Nintendo Labo - prova
Labo è l'ennesima scommessa di Nintendo. Un rischio che l'azienda giapponese avrebbe potuto senz'altro evitare. Switch ha dimostrato nel suo primo anno di vita di avere le carte in regola per far breccia nel cuore dei videogiocatori. Il concept stesso di console ibrida è talmente potente da poter trascinare con tranquillità le vendite per tutto il ciclo vitale della macchina, a patto che i bei giochi continuino ad arrivare regolarmente.
In quel di Kyoto, però, non sono capaci di starsene con le mani in mano. La filosofia di Nintendo è chiara: il progresso tecnologico non deve coincidere solamente con un incremento di prestazioni, ma al passaggio da una generazione all'altra occorre sempre innovare, stupire e, cosa che più interessa agli azionisti, andare a caccia di nuovi mercati. Far breccia nel cuore dei videogiocatori non basta, da sempre una delle missioni della Grande N è quella di formarne di nuovi, e Labo è l'ariete con cui intende sfondare le porte e conquistare i soggiorni di tutte le famiglie.
L'idea alla base del prodotto è tanto semplice quanto geniale. In ogni confezione troviamo una serie di fogli di cartone prestampati e pretagliati. Spetta a noi il compito di staccare i vari pezzi dai fogli e, seguendo le istruzioni, montare i Toy-Con. Se sentite il termine per la prima volta, sappiate che questo è l'originale gioco di parole con cui Nintendo identifica le sue ultime folli creazioni. Il nome richiama subito alla mente i peculiari controller di Switch, i Joy-Con, ed è proprio la tecnologia contenuta nei piccoli ma versatili dispositivi che sganciamo dalla console a dare vita a questi innovativi giocattoli fai da te.
