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Figment - recensione

Più di 5000 giochi. Un numero di cui abbiamo parlato anche sulle nostre pagine e che fa inevitabilmente riflettere sollevando non pochi dubbi. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? A inizio settembre l'analista di Niko Partners, Daniel Ahmad, ha proposto un grafico che mostrava il numero di titoli lanciati su Steam dal suo debutto fino ai nostri giorni. Le proiezioni per quest'anno che sta volgendo al termine indicano che il 2017 si chiuderà con più di 5000 giochi pubblicati, più dei titoli lanciati sulla piattaforma tra il 2006 e il 2014.



Più titoli equivale a più qualità o quanto meno a più varietà, o alla presenza sempre più massiccia di produzioni fake e spazzatura? Difficile capirlo senza un'analisi attenta e approfondita di ogni singola uscita ma è inevitabile che essere ignorati in questa marea di giochi sia un rischio decisamente fondato. Soprattutto in questo contesto capisci come l'importanza di sapersi vendere con una sola immagine e con poche parole sia fondamentale anche per gli indie più piccoli. Figment nel nostro caso ci è riuscito.



I danesi di Bedtime Digital Games, team nato inizialmente come un progetto studentesco, non sono di certo gli ultimi arrivati (è loro il discreto puzzle game Back to Bed) ma la loro ultima fatica è passata inosservata agli occhi dei più. La domanda sorge quindi spontanea: Figment non sa vendersi con efficacia? In realtà questo puzzle-adventure con alcuni innesti action ha saputo attirare la nostra attenzione grazie a due elementi cardine immediatamente evidenti: il concept su cui si fonda e il notevole stile artistico.

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18 ottobre 2017 alle 10:40