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Hunt: Showdown – Recensione

Hunt: Showdown, in parte Monster Hunter, in parte Battle Royale, in larga parte successore spirituale del capolavoro semisconosciuto per PlayStation 2 che era Darkwatch. Si bella gente, stiamo parlando di un Hunting game sviluppato e distribuito da Crytek, naturalmente con una prevalente componente multiplayer online, che ci catapulta in un contesto western alternativo, dove la brutalità naturale dell'ambientazione (la Louisiana del 1885, per essere precisi) si amalgama in maniera spettacolare con tematiche horror di stampo, non sempre, vagamente Lovecraftiano.




In pratica saremo chiamati ad affrontare zombie (nella migliore delle ipotesi), mostri e demoni interdimensionali, il tutto ovviamente a colpi di fucile, candelotti di dinamite e pistole di grosso calibro. Si, perché Hunt: Showdown è proprio questo: un Hunting game, in prima persona, che mescola tematiche horror e western vecchio stampo. In pratica, un plot assolutamente figo.



Per farla breve, in questa “immaginaria” Louisiana dobbiamo pensare al periodo conseguente a un enorme, pericolosissimo, e incerto rituale negromantico voodoo. Come è ovvio aspettarsi, il rituale si traduce in tempo zero in un gigantesco epic-fail e viene interrotto ma, allo stesso tempo, lascia nel nostro mondo pesantissimi strascichi paranormali. A questo punto con i bayou, le campagne e i villaggi infestati da demoni-bestia e zombie mangiacadaveri, l'unica risposta sensata è… Mandare dei cacciatori di taglie fare il lavoro sporco!



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E proprio qui entreremo in gioco noi. Dopo un tutorial abbastanza semplice, che ci permette di livellare un minimo il personaggio più di nostro gradimento, ampiamente modificabile anche in seguito, di abbattere un demone ragno (debole e ferito, povera stella!) tutto da soli e di guadagnarci qualche spicciolo per migliorare l'equipaggiamento, verremo buttati nel basilare, ma brutale, sistema di caccia alle taglie. Saremo quindi chiamati a dare la caccia a una determinata creatura, in un determinato ambiente, con una squadra di compagni, che però non si dimostreranno per sempre amichevoli.



Si perché, se per fare la pelle agli innumerevoli mostri che troviamo in giro saremo tutti “una fàza, una ràza“, una volta abbattuto l'abominio non ce ne sarà più per nessuno, e si innescherà una feroce lotta “fratricida” per portare al sicuro la taglia. In pratica, per chi ha già capito, sarà anche possibile far fare i lavori pesanti ai nabbi, trucidandoli in seguito per prendersi tutto il merito. E il bottino.



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Questo rende Hunt: Showdown unico: nessuno è mai al sicuro! Mai, in nessun altro gioco, è valso di più il detto “Il nemico del mio nemico è mio amico”. Sia come sia, se dopo aver ammazzato il mostro grosso si riesce a lasciare l'area indenni, si ricevono bei compensi, sia a livello monetario che di equipaggiamento.



Non è che non esista proprio nessuna ricompensa per tutto il gruppo, stile Monster Hunter World, ma comunque il titolo predilige una sorta di incoraggiamento all'individualismo, anche aggressivo. Ovviamente, tutto ciò dona pepe al gameplay.



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Tecnicamente ci troviamo di fronte a un gioco che poteva essere molto, ma molto più curato. La grafica, pur attestandosi sempre su un ottimo livello, alle volte cade in pecche imperdonabili, come un casuale quanto fastidioso effetto pop up degli elementi di sfondo, che si ripresenta random anche se facciamo girare il tutto con una scheda video nvidia Geforce GXT 1050, magari non attuale top di gamma, ma di sicuro più che sufficiente a garantire la fluidità dell'azione per prodotti anche ben più complessi di Hunt: Showdown. Fortunatamente il problema si presenta davvero in maniera randomica, non andando pregiudicare il gameplay, che invece è articolato e meritevole di essere approfondito e padroneggiato con interesse.Capire come e quando tendere una trappola, assaltare a testa bassa o pianificare (magari assieme agli altri giocatori) intricati piani per fare la pelle a una qualche mostruosità nel miglior modo possibile sono meccaniche davvero ben studiate e divertenti.



Anche se lo abbiamo provato su PC, con di default i classici controlli keyboard+mouse, Hunt: Showdown si fa giocare tranquillamente anche con un pad, avendo dunque una mappatura dei controlli estremamente dettagliata, personalizzabile e, quindi, fruibile al massimo.



Con Hunt: Showdown stiamo parlando di un gioco estremamente godibile, concepito e realizzato per dare il massimo con il multiplayer online, sua vera fonte di divertimento. Una situazione non dissimile da Warhammer: Vermintide 2, ma che pone il giocatore davanti a scelte molto più tattiche, studiate e senza grande spazio all'improvvisazione. Il fatto di non potersi fidare di nessuno, in definitiva, aggiunge sapore al tutto. Un'esperienza da provare, assolutamente!



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30 agosto 2019 alle 10:40

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