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Anthem: alla ricerca di Bioware da qualche parte a Fort Tarsis - articolo

A BioWare è stato chiesto (molte volte) per quale motivo stesse sviluppando Anthem: un titolo così distante dai suoi tradizionali giochi di ruolo singleplayer. Le risposte di BioWare sono state: "beh, abbiamo già creato giochi multiplayer", "abbiamo già avuto esperienza di altri generi" e anche "ci lascereste cortesemente fare qualcosa di diverso per cambiare?". A partire dal day one, però, l'entusiasmo di molti fan di BioWare si è spento all'idea di un gioco non pensato per loro. Ci dispiace BioWare, per quanto tu possa urlare a gran voce che Shattered Steel del 1996 avesse anche il multiplayer, gli RPG singleplayer rappresentano quella fetta di mercato con milioni di copie vendute che ti ha fatto guadagnare parecchio successo.



Eppure un'enorme parte di Anthem è stato costruito appositamente per i fan di BioWare: una parte strettamente singleplayer, che segue la formula dello studio e all'interno della quale i maestri di BioWare hanno inserito personaggi e storie che appaiono molto familiari ai fan che si sono innamorati dei precedenti lavori del team. Questa parte di gioco è Fort Tarsis: un classico hub in stile BioWare di cui, per qualche strana ragione, lo studio ha parlato a malapena.



Anthem viene venduto facendo leva sulle sparatorie di squadra, sul sistema di loot e sulle scintillanti armature mech, ma la parte che più mi ha divertito di Anthem è stata quella in cui tutto ciò non c'era. Quando esco dalla mia armatura per calpestare i ciottoli di Fort Tarsis, attraversare i suoi archi in stile marocchino e le piazze chiare, giù per le scale fiancheggiate da pietre irregolari fino ai suoi bui sotterranei. È qui che incontriamo gli NPC di Anthem che ci assegnano le missioni, scopriamo il lore e troviamo i collezionabili. È qui che ci si imbatte nel calore, nell'umorismo e in una profondità che non si trovano da nessun'altra parte al di fuori delle mura del forte.



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2 marzo 2019 alle 10:40