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Jump Force – Recensione

Weekly Shōnen Jump è la più celebre testata settimanale di manga, nonché una delle più longeve: il primo numero risale addirittura all'estate del 1968. A pochi mesi dal cinquentesimo anniversario della rivista è stato annunciato all'E3 2018 sul palco di Microsoft (sì, a differenza del predecessore J-Stars Victory VS il gioco non è appannaggio dell'utenza Sony), Jump Force, picchiaduro crossover ospitante 40 personaggi giocabili (più altri nove che giungeranno sotto forma di DLC) provenienti da 16 serie Shōnen Jump.




Questa mescolanza di serie viene spiegata da una trama raffazzonata, come di consueto nei crossover di questo tipo. Per motivi non chiari (almeno all'inizio), la dimensione in cui viviamo va a compenetrarsi con quelle di diciassette serie Shōnen Jump. Il giocatore veste i panni di una persona comune (creata con un editor), dotata di una forza sovrumana grazie all'ausilio del Cubo Umbras utilizzato da Trunks per rivitalizzarla. Il nostro novello eroe si unisce alla Jump Force, una squadra di supereroi – un po' come gli X-Men, con un proprio quartiere generale e un “capoccia” – con l'obiettivo di scongiurare la minaccia costituita da Kane e Galena (antagonisti inediti disegnati da Akira Toriyama), i quali stanno utilizzando i Cubi Umbras per scopi malvagi.



La modalità Storia – costruita sul modello di quella contenuta in Dragon Ball Xenoverse – è di fatto l'unica di Jump Force, dal momento che anche l'accesso ai versus (offline od online che siano) avviene tramite l'hub del gioco, costituito, appunto, dalla base della nostra squadra. Purtroppo, non possiamo dire che sia stata realizzata a dovere. Come abbiamo detto sopra la trama è poca cosa ma in compenso le viene dedicato moltissimo tempo, con cut scene di bassa qualità ricolme di dialoghi banali: quanto meno il doppiaggio (solo in giapponese), è complessivamente di buona qualità.



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“Che problema c'è?” direte voi: basta saltare le scene di intermezzo e gettarsi nella mischia. E invece no, perché inspiegabilmente non è stata inserita una funzione di skip e i tempi di caricamento (anche con il gioco installato nell'hard disk, come nel caso di chi scrive) sono piuttosto lunghi. Consigliamo, dunque, a quanti siano interessati a Jump Force, di attendere la patch promessa qualche giorno fa da Bandai Namco Entertainment, che dovrebbe risolvere questi due problemi principali.



Esistono però anche dei problemi “secondari” (per modo di dire), fra cui dobbiamo citare un hub spoglio e complessivamente inutile, in cui il nostro eroe si muove con animazioni sgraziate, nonché un sistema di sviluppo “grindoso” e inutilmente confusionario. Infine un paio di parole sull'I.A. che anima gli avversari computerizzati: anche ai livelli di difficoltà superiori si rivela deludente, andando a premiare uno stile di combattimento molto cauto e ripetitivo. Il nostro consiglio dunque è quello di valutare l'acquisto del gioco quasi esclusivamente in ottica multiplayer, che funziona a dovere grazie alla buona fluidità, anche online, con un netcode affidabile.



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Come anticipato in apertura, Jump Force può contare su un roster di tutto rispetto, più nutrito di quelli dei suoi predecessori (fatta eccezione per il maestoso Jump Ultimate Stars) se contiamo i soli personaggi giocabili, che sono 40. Rispetto al passato, però, è stata fatta una scelta molto più “pop”: il numero di serie rappresentate infatti è calato a 16 (17, contando Death Note, priva però di personaggi giocabili), appena la metà di quelle ospitate da J-Stars Victory VS. Chiaramente le più famose – anche in Occidente – ci sono tutte, da Hunter x Hunter a City Hunter (yeah!, NdR), da Bleach a Yu Yu Hakusho, passando per le scontatissime saghe di Dragon Ball, One Piece e Naruto, senza dimenticare Saint Seiya e Ken il Guerriero. Vero è che nei giochi precedenti non tutte le serie avevano dei personaggi giocabili, ma è chiaro che in un titolo celebrativo come Jump Force sarebbe stato opportuno includere un numero di serie decisamente maggiore. A quanto pare, Kane e Galena (i due villain inediti) non sono giocabili, o, quantomeno, non lo sono ancora: che siano inclusi fra i nove personaggi che saranno resi disponibili via DLC a partire da maggio?



Un altro aspetto critico risiede nella direzione artistica. Bandai Namco ha optato per uno stile realistico, che non si riflette solo sui lottatori e, soprattutto, sui loro vestiti, ma anche sulle arene, che alternano scenari di Naruto, Dragon Ball e One Piece a luoghi reali, come Times Square, Parigi e Hong Kong. Molti hanno trovato questa scelta poco azzeccata, lamentandosi della resa di alcuni personaggi e delle proporzioni, effettivamente problematiche se pensiamo all'eterogeneità di character design che necessariamente caratterizza un crossover. Difficile essere obiettivi su questo aspetto, quindi ci leviamo dall'impiccio lasciando che i lettori formulino il proprio giudizio sulla base del trailer e degli screenshot che popolano questa recensione; per quel che vale, chi scrive non è rimasto disturbato da questa scelta stilistica, che fa apparire i personaggi come action figure digitalizzate. Complessivamente poi l'impatto grafico è buono, grazie alla velocità e agli effetti speciali che rendono pirotecnici gli scontri.



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Sul piano del gameplay, Jump Force è un picchiaduro arena, o free-roaming che dir si voglia, modellato sull'archetipo fornito dalla serie Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi, non a caso sviluppata da Spike (dal 2012 Spike Chunsoft) fra il 2005 e il 2012. Complessivamente, dunque, assomiglia a buona parte dei picchiaduro di Dragon Ball usciti negli ultimi quindici anni (senza però la possibilità di volare) e ai Naruto Shippuden: Ultimate Ninja Storm, che però possono rivelarsi più complessi di Jump Force.



Gli scontri si svolgono uno contro uno in tag team di tre combattenti (intercambiabili mediante la pressione del tasto L2), che condividono peraltro le barre di salute, di energia e l'indicatore Risveglio. Ogni lottatore ha a disposizione una combo di attacchi leggeri (attivabili con Quadrato), una di attacchi pesanti (Triangolo), il salto (pressoché inutile), la presa, la parata, la manovra evasiva – con L1, che, a seconda dei casi serve anche a inseguire l'avversario – e quattro tecniche, che consumano barre di energia da caricare con R2; una di queste, la più potente, è realizzabile solo quando il personaggio ha attivato la modalità Risveglio, che in alcuni casi comporta non solo stat boost, ma anche significative modificazioni estetiche (ad esempio, Yusuke Urameshi passa alla sua versione demoniaca). Pochissima tecnica, moltissima pirotecnica, se ci consentite il gioco di parole: Jump Force punta tutto sulla frenesia e la spettacolarizzazione, senza preoccuparsi troppo di questioni come il bilanciamento dei lottatori o la precisione nel rilevamento delle collisioni. E, tutto sommato, va bene così: non è certo il combat system ad abbassare la valutazione del gioco, bensì i problemi enumerati nei paragrafi precedenti.



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Jump Force avrebbe potuto essere un gioco decisamente migliore, considerato che si affida a un gameplay ormai collaudato da anni. Purtroppo alcune scelte discutibili han finito con il deludere diversi fan e i caricamenti lunghi sono snervanti in un picchiaduro, caratterizzato da scontri piuttosto rapidi. La patch promessa dovrebbe migliorare sensibilmente la fluidità del prodotto e i nove lottatori ancora non annunciati potrebbero rendere il roster ancora più interessante. Staremo a vedere.



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18 febbraio alle 20:40

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