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Elex - recensione

Il team dei ragazzi di Piranha Bytes non ha certo bisogno di presentazioni. Che abbiate giocato ad uno dei capitoli di Risen o abbiate attraversato la trilogia di Gothic, è innegabile che se amate il genere degli RPG, abbiate toccato con mano almeno uno di questi giochi o perlomeno li abbiate sentiti nominare.



Magalan, il pianeta "disegnato" da Piranha Bytes per ospitare le avventure del nostro alter ego, richiama fortemente la Terra. Per quanto infatti la flora sia identica a quella terrestre, così come la morfologia dei terreni e delle zone climatiche, la fauna è sicuramente molto meno ospitale della nostra. L'arrivo di un meteorite su questo pianeta non ha portato solo morte e distruzione ma, al contrario, ha portato in dote una sostanza che è gioia per alcuni, ma disperazione per altri; questo elemento ha cambiato per sempre gli equilibri e le vite degli abitanti sopravvissuti di Magalan. Il suo nome è anche il titolo del gioco stesso: Elex.



Il nostro compito è quello di vestire i panni di un membro degli Albs, una delle fazioni di gioco, quella più tecnologica. Nello specifico assumeremo le sembianze di Jax, ufficiale non proprio baciato dalla dea Fortuna, che si trova già dall'inizio ad aver perso i gradi, la stima e quasi la vita. "L'uso smodato degli oggetti tecnologici sono dannosi e inutili alla sopravvivenza e portano solo al male assoluto", o almeno questo direbbe un membro del clan dei Berserkers, persone dedite ad un uso primitivo delle risorse disponibili in natura, con uno spiccato gusto estetico di armi e armature che richiama molto quello di Skyrim.

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16 ottobre 2017 alle 18:10