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Moonlighter- recensione

Che cos'è un eroe? Cosa spinge una persona verso imprese straordinarie che potrebbero costargli la vita? Da grandi poteri derivano grandi responsabilità diceva un certo zio Ben ma quando questi grandi poteri a conti fatti non ci sono perché qualcuno dovrebbe preoccuparsi di fantomatiche responsabilità? In fin dei conti cosa spinge una persona verso il sentiero dell'eroe? Incredibile ma vero, questa domanda si lega a doppio filo a una questione che francamente è un vero e proprio dilemma del mondo dei videogiochi e in particolare dell'universo indie: allo stato attuale delle cose, come si possono ancora sviluppare dei roguelike/roguelite?



Con questo non vogliamo di certo affermare che il genere sia da buttare, anzi, ma non si può negare che attualmente i roguelike stiano al mondo indie come gli open-world stanno agli AAA. Il rischio che il genere diventi ben presto inflazionato è palese ma, almeno per il momento, questa tipologia di produzioni continua a prosperare e a trovare un seguito piuttosto nutrito di appassionati pronti a testare con mano qualsiasi variante di una formula di gioco che punta con decisione sulla difficoltà e sulla necessità della morte.



Come detto, fortunatamente ci sono delle varianti e l'idea alla base di Moonlighter ne è un esempio lampante: perché non proporre un protagonista normalissimo e che non ha nulla dell'eroe? Perché non potremmo vestire i panni di un ragazzo che durante il giorno ha un lavoro come tanti?

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28 maggio 2018 alle 13:10