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Rascal Revolt – Recensione

I ragazzi di Seamantis Games, piccolo studio indipendente spagnolo emerso grazie al progetto PlayStation Talent Games Camp, si autodefiniscono un team con una filosofia lavorativa divertente e dinamica, che si pone l'obiettivo di trasmettere gioia e di farlo con uno dei mezzi più adatti, ossia lo sviluppo di videogiochi. E' una mission da tenere ben presente apprestandosi a mettere mano al loro primo lavoro, Rascal Revolt, che nell'ambito del progetto sopra citato si è guadagnato la medaglia di miglior gioco 2016 e di miglior gioco per tutta la famigli. Solo inquadrandolo correttamente nel genere di appartenenza e pensando al target di pubblico che vuole intercettare si può infatti giudicare correttamente il gioco e sviscerarne pregi e difetti. Perché non mancano né gli uni né gli altri, in un equilibrio che lo rende un gioco certo gradevole, ma non memorabile.



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Tanto colore, tanta allegria



Fin dalla visione preliminare del trailer e di qualche immagine di gioco, mi ero fatto un'idea delle sensazioni che avrei potuto trovare in Rascal Revolt. Nello specifico, a convincermi erano stati i colori, lo stile grafico e l'apparente semplicità e velocità del gameplay. Basta far partire il titolo per trovare un'immediata conferma del tono giocoso e allegro, con una schermata di avvio coloratissima, un menù altrettanto variopinto e semplificato, una musica di sottofondo carica di energia. Si respira un'aria di leggerezza che ci porta a iniziare la partita con la certezza di poterci divertire senza diventare matti dietro a mappe, meccaniche di gioco e obiettivi astrusi e che dà ragione all'obiettivo perseguito dagli sviluppatori.



Il menù di impostazione è molto intuitivo. Si possono impostare il numero di giocatori, fino a quattro, solo in cooperativa locale, la modalità di gioco e la mappa. Le modalità sono due e mezzo, per così dire: Missione e Survival, con l'aggiunta di un Survival Extreme senza respawn. Tre sono invece gli scenari, tutti inclusi nel contesto più grande del parco divertimenti che fa da sfondo al gioco, e in particolare uno a tema medievale (Camelot), uno a tema spaziale (Crater Station) e un altro a tema navale/piratesco (Port Calavera).



La scelta dei personaggi è anch'essa limitata a quattro opzioni. Axel, Maki-Chan, Billy e JM sono ragazzini disegnati in stile cartoonesco, in linea con il resto delle soluzioni grafiche del gioco, e ognuno può accompagnarci nell'avventura con le proprie statistiche relative a salute, velocità, danno inflitto con l'arma e gittata. La scelta se sfruttare il caricatore ben fornito di JM o i micidiali colpi del fucile di Maki-Chan dipende da noi e dalla modalità che ci apprestiamo ad affrontare. Non solo: ogni personaggio ha un'arma differente e un'abilità speciale unica. Vale la pena precisare fin da subito che non ci sono grandi variazioni nel controllo e nelle sensazioni trasmesse dall'uso delle armi dell'uno o dell'altro protagonista, mentre è tangibile il vantaggio che si può avere con uno piuttosto che un altro in termini di efficacia delle armi o di capacità del caricatore, per fare due esempi.



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L'invasione delle pignatte



Rascal Revolt è fondamentalmente uno sparatutto in terza persona. Alcuni coloratissimi e simpaticissimi nemici mascalzoni ci hanno rubato le caramelle e stanno invadendo il parco tematico. Il nostro compito, giocando in solitaria o in compagnia dei nostri amici a schermo condiviso, è liberarci di loro, recuperare i dolciumi e riportarli alla base. Lo spirito infantile e il target famigliare del gioco emergono fortemente nella scelta dei cattivi, che sono orde di pentolacce (o pignatte che dir si voglia) a forma di cavallini arcobaleno, temibili orsacchiotti di peluche, infidi clown, minacciose palle rimbalzanti a forma di emoji, fatine volanti, robottini aggressivi e distributori di gomme da masticare pronti a rallentarci sparando appiccicosi chewing gum. Per qualcuno basterà un colpo, altri richiederanno più pazienza e attenzione (ad esempio per schivare o distruggere gli aeroplanini esplosivi lanciati dai clown), in ogni caso è apprezzabile la varietà dei nemici e la definizione di un approccio ideale diverso per ognuno.



La modalità Missione è senza dubbio la più divertente e impegnativa. Dopo aver scelto uno dei tre scenari disponibili, veniamo messi davanti a cinque diverse sfide da completare entro un tempo predefinito, che scopriamo subito essere tutt'altro che generoso, almeno giocando in solitaria. Solo se riusciamo a superare almeno tre di questi obiettivi abbiamo accesso al boss del livello, altrimenti dovremo accontentarci di segnare il nostro punteggio sulla leaderboard (anche questa solo locale) e riprovare una seconda volta.



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Le missioni sono variazioni sul tema del Cattura la bandiera e spaziano da quella che ci chiede di recuperare lecca-lecca sparsi per la mappa a quella che invece richiede la raccolta di caramelle mou da strappare ai nemici; da quella che ci porta a scavare per estrarre da terra uova di Pasqua a quella in cui dobbiamo contendere una tavoletta di cioccolata a una zebra impazzita e velocissima, o ancora a quella dedicata alla distruzione di palloncini disseminati nello scenario. Portare a termine gli obiettivi è reso difficile dalla continua minaccia dei nemici, che non esiteranno a intralciare il nostro cammino (arriverete a odiare le pentolacce e ancor di più gli orsacchiotti di peluche), e dal tempo che scorre inesorabile e sembra non essere mai abbastanza.



Compiuti almeno tre obiettivi su cinque vedremo comparire un boss, anch'esso da sconfiggere entro un tempo prestabilito e senza possibilità di ripetizione. A Port Calavera si tratta ad esempio di un pirata la cui barra vitale va azzerata per tre volte, non prima di aver distrutto, tra un suo respawn e l'altro, strani emettitori sparsi per la mappa, mentre gli altri scenari hanno diversi boss che per ragioni di spoiler lascio scoprire a voi. La frenesia è assicurata e, in gioco solitario, capita spesso di mangiarsi le dita per non essere riusciti vincitori per pochissimi secondi.



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23 giugno 2018 alle 16:10

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