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Surviving Mars – Recensione

Che siate tra coloro che seguono con interesse le mire di colonizzazione del pianeta rosso di Elon Musk e della sua SpaceX, che guardiate a film come The Martian (anche grazie a PlayStation VR) con possibilismo o con l'occhio critico di chi relega le sue vicende a fantascienza, che siate semplici sognatori che gettano uno sguardo verso lo spazio o nient'altro che videogiocatori amanti della sperimentazione, avete comunque tanti buoni motivi per avvicinarvi a Surviving Mars. Il nuovo gestionale sviluppato da Haemimont Games e pubblicato da Paradox Interactive ci conduce tra le distese inesplorate di Marte e lo fa con un approccio per molti versi realistico/simulativo, che accetta pochi compromessi e che può regalare momenti memorabili, superati alcuni scogli iniziali, a un pubblico ampio e mosso dalle più diverse motivazioni. Ma indossiamo tuta spaziale e casco e procediamo un passo alla volta.



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Benvenuti su Marte (davvero)



Surviving Mars non è un gioco amichevole e non ha interesse a fingere altrimenti sin dalle primissime battute. Dimenticate pompose introduzioni, scritte simpatiche, musichette allegre e messaggi di benvenuto infarciti di informazioni e promesse. C'è un lavoro da svolgere, un pianeta da colonizzare, e sarà difficile, tremendamente difficile, nonché pericoloso. Non c'è tempo da perdere.



Avviando la modalità New Game (tutto il gioco è in inglese, è bene sottolinearlo) ci viene chiesto immediatamente di impostare alcuni importanti parametri, di fronte ai quali ci troviamo spaesati, non sapendo che cosa ci attende. Prima di tutto dobbiamo scegliere uno sponsor tra varie associazioni e nazioni, una decisione che porta con sé diverse disponibilità di fondi e razzi di rifornimento e una maggiore o minore difficoltà di gioco. Siamo poi alle prese con la specializzazione del comandante di missione, anche questa fondamentale per accelerare alcuni processi rispetto ad altri. Step successivo è la scelta del logo missione e di uno degli eventi misteriosi che possono condire il nostro playthrough (si tratta di interessanti mini-storie che coinvolgono la nostra colonia).



Per finire, dobbiamo preparare il carico del nostro primo razzo, scegliendo tra rover, droni, prefabbricati e risorse: inutile dire che all'inizio andremo a fiducia, accettando la soluzione proposta dal gioco. Non ci resta che ruotare la riproduzione del pianeta rosso alla ricerca di un punto di atterraggio, approfittando di zone parzialmente note o affidandoci al nostro istinto, e finalmente atterrare. Con le dita incrociate e tanti, tanti dubbi.



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Che cosa devo fare?



Il sito di atterraggio all'inizio del gioco vero e proprio è scarno: il nostro razzo, i nostri rover e il nulla intorno. Anche qui, dimenticatevi l'assistente di turno che compare a dirvi quel che dovete fare e che vi indica con colorate freccine dove dovete cliccare. I consigli testuali nella parte alta dello schermo vi informeranno freddamente che dovete scannerizzare i settori intorno a voi per individuare risorse, che dovete avviare la ricerca di nuove tecnologie e che per costruire è necessario munirsi di energia elettrica.



Costruire, per l'appunto, perché intorno a questo ruota il gioco. Con l'unica, enorme particolarità che, a differenza di quanto si possa pensare, il vero scopo non è sviluppare una civiltà su Marte destinando aree residenziali, commerciali, produttive e di svago come in un qualunque Sim City o declinazioni varie, bensì implementare una serie di meccanismi in grado di sostenere l'insediamento e la sopravvivenza della specie umana sul nuovo pianeta. Una differenza sottile, ma determinante, come quella tra un regista e un direttore di scena.



Non c'è una vera e propria priorità nelle azioni da compiere, né all'inizio né tanto meno nel resto del gioco. Tutto è importante, niente è procrastinabile. Occuparsi di ogni aspetto sarà davvero complesso e richiederà attenzione, organizzazione e lungimiranza. Il primo istinto è quello di produrre energia con i pannelli solari e cercare risorse: alcune, come i metalli, potranno essere semplicemente raccolte; altre, come il cemento e l'acqua, andranno estratte; altre ancora, come l'ossigeno, i polimeri e le parti meccaniche, dovranno essere prodotte o richieste dalla Terra.



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30 marzo 2018 alle 20:10

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