento e la gestione di tre indicatori di sopravvivenza (salute, calore e stress). In pratica, enigmi e sopravvivenza funzionano come aggiunte di gameplay alla pura esplorazione che, altrimenti, verrebbe velocemente a noia. Kona lascia al giocatore completa libertà su come gestire cronologicamente le indagini e si limita a offrire suggerimenti e note tramite la voce esterna del narratore (qualitativamente solo discreta).
