Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti per scoprire un nuovo modo di vivere la tua passione.

Magic The Gathering Arena - prova

Nel 1993, il dottorando Richard Garfield non poteva immaginare che la sfida lanciatagli da Wizards of the Coast avrebbe rappresentato la genesi del gioco di carte collezionabili più importante di tutti i tempi. Primo fra i suoi pari, longevo ogni oltre previsione e in costante crescita: Magic: the Gathering non è solo il padre dei collectible card game, è ormai una leggenda a tutti gli effetti.



Tantissimi produttori hanno tentato di emulare l'originale e qualcuno è perfino riuscito a ritagliarsi fette di mercato piuttosto importanti ma, parafrasando Heisenberg, una generica sottomarca di cola non può competere con la Coca Cola vera. In effetti, il panorama è rimasto tale per oltre un ventennio: mentre numerosi prodotti apparivano e scomparivano sugli scaffali come lucciole nella notte, il sole di Magic tornava imperterrito a splendere in seguito ad ogni singola espansione rilasciata, spazzando via buona parte della concorrenza e curandosi poco dei trend generazionali.



Poi, un giorno, qualcosa è cambiato. Non solo Magic ma l'intera industria dei giochi di carte collezionabili ha dovuto confrontarsi con tutto il peso del progresso. Nel 2014 Blizzard Entertainment decise di lanciare Hearthstone, prima forma post-embrionale di collectible card game digitale, opera capace di sfondare nel giro di soli due anni i 50 milioni di giocatori. Nel corso del 2017, secondo una ricerca di SuperData, il mercato dei digital card game aveva già un valore di 1,4 miliardi di dollari. L'effetto valanga è stato inevitabile: mentre Hearthstone tirava dritto per la sua strada, CD Projekt presentava Gwent, Bethesda annunciava The Elder Scrolls: Legends, Cygames diceva la sua con Shadowverse e Valve, giusto per non rimanere indietro, era già al lavoro su Artifact.

Continua la lettura su www.eurogamer.it

24 ottobre 2018 alle 15:10