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Lost Sphear – Recensione

Mai come in questo periodo c'è un così corposo ritorno al passato, nel mondo videoludico. Tra remake e remastered, non ci si raccapezza più. A gioire, è chi non ha poi più molto tempo da dedicare al gaming, come il sottoscritto; grazie a questi ripescaggi dal passato, il backlog tende a essere un po' meno pesante che non qualche anno addietro. A rompere gli schemi c'è però Tokyo RPG Factory, che pur appoggiandosi alla tradizione offre ai videogiocatori storie nuove. E' questo il caso di Lost Sphear.



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Il mondo perduto



Niente dinosauri o parchi a tema, tranquilli. Anche se qualche mostro simile da sconfiggere, durante la storia di Lost Sphear, ci sarà. Ma cominciamo dall'inizio. Kanata è il solito ragazzo che vive, beato, nel proprio villaggio, Elgarthe; a un certo punto, il mondo così come è conosciuto comincerà a… scomparire, smaterializzandosi. E' qui che la vita di Kanata cambia radicalmente, perché è qui che il nostro si accorgerà di avere un potere del tutto fuori dal comune. Ripristinare ciò che è perso partendo dalle memorie di chi, con quel luogo, persona o quant'altro, ci ha avuto a che fare. Inizierà dunque un viaggio che ci porterà ad avere ben sette compagni di viaggio, per un party di otto membri totali – almeno in situazioni di “normalità”.



A dire la verità Lost Sphear parte lento, molto lento. La trama, giudicata nella sua interezza, è complessa il giusto (quasi tutto verte sul ruolo della Luna, creatrice e distruttrice) e vanta colpi di scena notevoli, ma purtroppo questi sono accumulati tutti durante la seconda metà della nostra esperienza di gioco. Fino a giungere alla sofferta scelta finale, che ovviamente non sveliamo, ma che offre un paio di finali – scelta curiosa, ne converrete, per un JRPG. Entrambi comunque risultano azzeccati (Life is Strange, per capirci, aveva un finale chiaramente forte e un altro debole) e pongono le giuste domande, non banali, sia ai protagonisti che ai videogiocatori. Spiace constatare che tutti i membri del party godano di un background e di un carattere considerevole e marcato; l'unico a fare eccezione è proprio Kanata che, come detto, incarna fin troppo il cliché del protagonista del tipico gioco di ruolo. Lumina, la sua amica di sempre; il giovanissimo Locke; l'enigmatico Van; la determinata Sherra; il saggio Obaro; e infine Galdra godono tutti di un raffinato background che verrà approfondito con missioni secondarie e facoltative ad hoc. E non facciamo alcuna menzione dei personaggi mancanti, che lasciamo a voi scoprire.



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Il gameplay di Lost Sphear, che immaginiamo essere un tavolo, si appoggia su molteplici gambe. La prima è immancabile per un gioco di ruolo, quella dei punti esperienza che fanno salire di livello i personaggi, che aumentano le proprie statistiche (che al mercato mio padre comprò). Altrettanto fondamentale è l'equipaggiamento, sia di offesa che di difesa, acquistabile dai mercanti o – quello più raro e prezioso – trovabile nei bauli. Proprio i pezzi di equipaggiamento, in un certo senso, godono di vita loro, grazie alla possibilità di potenziarli attraverso rari oggetti chiamati spritnite, capaci di migliorare qualsiasi pezzo voi vogliate (va da sé che non ha troppo senso investire su spade scadenti, ad esempio). A mischiare ulteriormente le carte in tavola ci sono delle abilità specifiche per ogni singolo personaggio; ognuno è stato caratterizzato bene sia per il background, come si diceva, sia per le proprie caratteristiche belliche, e stavolta senza eccezioni. Sherra è la classica healer poco capace di offendere ma fondamentale contro i boss più coriacei in funzione del suo supporto al team, Kanata fa bene tutto senza eccellere in nulla, Obaro è un potente mago mentre Van, ma anche Locke, sono maestri dal colpire dalla distanza.



Ogni abilità speciale che vada al di là del semplice attacco o dell'utilizzo di oggetti richiede i canonici MP (punti magia), che si affiancano agli HP (punti salute) per tracciare le coordinate del combattimento, di chi vince e di chi perde. L'intero sistema di scontri poggia su un sistema dinamico, non a turni fissi, secondo cui ognuno ha una propria barra del tempo che si riempie progressivamente e, quando questa è completa, può fare la propria mossa. Non solo, potremo liberamente muovere i nostri personaggi nell'ambiente dello scontro, senza alcuna scacchiera predefinita; contro i nemici di maggior spessore sarà obbligatorio studiare i loro pattern di attacco e poi disporre i nostri eroi di conseguenza per schivare i colpi più letali. Per non estraniarsi eccessivamente dalle proprie radici, il tempo si bloccherà completamente – in stile Final Fantasy X o i capitoli canonici del franchise Pokémon – almeno nel momento in cui staremo facendo la nostra scelta su quale mossa eseguire o quale oggetto utilizzare, se una pozione curativa oppure un antidoto contro il veleno o ancora qualsiasi altro status alterato. Tra questi ultimi spicca la possibilità di trasformare o essere trasformati in… polli.



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Fino a qui abbiamo parlato del solo combattimento ma, da buon JRPG, Lost Sphear pretende anche fasi di esplorazione (piuttosto guidate, per la verità: spesso le vostre scelte verteranno su semplici bivi, mai su percorsi che si districano in immense mappe), di dialogo, semplici enigmi da risolvere e i minigiochi, anzi, il minigioco, della pesca. Il mondo di gioco è tutt'altro che enorme e dispersivo, per fortuna gode di una dimensione che è il perfetto compromesso tra estensione e vitalità dello stesso; sarete però costretti a tornare in luoghi già visti e che hanno subito delle modifiche, inoltre vi potrete muovere per aria e per acqua, oltre che per terra. I dungeon non sono moltissimi, ma godono di ottima caratterizzazione tra antiche rovine, monti sacri, città e natura incontaminata; gli incontri non sono casuali, ma dovremo entrare in contatto con i mostri per iniziare il combattimento, mostri che saranno del tutto assenti dalla mappa di gioco generale.



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2 luglio 2018 alle 16:10

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