Shaq Fu: A legend Reborn - recensione
Shaquille O'Neal (in arte Shaq) è indubbiamente uno degli atleti più famosi degli ultimi 30 anni. Definito dagli esperti del basket NBA come "the most dominant big man ever", Shaq non è diventato celebre in America e in tutto il mondo solamente per le sue virtuosità cestistiche (e per la sua impareggiabile forza fisica - indimenticabile lo scontro sul ring con Big Show!), ma anche perché già nei suoi primi anni agli Orlando Magic si distinse per la sua goliardia e il suo atteggiamento decisamente fuori dagli schermi, tanto da diventare anche un rapper e uno showman.
Non è un caso, allora, se una volta finito sulla cresta dell'onda nei primi anni '90, si decise di produrre un videogioco con il suo nome:. Si trattava di Shaq-Fu, un picchiaduro 2D in stile Killer Instinct, genere che tanto andava di moda in quell'epoca. Il gioco, uscito su Mega Drive e SNES, e poi portato su piattaforme minori come Game Gear e Game Boy, si rivelò però parecchio deludente, tanto da entrare nella speciale classifica dei 'peggiori videogiochi della storia'.
Ha destato quindi un po' di perplessità l'annuncio nel 2014 dell'avvio di una campagna crowdfunding per un sequel di quel gioco dimenticabile, Shaq-Fu: A legend Reborn, affidato alle mani di Big Deez Production e Saber Interactive, che avrebbe visto la luce se sulla piattaforma Indiegogo si fossero raccolti almeno 450.000 dollari. La campagna venne centrata, seppur non di molto, ma ci sono voluti ben quattro anni per avere il gioco sul mercato. Dopo qualche rinvio, e l'abbraccio dell'ultima piattaforma arrivata, Nintendo Switch, Shaq Fu: A Legend Reborn è finalmente tra noi, ma che tipo di gioco è? Ed è almeno migliore del suo predecessore? Scopriamolo in questa recensione.
