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Degrees of Separation - recensione

L'incontro tra due realtà opposte tra loro è sempre stato, e sempre sarà, un argomento affascinante, spesso supportato da quella particolare teoria sui "gradi di separazione" che sostiene l'unione tra tutti noi. Ed è proprio su questo concetto che si basano narrazione e gameplay di Degrees of Separation, gioco indipendente sviluppato dai ragazzi di Moondrop che si sono potuti avvalere della scrittura di Chris Avellone.



Nel gioco vestiamo i panni di Ember e Rime, un ragazzo e una ragazza che vivono in mondi diametralmente opposti tra la loro: la prima è costantemente irrorata da una piacevole e calda luce solare, il secondo ha sempre vissuto nella solitudine di un castello avvolto da freddo e ghiaccio. I due, attraverso le sottili trame del destino, s'incontreranno senza però avere la possibilità di potersi toccare e abbracciare, separati da un muro immaginario che sono fortemente intenzionati a spezzare.



Da questo spunto narrativo (raccontato nella sua evoluzione da una voce femminile onnisciente) si sviluppa un puzzle/platform game a scorrimento bidimensionale, che sfrutta proprio la dicotomia tra caldo e freddo, fuoco e ghiaccio. Gli enigmi ci chiederanno sempre di interagire con oggetti influenzati dai due elementi, e muovendo uno o l'altro personaggio, la divisione in caldo o freddo dello schermo cambierà l'attivazione di alcuni degli oggetti con cui è possibile interagire. Lo scopo è di raccogliere delle sciarpe, spesso e volentieri poste in punti strategici e con enigmi di difficoltà crescente.



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28 febbraio alle 10:40